Politica
l'editoriale del direttore •
L’autocomplotto della sinistra per provare a perdere le elezioni passa da una strategia: fare notizia soprattutto per quello che non si fa
Il centrosinistra fa notizia perché non riesce ancora a decidere cosa fare con le primarie, non riesce ancora a fare un programma, non riesce ancora a trovare un punto di incontro sull’Ucraina. E tutto ciò attinge a una tradizione colta e di chiara ispirazione montaliana
26 SET 26

Foto ANSA
Ci sono complotti in politica che spesso vengono evocati in modo grottesco e che il più delle volte vengono attribuiti a entità misteriose e astratte come possono essere, per esempio, i famigerati “poteri forti”, il crudelissimo “sistema”, il temibilissimo “establishment”. Ci sono complotti, in politica, che quando vengono evocati è difficile accompagnarli con qualcosa di diverso da una semplice risata. Ma a volte può capitare che i complotti, in politica, siano qualcosa di concreto, di evidente, di lampante e in quei casi bisogna fermarsi un attimo, unire i puntini e provare a riflettere. Il complotto più importante, più alla luce del sole, che caratterizza la stagione che stiamo vivendo è quello che riguarda l’incredibile e appassionato tentativo messo in campo dal centrosinistra per provare a perdere le prossime elezioni. La strategia del centrosinistra per fare quello che non è mai riuscito a nessuno nella storia della nostra Repubblica – arrivare cioè da opposizione a un passo dalle elezioni politiche senza essere strafavorito per la vittoria – è sofisticata, è raffinata, è elaborata, ma trova probabilmente una sua piena definizione nell’agenda che il campo largo ha scelto di mettere a terra per affrontare la fase più delicata: dimostrare di essere, in definitiva, non solo di lotta ma anche di governo.
Il centrodestra, lo avete visto, lo vedete ogni giorno, è lì che fa parlare di sé, nel bene e nel male, per quello che fa o che prova a fare. Per la legge elettorale (fascismo, vergogna!). Per l’abolizione temporanea del bollo (demagogia, vergogna!). Per le politiche migratorie in sintonia con quelle di mezza Europa ma non con quelle spagnole (razzismo, vergogna!). Per le classi con percentuali di stranieri fissate per legge e non per circolare ministeriale (xenofobia, vergogna!). Per il divieto di burqa a scuola (estremista, vergogna!). Per i paletti sull’Ucraina fissati per l’eventuale alleanza con Vannacci (ipocrita, vergogna!). Per il nucleare (non serve, vergogna!). Il centrosinistra, invece, per tentare di rendere credibile l’autocomplotto, per provare a perdere le prossime elezioni, missione difficile alla quale però il fronte progressista si sta applicando con dedizione, ha scelto di mettere in campo una strategia diversa, puntando a far notizia solo ed esclusivamente per quello che non fa e per quello che non riesce a fare.
Fa notizia, il centrosinistra, perché non riesce ancora a decidere cosa fare con le primarie, non riesce ancora a fare un programma, non riesce ancora a convocare un’assemblea per decidere cosa fare con il congresso, non riesce ancora a definire il perimetro della propria alleanza, non riesce ancora a trovare un punto di incontro sull’Ucraina, non riesce a trovare un modo per denunciare con compattezza le scorribande russe nei cieli d’Europa, non riesce a dire sì a disegni di legge a cui è difficile riuscire a dire no come quello sull’antisemitismo, non riesce a trovare una chiave diversa, per costruire un’alternativa, dal rivendicare di non essere come Meloni, come Salvini, come Tajani e come Vannacci.
L’autocomplotto del centrosinistra attinge a una tradizione colta, sofisticata e letteraria, di chiara ispirazione montaliana, nel senso di Eugenio Montale, che meriterebbe un posto privilegiato nel pantheon del campo largo per il suo celebre “Codesto solo oggi possiamo dirti / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, contenuto in “Non chiederci la parola”, poesia di “Ossi di seppia”. Ma scegliere di creare un’alternativa a colpi di rimozione, puntando su ciò che non siamo, è una scelta che ha delle implicazioni precise: voler dettare l’agenda o volerla subire provando a fare della rimozione, del non essere, il proprio punto di forza. Il centrodestra, dopo mesi di difficoltà, ha scelto la prima strada. Il centrosinistra, dopo la sbornia referendaria, ha scelto la seconda ed è sulla buona strada per rendere “Ossi di campo largo” qualcosa in più di un semplice progetto remoto. In bocca al lupo e buon autocomplotto.