Il timing di Meloni. Gioca con le date, ma avanza il voto a giugno (che può far comodo a Schlein)

I meloniani sondano il calendario e i sondaggi. E prende quota una nuova ipotesi: "Sei o venti giugno".  Forza Italia e Lega invece vogliono votare in autunno. "Ma sarebbe opportuno fare prima, per la legge di Bilancio”, dice Filini. Gli effetti sul campo largo
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Da Ascoli, Giorgia Meloni prova a dissimulare: “Non seguo questi dibattiti sulla data del voto, che trovo surreali. Manca un anno. Lascio ad altri la questione”. Gli altri sono i suoi colonnelli in Parlamento, che scrutano il calendario, i sondaggi. E cerchiano date in rosso: nelle ultime ore prende quota l’ipotesi di giugno: il sei oppure il venti. E’ un’ipotesi che per paradosso potrebbe piacere anche ad Elly Schlein, che insieme all’uomo macchina del Pd Igor Taruffi, avanza con il passo del montanaro: la segretaria sa che sul programma bisogna accelerare, ma sulle primarie non ha fretta. E poi c’è da attendere la Consulta, i ricorsi.
A parlare di possibili elezioni a giugno è stato ieri, da queste colonne, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Una prospettiva che rimbalza tra gli altri meloniani in un Transatlantico affollatissimo, dove è stata appena approvato lo Stabilicum. Antonio Tajani e Matteo Salvini, FI e la Lega, hanno altri progetti: vorrebbero le urne in autunno, anche a novembre, per sistemare le beghe interne. Ma dalle parti di FdI si fanno altre considerazioni, si studia l’accelerazione. Si era parlato di aprile, adesso prende quota giugno. Dice Francesco Filini, l’uomo del programma, che guida il centro studi di FdI: “Giugno è una eventualità. Certo, si può votare anche a ottobre”. Come da scadenza naturale. “Ma sarebbe opportuno fare prima, per la legge di Bilancio”.
Sono ragionamenti che corrono dalle parti di via della Scrofa, dove si guarda sempre al generale al contrario, a Roberto Vannacci. Si scommette sul fatto che Futuro nazionale possa esaurire a breve la sua spinta. Meglio approfittare. Tra le controindicazioni del voto in primavera, anche aprile comunque resta tra le ipotesi, ci sono le amministrative, le grandi città al voto e un election day quasi inevitabile, che potrebbe favorire la sinistra. Ma nelle ultime ora si sta facendo strada anche un altro tipo di lettura: il traino di Meloni, la premier pluricandidata, può trascinare anche a livello locale, disinnescando il vantaggio delle forze di opposizione. Non ne sono esattamente convinti gli alleati di FdI. Ma tant’è: che ne pensa Giovanni Donzelli, la vedetta anti franchi tiratori? va ripetendo, ci scherza, da qualche giorno: “Si vota il 28 novembre, il giorno del mio compleanno”. E la Finanziaria? “Che problema c’è, la facciamo prima”. Anche questo in realtà fa parte di una strategia, che finora ha disorientato il campo largo, sempre alle prese con la difficile definizioni di un perimetro, di un programma e di un leader. Da quelle parti si spera nei ricorsi alla Consulta, ma intanto si va avanti, o almeno ci si prova. Dagli scranni della Camera si levano cartelli: “Legge truffa”. Ma poco dopo, nei capannelli dem, più di uno non si dispera, perché in fondo questa legge può fare comodo. A Schlein soprattutto: con il 42 per cento, con il premio di maggioranza, niente più inciuci. “E il Pd andrà al governo solo vincendo le elezioni”, dice da tempo la segretaria dem. Con l’indicazione del candidato premier nel programma, inoltre, la leader dem può andare dritta sulle primarie e tenere unito il partito. E in fondo, come fanno notare certe malelingue, anche le indicazioni delle ultime ore che arrivano da destra non devono dispiacere al Nazareno: votare a giugno vuol dire anche poter fare le primarie più avanti, tra gennaio e febbraio, senza inseguire le richieste dell’alleato-rivale Conte che invece le vorrebbe quanto prima. E’ anche per questo che Galeazzo Bignami può pungere la sinistra. E a chi gli fa notare che qualche franco tiratore a destra in realtà c’è stato – almeno una decina ma ininfluenti, i sì sono stati 227 – risponde così: “Avevo già ipotizzato un numero maggiore” di voti favorevoli al Melonellum. “E’ così apprezzata che anche parte dell’opposizione l’ha votata”. Gli risponde il dem Federico Fornaro: “Come al solito, prova a inquinare il dibattito”. La campagna elettorale adesso inzia davvero.