Il Senato approva la legge elettorale (con le preferenze). Il testo tornerà alla Camera per la terza lettura

113 favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti: Palazzo Madama ha dato il via libera alla riforma della legge elettorale. Scintille tra Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 stelle e il presidente Ignazio La Russa. Nel testo tornano, tra le altre cose, le preferenze e dovranno essere integrate in un nuovo voto a Montecitorio
15 SET 26
Ultimo aggiornamento: 10:08
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Con 113 favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti, il Senato ha approvato in seconda lettura la riforma della legge elettorale. Il testo ora dovrà tornare alla Camera, da dove è partito, per la terza lettura prevista per il prossimo 28 settembre: a Montecitorio i deputati dovranno introdurre e approvare le modifiche apportate a Palazzo Madama. Una su tutte, le preferenze "attenuate" introdotte la scorsa settimana, dopo diversi giorni di tensioni e compromessi, con un emendamento approvato dalla maggioranza e simile a quello che è stato affossato dal voto segreto alla Camera lo scorso luglio. La paura è che il copione si ripeta ancora. Ma se tutto dovesse andare liscio, il provvedimento dovrebbe essere legge intorno a metà ottobre.
Nel corso della discussione di oggi le opposizioni hanno fatto muro contro un testo che considerano "irricevibile". A votare contro sono stati tutti i partiti meno il centrodestra. Le opposizioni dopo il voto hanno alzato dei cartelloni in Aula con su scritto "No alla legge truffa". Il capogruppo del Movimento 5 stelle Luca Pirondini nel suo discorso è stato richiamato dal presidente del Senato Ignazio La Russa per aver parlato di "legge truffa" e aver mostrato un fac-simile di una scheda elettorale con la scritta "Fratelli di casta". "La richiamo all'ordine, non mi aspettavo da un capogruppo questa caduta di stile", ha detto l'esponente di FdI. "Lei non può interrompere il mio intervento", ha risposto il senatore pentastellato. "Il Parlamento è paralizzato per parlare legge elettorale perché la maggioranza vuole imbullonarsi ancora di più alla poltrona".
Dello stesso tono è il discorso del capogruppo del Partito democratico Francesco Boccia: "In questi quattro anni siamo stati obbligati a trascorrere tutto il nostro tempo e le nostre energie a provare a fermare la vostra ossessione del potere", ha detto nel corso della sua dichiarazione di voto. "Oggi ci presentate una legge elettorale che è un imbroglio e una truffa. E mentre fuori da quest'Aula gli italiani contano gli euro che mancano alla fine del mese, qui da settimane voi contate i seggi. Mentre un cittadino conta i mesi per una Tac, voi aspettate la media dell'ultimo sondaggio". E continua: "Basta parlare della prima donna alla carica più alta se poi da quella carica quella donna danneggia in modo irreparabile le donne di questo paese. Fin quando siamo in tempo fermatevi, perché altrimenti saremo ancora una volta purtroppo corretti dalla Corte costituzionale".
Matte Renzi, leader di Italia Viva, ha attaccato la maggioranza: "Pensiamo che la destra abbia costretto il Parlamento per mesi a discutere di legge elettorale non perché c'è l'esigenza di stabilità, ma perché avete paura di perdere". E ha aggiunto: "Il vero problema di questa discussione è che dovremmo alzare il tono del dibattito e capire che al netto delle nostre tecnicalità, fuori di qui ci sono le famiglie che portano i figli a scuola, che fanno il pieno di benzina e si ricordano che qualcuno, anzi qualcuna, di fronte a questi temi non fa niente e dice che non è colpa sua". E sugli alleati del campo largo: "Chi si incarica o si incaricherà di rompere questa unità per ragioni ideologiche o personali, passerà alla storia come colui il quale, o lei la quale, darà ancora cinque anni a Meloni, Salvini e compagnia".
"Se c'è un governo che, dal carcere ostativo, ha contrastato la mafia è il governo Meloni: non abbiamo lezioni da prendere, non prendiamo lezioni da M5s", ha detto il senatore di Fratelli d'Italia Andrea De Priamo. Nel corso della dichiarazione di voto l'esponente di FdI ha risposto agli attacchi delle opposizioni: "È vero in Italia abbiamo cambiato troppe leggi elettorali e proprio per questo la legge che proponiamo, che non è perfetta, ha l'ambizione di essere una legge per i prossimi lustri e non certamente per questa o quella maggioranza". E continua: "Le regole andrebbero scritte insieme, ma ogni volta è sempre stato chiesto un tavolo preventivo di confronto ma avete sempre risposto che ci aspettavate in Aula, per fare ostruzionismo legittimo ma no alle fake news sui 180 giorni di lavori in Parlamento, una delle tante menzogne che si raccontano su questa legge elettorale, più facile dipingerci come i bruti".
Carlo Calenda è stato il primo senatore a intervenire in dichiarazione di voto, e ha votato contro "per una ragione di fondo", che, spiega: "Questa legge mira a perpetuare uno scontro constante che va avanti da trent'anno anni con un bipolarismo degenerato in bipopulismo". E nel corso del suo intervento ha attaccato Giuseppe Conte e il centrosinistra più che la maggioranza: "L'ex presidente dice che non firmerà un patto che comprenda l'invio di armi all'Ucraina e facciamo finta di niente perché bisogna far saltare la Meloni, per fare cosa non si sa...". E anche le parole della segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero pronunciate nel discorso alla Festa dell'Unità nazionale di Reggio Emilia: "Vediamo cose stupefacenti nel mio ex partito. Ho visto la segretaria dei Giovani democratici invitare all'organizzazione della diserzione. Da ora e sempre resistenza a ora e sempre renitenza, la sinistra si è evoluta verso questo, governerete così il paese? Sicuri?".