Così l'avanzata degli houti fa salire il prezzo del petrolio

Il gruppo armato ha conquistato in 36 ore la costa sud-occidentale dello Yemen e l'isola di Perim, davanti allo stretto. Dopo la crisi di Hormuz, anche Bab el-Mandeb rischia di diventare un nuovo collo di bottiglia per il petrolio e il commercio mondiale. I rischi per i militari italiani schierati nella regione

14 SET 26
Ultimo aggiornamento: 08:18
Immagine di Così l'avanzata degli houti fa salire il prezzo del petrolio
Gli houthi hanno conquistato la costa sud-occidentale dello Yemen in poco più di 36 ore, annullando anni di sforzi sauditi e americani. Mokha, poi l’isola di Perim, nel mezzo di Bab el-Mandeb. Un’avanzata rapidissima che ha colto di sorpresa le forze yemenite sostenute dall’Arabia Saudita e che ora porta gli houthi direttamente davanti a una delle rotte marittime più importanti del mondo. Secondo il racconto raccolto dalla Cnn, i combattenti houthi hanno concentrato sul fronte tutto quello che avevano, mentre gli organici ufficiali delle forze governative erano gonfiati da “soldati fantasma”: la consistenza reale sarebbe stata appena il 20 per cento di quella sulla carta, anche a causa dell’abbandono dei contingenti emiratini, dopo i dissidi con Riyad. Un militare yemenita ha raccontato di aver contattato il Comando centrale americano, ricevendo rassicurazioni sul fatto che la situazione fosse sotto osservazione e che sarebbe arrivato il sostegno saudita. Quel supporto aereo non è mai arrivato.
La conseguenza strategica va molto oltre lo Yemen. Gli stretti di Bab el-Mandeb e di Hormuz sono oggi due punti della stessa crisi energetica. Il primo apre la strada dal Mar Rosso al Golfo di Aden; il secondo controlla l’uscita dal Golfo Persico. In mezzo ci sono il petrolio saudita, le rotte verso Suez e una parte importante del commercio mondiale. Gli attacchi degli houthi avevano già cambiato questa geografia. A metà 2024, secondo le Nazioni Unite, il tonnellaggio delle navi in transito nel Golfo di Aden era crollato del 76 per cento rispetto alla fine del 2023. Le compagnie avevano iniziato a evitare il Mar Rosso e a circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, una rotta che richiede circa dieci giorni in più di navigazione. Il traffico non è mai tornato ai livelli precedenti, nonostante l’operazione navale europea Aspides, che dal 2024 protegge le navi commerciali nell’area con una presenza continua di unità militari, comprese quelle italiane.
La nuova avanzata houthi incombe quindi su una rotta che non aveva ancora recuperato la normalità. Il controllo di Perim aggiunge agli houthi un punto strategico all’ingresso del Mar Rosso. Bab el-Mandeb è largo una trentina di chilometri nel punto più stretto: per minacciare la navigazione basta rendere il transito abbastanza rischioso da spingere gli armatori verso una rotta più lunga. Per chiudere una rotta commerciale, agli houthi può bastare una mitragliatrice montata su un pick-up, e senza più impiegare i costosi missili cruise come in passato.
Poi c’è Yanbu. Il porto saudita sul Mar Rosso è diventato ancora più importante con la crisi di Hormuz. Qui arriva l’East-West pipeline, l’oleodotto saudita lungo circa 1.200 chilometri che porta il greggio dai giacimenti dell’Est alla costa occidentale, evitando Hormuz. Trasporta circa 4-5 milioni di barili al giorno, pari a circa il 4 per cento dell’offerta mondiale. Ma ora questa infrastruttura è stata temporaneamente chiusa dopo un attacco di droni. Hamad Hussain, economista di Capital Economics, stima che l’avanzata degli Houthi, accompagnata da danni significativi all’East-West pipeline, potrebbe spingere il petrolio verso i 120 dollari al barile. “Finché il conflitto continuerà, i rischi per le forniture energetiche e per i prezzi resteranno”, ha detto.
Il deterioramento simultaneo del fronte yemenita e di quello saudita aumenta i rischi anche per i militari italiani schierati nella regione. Dal marzo 2026 la difesa italiana ha dispiegato in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein ed Emirati la Task Force Air - Arabia, con circa 400 militari, quattro Eurofighter, altri velivoli di supporto e sistemi di difesa antiaerea e anti-drone. Questi sistemi, secondo fonti sentite dal Foglio, hanno già abbattuto velivoli iraniani.
Ma la sconfitta si fa sentire soprattutto a Washington, che ha rifiutato le richieste di aiuto arrivate dalla casa reale saudita. Trump finora non ha raggiunto neanche uno dei suoi obiettivi strategici della campagna sull’Iran: né un regime change, né un deterioramento permanente della capacità militare dell’Iran. E ora si trova con una regione destabilizzata, e ben due colli di bottiglia marittimi fuori dal controllo occidentale.
E’ questa la ragione per cui la conquista houthi dello Yemen sud-occidentale interessa molto più del medio oriente. Ogni nuova crisi restringe il numero di strade attraverso cui il petrolio può arrivare sul mercato. E quando le strade diminuiscono, il prezzo dei barili rimasti aumenta.