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La Marina militare "scorterà" le navi italiane a Bab el Mandeb. Crosetto: "Proteggere il lavoro delle aziende"
Quando una rotta marittima viene interrotta "le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili", ha detto il ministro della Difesa

Foto ANSA
Di fronte alla "difficile situazione" nello stretto di Bab el Mandeb che si aggiunge alla crisi di Hormuz, nonchè alle "conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali", è stato stabilito "di attivare la Marina militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane". È quanto ha affermato oggi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, durante il forum "Risorsa mare 2026" a La Spezia, spiegando di aver preso la decisione insieme al capo di stato maggiore della Difesa. Bab el Mandeb, la porta meridionale della rotta del Mar Rosso verso il Canale di Suez, insieme allo stretto di Hormuz è l’altro grande “imbuto” del commercio marittimo a rischio, lungo la cui rotta transita circa il 12 per cento del commercio mondiale. Proprio su questo stretto hanno ormai ottenuto il pieno controllo i ribelli Houthi yemeniti, appoggiati da Teheran.
"Abbiamo le capacità per proteggere il passaggio (delle navi italiane, ndr) e per acquisire le informazioni utili e necessarie attraverso l'opera del comparto e la cooperazione con noi. Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini", ha spiegato Crosetto. Quando una rotta marittima viene interrotta, ha sottolineato, "le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese". E ogni crisi economica, ha aggiunto il ministro, "colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del paese". Difendere la libertà di navigazione, ha proseguito, "significa quindi proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d'acquisto delle famiglie e la capacità dell'Italia di produrre ricchezza. Significa anche difendere ciò che si trova sotto la superficie del mare: i cavi attraverso cui transitano i dati, i collegamenti energetici e tutte quelle infrastrutture essenziali di cui spesso comprendiamo il valore soltanto quando vengono danneggiate".
Oggi "il compito della Difesa va ben oltre il suo perimetro tradizionale", ha evidenziato Crosetto. "Non riguarda soltanto la protezione fisica del territorio da possibili minacce, ma anche la sicurezza economica, energetica, digitale e delle comunicazioni. Perché si può colpire una nazione non soltanto con le bombe, ma anche compromettendone l'economia, la coesione sociale e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni". Quasi il 90 per cento del traffico mondiale delle merci viaggia via mare, ha aggiunto il ministro. Motivo per cui "per una grande nazione marittima come l'Italia, presidiarlo sopra e sotto la superficie significa difendere la propria sicurezza, la propria prosperità e il proprio futuro. Il mare è da secoli parte della nostra storia e una delle principali fonti della nostra ricchezza. La Difesa e la Marina militare continueranno a proteggerlo – ha concluso – intervenendo con concretezza ogni volta che sarà necessario tutelare gli interessi nazionali e la sicurezza degli italiani".
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