Politica
"No, we can" •
Il primo giorno dell'éra nuova di Alessandro Onorato agli Stati generali di Progetto civico Italia
Sul palco del partito degli amministratori Bonaccini e Bonelli, ma anche Maraio e La Vardera. Non ci sono altri "centri", e l'assessore dice: "No alle ammucchiate". La lista unica è più lontana. Sul palco ci saranno anche Gualtieri e Conte, mentre il ministro della Salute Schillaci – previsto per domenica – non ci sarà

Non è X factor, anche se può sembrarlo per folla, suoni, applausi e cavalcata con cui "la squadra" di Progetto civico Italia, così la definisce il leader Alessandro Onorato, sale sul palco a tempo di musica (un Rino Gaetano che sfuma in solennità pop-rock). Non è una convention americana, più blu-democrat che rosso Maga (i gadget di Progetto Civico – tazze, magliette e cappellini giocano con il mantra "non si può fare" che, si vedrà, va letto concettualmente al contrario: "noi lo faremo"). Non è neanche la Leopolda renziana o un evento della Forza Italia d'antan, anche se l'entusiasmo tributato dai delegati giunti per gli Stati generali a Onorato, chiamato per nome, unito allo sventolare di bandiere, possono ricordare precedenti atmosfere politiche auto-motivazionali (poi arrivano i contenuti, e altre sono le latitudini).
Per non dire del video-claim, confezionato dalla squadra-Onorato con la AI e ispirato a un Ridley Scott prestato alla pubblicità per la Apple nell'orwelliano 1984: ecco in prima fila i leader del centrodestra, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini ad Antonio Tajani e Roberto Vannacci seduti in platea accanto a Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu, nel ruolo di status quo collettivo; ed ecco un bimbo che prende la rincorsa con un martello in mano. Corre, corre e corre verso lo schermo in vetro con sopra scritto "non si può fare", e invece lo fa: lancia il martello (ogni riferimento alla sindaca di Genova Silvia Salis, "grande amica", come la definirà Onorato, è categoricamente casuale). Arriva infine Onorato stesso, nel ruolo di colui che accompagna il bimbo verso lo schermo della nuova verità: "Quando ti dicono che non si può fare, è il momento di farlo succedere", si legge. Ma che cosa si può far succedere?
Si scoprirà domenica, quando Onorato illustrerà i dieci punti programmatici con copertura economica individuata. Intanto, la musica chiama al piano interrato gli amministratori locali piombati da ogni dove nel remoto hotel Shangri-La (il tassista ha un'illuminazione, inoltrandosi nel cuore dell'Eur, quartiere assai lontano per animo e toponomastica dal Portonaccio di Elly Schlein: "Ah sì, ma è quello dei cinesi!"). Ma i cinesi – nome a parte – non compaiono negli anfratti del bunker congressuale, e il bunker si fa metaforicamente discesa verso la sala in cui Onorato lascia correre i numeri – "in 4 mesi", dice, "856 persone dei nostri laboratori hanno prodotto oltre 400 proposte", e i laboratori continueranno a lavorare fino al discorso finale, in cui i suddetti dieci punti verranno svelati uno per uno.
A proposito, chiedono i cronisti nel momento-bagno di realtà: ma di Più Uno, la creatura politica dell'ex direttore delle Agenzie delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, l'uomo che due giorni fa ha detto che ci vuole una lista unica per il centro del centrosinistra, che cosa ne dite? "Niente ammucchiate", dice Onorato. E se alla fine restate gli unici ad andare da soli? "Magari", è la battuta. L'eurodeputato, presidente dem ed ex governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ospite saggio, mette in guardia: guai a ripresentarsi all'urna divisi in tre tronconi. Ma ci pensa il tribuno siciliano Ismaele La Vardera, fondatore di "Controcorrente" e oggi presidente di PcI, a ribadire: "Progetto civico può correre da solo". Enzo Maraio, leader del Nuovo Psi, neo-socio di PcI e detentore congiunto di un futuro passepartout elettorale attraverso il beau geste del senatore Luigi Nave del M5s (vedi alla voce: no all'abnorme raccolta firme) dice: partiamo con Onorato per "unire e innovare". E le primarie? "Onorato sarebbe un ottimo candidato".
Momento vintage: "Si può fare, si deve fare" era il titolo dell'opuscolo di un discorso di Bettino Craxi per il Comitato centrale del Psi, nel lontano 1982. Altro momento vintage: spunta l'ex leader repubblicano Giorgio La Malfa. Si parla di adolescenti e sicurezza, alla vigilia del nuovo sabato di piazza, di periferie – Onorato conosce bene quelle della natìa Ostia. Si parla di patrimoniale (posizione: "nì"), di cultura del fare e di educazione sessuo-affettiva, con l'attrice Elena Sofia Ricci che si racconta con sincerità dolente e affronta a mani nude il soffitto di cristallo (Meryl Streep guadagnava meno di Robert De Niro) con la comica impegnata Chiara Becchimanzi. "Non è facile fare politica con i soldi pubblici", dice Onorato, forse rispondendo subliminalmente a chi, allo Shangri La, si fa domande sugli eventuali finanziatori. Carlo Puca, giornalista e assessore del sindaco dem Gaetano Manfredi, oggi presente alla convention, racconta la Napoli "diventata ottimista". Non lo è invece, ottimista, il co-leader Avs Angelo Bonelli.
Domani sarà la volta del sindaco dem Roberto Gualtieri e del leader M5s Giuseppe Conte, ma non ci sarà Elly Schlein. Atteso anche Giovanni Malagò, doveva esserci il ministro della Salute Orazio Schillaci: non apparirà. Cala la prima sera dell'era nuova, quella del "si può fare".
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Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.


