Perché Meloni pensa all'election day a maggio

Un tempo, la presidente del Consiglio considerava questa opzione un tabù. I suoi consiglieri però le hanno mostrato un'altra verità

18 OTT 26
Immagine di Perché Meloni pensa all'election day a maggio

Foto Ansa

Nel balletto relativo al giusto giorno in cui andare a votare è subentrata una variabile nuova e probabilmente decisiva. A destra, lo avete visto, le sfumature sono tante, le sensibilità pure e nel centrodestra si cerca, per quanto possibile, di confondere le acque. Si vota a maggio? Si vota a settembre? Si vota a ottobre? Si vota a novembre? Chissà. Dal chiacchiericcio, però, una verità inizia a emergere, lentamente. Meloni vuole votare in primavera, l'otto o il nove maggio, anche a costo di dover mettere insieme amministrative e politiche. Un tempo, si diceva, Meloni considerava questa opzione un tabù: per quale motivo votare in una data che tradizionalmente porta alle urne tanti elettori di centrosinistra, mobilitandoli nelle grandi città in cui si andrà a votare (Milano, Napoli, Roma). Ma i consiglieri di Meloni le hanno mostrato un'altra verità: siamo davvero sicuri di voler votare dopo le amministrative, che in caso di trionfo del centrosinistra, nelle grandi città, potrebbero creare le condizioni per mettere in circolo una profezia che si autoavvera, conferendo al centrosinistra un'aura di invincibilità magari superiore alla realtà? Maggio, politiche e amministrative: al momento il famoso circoletto rosso della premier è segnato lì.
* * *
Quello che avete letto è un estratto dalla newsletter del direttore Claudio Cerasa, La Situa. Potete iscrivervi qui, è semplice, è gratis.