Perché Meloni cerca di preservare Schlein alla guida del campo largo

La presidente del Consiglio dialoga a distanza con la segretaria del Pd, evita di attaccarla, evita di delegittimarla e cerca di fare qualsiasi cosa per provare a congelarla come leader dell'opposizione. C'è una logica in tutto questo

4 OTT 26
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Chiamiamola, se volete, operazione Frozen: non abbattere l’avversaria, conservarla, preservarla, valorizzarla. C'è una preoccupazione vera, profonda, che si aggira come un fantasma da mesi nella testa di Giorgia Meloni. Una preoccupazione forse persino superiore alla possibilità che Vannacci possa crescere nei sondaggi. La preoccupazione riguarda non il proprio campo ma quello, largo, avversario. La preoccupazione si chiama Elly Schlein e la paura di Giorgia Meloni è semplice da capire: non è che l'opposizione farà una mossa per farla fuori? Da mesi Meloni tenta in tutti i modi di preservare Schlein come alternativa a se stessa. Dialoga a distanza con lei, evita di attaccarla, evita di delegittimarla e cerca di fare qualsiasi cosa per provare a congelarla come leader dell'opposizione. Anche nella legge elettorale c'è una traccia della strategia: la scelta di inserire nel programma il nome del candidato premier è funzionale, naturalmente, alla messa a terra di un percorso chiamato primarie, all'interno del quale Schlein può avere buone possibilità di affermarsi come candidato premier. In fondo, il meccanismo di Meloni si capisce ed è facile da intuire: se il governo da lei guidato è il più longevo della storia della repubblica, il merito è certamente di una maggioranza che è riuscita a restare, nonostante tutto, compatta, solida, ma una parte del merito non può che essere attribuita anche all'opposizione, che con le sue battaglie, le sue idee, il suo cercare di coltivare una vocazione non sempre maggioritaria ha consentito alla maggioranza di essere longeva. Perché privarsi di questo privilegio? Operazione Frozen.
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