Politica
l'editoriale del direttore •
L’incredibile storia del Pd che alimenta i retroscena anti Schlein ma scappa dalle primarie
Le elezioni spaventano la maggioranza che ha paura di perderle, ma smascherano un'opposizione mai così debole nella storia della nostra Repubblica, spaventata dalla scelta (fondamentale) del candidato
16 SET 26

Foto ANSA
La corsa forsennata della maggioranza ad approvare una nuova legge elettorale mostra, come giustamente segnala l’opposizione, una paura reale del centrodestra, che è quella di perdere le prossime elezioni. Ma l’arrivo di una nuova legge elettorale, ieri voto favorevole del Senato, il 28 settembre la prova finale alla Camera, apre ufficialmente una complessa stagione di scelte nel centrosinistra, che mentre accusa la maggioranza di avere paura di perdere le elezioni si accorge di essere in una condizione ottimale per provare a perderle, fatto che sarebbe più unico che raro, vista l’assenza totale nella storia della nostra Repubblica di opposizioni deboli a tal punto da non essere favorite alle elezioni politiche. La scelta principale che si trova al centro dell’agenda del centrosinistra coincide con le primarie di coalizione (la nuova legge elettorale introduce una norma che diabolicamente costringe la coalizione a esprimere un candidato premier non sulla scheda ma sul programma). Ma le primarie giorno dopo giorno si stanno trasformando in una commedia teatrale. Schlein e Conte dicono di volerle, ma dopo il programma, che Conte ha promesso di fare entro settembre, anche se prima bisogna chiedere agli iscritti a Nova (20 settembre) che idee hanno, e anche Schlein ha detto che il programma non si potrà fare senza aver ascoltato prima la base (a breve si aggiungerà un passaggio in più: “prima la Corte costituzionale, poi il programma, poi le primarie”).
Il dibattito per così dire “macro” sulle primarie di coalizione ha contribuito a distogliere l’attenzione da un altro tema che misteriosamente non appassiona il più grande partito dell’opposizione. Lo Statuto del Pd stabilisce che il mandato del segretario duri quattro anni (12 marzo 2027), che sei mesi prima della scadenza occorre indire l’elezione del nuovo leader (12 settembre 2026) e che per prorogare il mandato occorre modificare un articolo dello Statuto del Pd (il 51) con una maggioranza assoluta di tutti i componenti dell’Assemblea nazionale (non ancora convocata). Schlein vuole la proroga (ragione per cui vuole ritardare il più possibile le primarie di coalizione). E il resto del Pd – nonostante sia pieno zeppo di dirigenti di prima, di seconda e di terza fascia preoccupati dalla possibilità che le attuali leadership del centrosinistra (Conte e Schlein) siano inadeguate per vincere le elezioni – sembra avere tutta l’intenzione di barattare la proroga della segretaria con qualche posto in più in lista e qualche casella in più promessa in un eventuale futuro governo. Tesi di fondo: non si può mettere in discussione un leader prima delle elezioni. Tesi suggestiva ma, con rispetto, senza senso: esiste un momento più inappropriato di una campagna elettorale per decidere chi guiderà il paese per chiedere agli elettori di non esprimere una preferenza sulla leadership di un partito?
Se il Pd ha paura che (a) il candidato premier non sia abbastanza forte, (b) che il candidato del M5s sia più popolare e che (c) vi siano volti più adeguati a guidare la coalizione, non può permettersi di scoprirlo quando la frittata è fatta ma deve fare di tutto per rafforzare il più possibile la propria leadership (converrebbe anche alla Schlein) valutando se le alternative hanno forza solo sui retroscena dei giornali o anche nella realtà. C’è spazio per un Roberto Gualtieri? C’è un’opzione per Silvia Salis? La prospettiva di un voto immediato (novembre) avrebbe potuto giustificare l’opzione del congelamento. La possibilità che vi sia un voto a scadenza naturale (settembre, ma anche primavera inoltrata) può riaprire una partita (le primarie) che non dipende da ciò che vuole fare il M5s, dal programma di coalizione, dalla Corte costituzionale e che può essere dribblata solo in presenza di un’ignavia (pardon), un paraculismo (ri-pardon) e una codardia (ri-ri-pardon) che siamo certi non sono elementi presenti all’interno del Pd. A meno che non si scelga il campo delle primarie del Pd come il terreno giusto su cui far esercitare il famoso esercito dei disertori. Anche no, grazie.