Il Melonellum è legge. Conte: "La Corte la riscriverà". Rixi avvisa: "Mattarella non ci farà votare prima"

La legge elettorale passa alla Camera: 227 favorevoli, 164 contrari. L'orizzonte ora è il voto. Parlamentari pusher di calendari spacciano date: "Si vota il 6 o il 20 giugno", ma a frenare è il viceministro dei Trasporti leghista: "Sicuri? Dobbiamo restare al governo fino all'ultimo giorno"
9 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 05:56
Immagine di Il Melonellum è legge. Conte: "La Corte la riscriverà". Rixi avvisa: "Mattarella non ci farà votare prima"
Aspettavamo i franchi tiratori e troviamo i leali votatori. Il Melonellum è legge: 227 favorevoli, 164 contrari e sei vedette di FdI che strizzano gli occhi alla ricerca di felloni, bricconi, streghe e vannacciani in sonno. Puh! Galeazzo Bignami mima delle tenere corna scaramantiche, Elly Schlein ha il naso tappato, mentre Luigi Marattin, penultimo a intervenire, strappa l’applauso definitivo: “Chiedo scusa per rimandare questo momento di massimo share”. Votate. La destra dice a tabellone chiuso: “Sotto, sotto, con noi, hanno votato anche i renziani”. La sinistra, Lorenzo Guerini, pensa: “Sotto, sotto, con loro, hanno votato i vannacciani”. E’ finita senza sorprese e inizia ora il supplizio del campo largo, la ricerca di un giudice a Berlino, la Consulta, le mani giunte “perché magari Mattarella, potrebbe…”. Parlamentari pusher di calendari spacciano date: “Si vota il 6 o il 20 giugno”. Tony Tajani, inseguito dai cronisti e dal malocchio (le gonne, le guerre e Schifani in Sicilia) risponde che “si vota a scadenza naturale”. Occorre un leghista. Sentiamo Edoardo Rixi, il vice di Salvini, il colto della Lega, il marinaro: “Sicuri che Mattarella ci faccia votare senza accorpare le amministrative? Sicuri che la Consulta ci darà ragione?”. Chi può rispondere al quesito meglio di Conte, l’avvocato del popolo? Presidente, urge un parere da azzecca-Conte: “Ben lieto. Ascoltate. La Corte può bocciare la soglia di sbarramento e la norma sulle firme”. Preparatevi: arriverà la peste dei costituzionalisti, gli Zagrebelsky con il panettone: la Costituzione con i canditi e l’uva passa .(Caruso segue nell’inserto VIII)
Sono ore di trascurabilissima infelicità. Scende il numero dei cronisti spediti alla Camera e i pochi rimasti stanno correndo tutti a Qn, da Mario Orfeo e Leonardo Maria Del Vecchio (tra i benefit: un fine settimana al Twiga e una fornitura annuale di acqua Fiuggi). Viene fermata all’ingresso della Camera la ministra Casellati che ancora ricorda la mano maligna dei franchi tiratori quando era candidata a presidente della repubblica. Cattivi. Ministra, si rischia? E Casellati, la ministra con le camelie, dice: “Sarebbe triste se qualcuno tradisse. Io l’ho subìto”. Ministra, se la Corte dovesse bocciare, siete pronti a riscrivere il Melonellum? E la ministra con le camelie: “Dobbiamo vedere cosa modifica la Corte. Vediamo, aspettiamo”. Si scommette che verrà cassata la parte che riguarda il numero di firme da raccogliere per presentarsi, così come si scommette sui numeri dei votanti, i Melonellati. Walter Rizzetto, segretario di FdI, in Friuli-Venezia Giulia punta sulla forbice 225-230.
L’incognita sono i vannacciani, i remigrati da Meloni. Fazzolari li spedirebbe in un Cpr e Lollobrigida a raccogliere pomodori a Pachino. Interviene Ziello, il vice Vannacci, che propone a Meloni “l’interlocuzione seria”. Da Messina ci telefonano gli uomini di Cateno De Luca, “Scateno”, e ci informano che “il sindaco firmerà un accordo con Meloni e Meloni presterà dei deputati per aiutare a presentarsi”. Sarebbe un punto e mezzo in più e poi c’è sempre da sperare nel lavoro di Conte, nella protesta delle sue truppe. Andate a vedere qualche bacheca del M5s sui territori, i loro post. Ne prendiamo uno e leggiamo: “I fascisti e le finte sinistre piddine e renziane, che vogliono finanziare guerre e armi attuando la stessa politica della Meloni, non fanno per noi. Andiamo da soli. L’unico governo progressista che vedo è M5s + Avs”. Le dichiarazioni di voto di Conte e Schlein vengono ascoltate come le richieste dei call center che propongono il cambio di tariffa. Parla Conte e ricorda a Meloni (che non c’è) che il M5s, il popolo di Nova, 17 mila votanti, ha proposte… e che la norma sulle firme è liberticida. Facendo i conti, questo grande popolo, 17 mila, equivale a 200 votanti circa a provincia, ma dato che il momento è grave e la legge, chiaramente, “è truffa”, come lamenta l’opposizione, non ci permettiamo di farlo sommessamente notare.
E’ tutto ingiallito, come direbbe Occhiuto, ed è ingiallita anche la carnevalata. Conte mostra le foto di Scarpinato con Falcone e Borsellino, e poi quella di Delmastro con i suoi amici di bisteccheria. I giornalisti che salgono in tribuna chiamano i colleghi rimasti sotto e inoltrano fotografie: “Ma questa è una vedetta?”. Schlein punta il dito contro i colonnelli di FdI, così li chiama, che si spostano in ultima fila: Kelany, Filini, Donzelli, Montaruli, Gemmato, Gardini. E’ di Donzelli l’intervento pieno di sottintesi, il manifesto dei prossimi mesi. Cita Bossi e Tatarella (“Entreremo nella Terza Repubblica con una democrazia attenta ai territori, come voleva Umberto Bossi”). Lo ascolta Gianni Cuperlo e lo accosta ai grandi: “Donzelli sta tra De Gasperi e Calamandrei. Ha citato anche il Mortati. Direi: dal Mortati al mortorio”. E’ legge, certo, come scrive Meloni sui social (“il centrodestra reintroduce il voto di preferenza, che mancava da oltre trent’anni. Siamo uniti, compatti… avanti così”) ma ora c’è da capire chi verrà candidato capolista. 
Antonio Angelucci, deputato della Lega, verrà ricandidato capolista o deve correre a preferenze? Passa Giulio Tremonti, con il suo passo lento, e gli domandiamo: “Professore, ma lei si ricandida?” e Tremonti: “Non ho capito…”, e va via. Meloni, ad Ascoli Piceno, dice che non si occupa di “dibattiti surreali”, la data del voto, e che si arriva alla fine, solo che ogni giorno è da fine mondo. E’ Mattarella il vero arbitro, l’avvocato di Salvini e Tajani, gli alleati che hanno bisogno di altri dieci mesi ancora, anche solo per curare le ferite o… Sentite Rixi: “Il Ponte? Non ce lo lasceranno fare. Dobbiamo restare al governo fino all’ultimo giorno”. Si trovano a loro agio da sfavoriti. Sbaglia Schlein a pensare che stanno facendo di tutto per vincere. E’ il contrario. Vogliono mostrare che cinque anni non li hanno compromessi, che possono perfino rinunciarci. Si esaltano a pronunciare questa frase che è la vera grandezza dei forti. E’ la frase di Rixi: “A volte è meglio perdere”.