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Della Cananea: "La sinistra sbaglia a puntare tutto sull'incostituzionalità della legge elettorale"
Il giurista e professore di diritto amministrativo: "Non è una legge eversiva, la Corte potrebbe anche non darle ragione. Dubbi sulla rappresentanza di genere e sul Senato. Persa l’occasione di introdurre il ballottaggio"

Foto LaPresse
"La sinistra sbaglia a impostare l'intera campagna elettorale sulla presunta certezza che questa legge elettorale verrà dichiarata incostituzionale dalla Consulta". Giacinto Della Cananea, giurista e professore di diritto amministrativo alla Bocconi, in un colloquio con il Foglio tira le somme il giorno dopo l'approvazione della nuova legge elettorale da parte della Camera. E invita il centrosinistra a non trasformare la contestazione al nuovo testo in una scommessa politica sull'intervento della Corte costituzionale. Un errore, spiega, che rischia di produrre un effetto boomerang: "Bisogna prevedere sempre la possibilità che la Corte non ti dia ragione, o non ti dia ragione questa volta. E magari, nell'imminenza delle elezioni, potrebbe non farlo". A quel punto, avverte, la maggioranza potrebbe rivendicare una legittimazione ulteriore: "La Corte costituzionale ha avallato la nostra scelta".
Per Della Cananea "non è una legge che in blocco stravolge la Costituzione", osserva il giurista. Questo non significa che il testo sia esente da criticità, anche rilevanti. Ma, insiste, "occorre distinguere i dubbi di legittimità costituzionale dalla rappresentazione di una legge come un attacco radicale all'ordinamento democratico. Non si può dire che sia una legge eversiva e che stravolga la nostra democrazia". Ma sul piano giuridico, ci sono alcuni punti controversi.
E i maggiori dubbi, secondo il professore, sono sostanzialmente due. Il primo è l'assenza di un meccanismo capace di salvaguardare un'equa rappresentanza di genere: "Hanno reintrodotto le preferenze con i capilista bloccati. Ma senza un dispositivo che sia in grado davvero di tutelare l'alternanza. In poche parole, nessuno garantirà che i capilista saranno alternati, quindi ci dovremo affidare al buon senso dei singoli partiti". Mentre il secondo aspetto, più tecnico e "più problematico", riguarda il Senato: "Il premio di maggioranza viene assegnato su base nazionale, mentre il Senato per Costituzione è eletto su base regionale. Questo è un nodo che dovrà essere sciolto", dice.
Su versate delle altre critiche che le opposizioni hanno contestato al nuovo testo, e sulle quali sono pronti i ricorsi e le contestazioni da parte di comitati e associazioni, c'è quella al premio di maggioranza. Premio che si ottiene se una delle due coalizioni ottiene il 42 per cento di voti, e che dà 70 deputati e 35 senatori in più (arrivando circa al 56 per cento). Sul tema Della Cananea tira in ballo l'Italicum, la legge promossa da Matteo Renzi, anch'essa finita al vaglio della Consulta. "In quella sentenza la soglia dell'Italicum – simile a quella prevista da questa legge –, veniva considerata dalla Corte costituzionale non irragionevole".
La critica alla legge, tuttavia, non si esaurisce ai possibili vizi costituzionali. Della Cananea contesta anche il metodo con cui si interviene sulle regole del voto. "Sarebbe meglio non cambiare la legislazione elettorale subito prima del voto", dice. "Si tratta – continua – di un principio di buon governo che vale sia a destra che a sinistra. E questo perché l'errore di fare una legge che cambia le regole del gioco, confondendo gli elettori, l'hanno fatto tutti, sia a destra che a sinistra".
"C'è poi un'occasione mancata", spiega ancora Della Cananea. Per rendere la disciplina elettorale più stabile, secondo il giurista, "si sarebbe potuto introdurre il ballottaggio", almeno "come soluzione residuale, come dispositivo da attivare se nessuna coalizione raggiunge la soglia del 42 per cento". A rendersi disponibili per questa soluzione, all'epoca, sono stati il senatore di FdI Marcello Pera e – con meno entusiasmo, almeno manifesto – il presidente del Senato Ignazio La Russa. Il ballottaggio è infatti stato scartato dal centrodestra, ma "sarebbe potuto essere un buon modo per mettere finalmente un giusto meccanismo all'interno di un nuovo sistema elettorale", dice il professore.
"Non è la legge più bella del mondo, ma nemmeno così disastrosa come alcuni raccontano", dice in conclusione il giurista. L'appello al campo largo, ora ribattezzato "campo ricorso", è quello alla prudenza: "Non è detto che la Corte darà ragione ai comitati o ai partiti. E se dovesse andare male, si tratta di un errore politico".
