Politica
Corte Costituzionale, ultimo scoglio •
In attesa dell'ultimo voto a Montecitorio i costituzionalisti hanno già pronto il ricorso contro la legge elettorale
Docenti ed ex membri della Consulta si preparano a inviare la legge ai giudici costituzionali. L'ex presidente Ugo De Siervo: "Questa legge è il non plus ultra delle forzature costituzionali". Il prof Mauro Volpi: "Ricorso pronto entro novembre". Contestati premio, indicazione del premier e norma sulle preferenze. Per entrambi i costituzionalisti poi la norma anti cespugli prevede un numero "abnorme" e "paradossale" di firme da raccogliere

Il Senato ha votato, la legge elettorale è passata, manca solo il terzo passaggio alla Camera per chiudere un iter che si trascina da mesi. Ma anche con l'approvazione definitiva la partita non è finita: un nutrito gruppo di costituzionalisti, gli stessi che a maggio avevano firmato l'appello “Torniamo alla Costituzione”, ha già pronto un ricorso alla Consulta. Ugo De Siervo, giurista ed ex presidente della Consulta tra il 2010 e il 2011, e Mauro Volpi, ex membro laico del Csm e docente a Perugia sono tra i primi firmatari.
La via di ricorso è già stata dettata, considerando che in Italia non esiste un ricorso diretto contro una legge elettorale: come già avvenuto per la legge Calderoli nel 2005 e contro l'Italicum nel 2015, si passa per i tribunali. “Ci si rivolge ai tribunali capoluoghi dei distretti delle corti d'appello, ventinove in tutto il territorio nazionale”, spiega Volpi che invita “i cittadini rappresentativi a impugnare la legge in quanto lesiva del diritto di voto. Il tribunale, per decidere, dovrà sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale”. L'obiettivo è muoversi in fretta: “Vorremmo depositare il ricorso già a novembre, sperando che la Corte sia incentivata a fare presto". Lo spettro nel caso in cui si dovessero allungare i tempi giuridici della Corte, sarebbe quello di “votare con una legge sub iudice”.
Il primo bersaglio del ricorso è ovviamente il premio di maggioranza. “La Corte si è riservata il potere di verificare quando il premio non lede i limiti di rappresentatività e uguaglianza del voto, che in teoria potrebbe esistere”, ammette Volpi, ma “non credo che vada bene qualsiasi premio. Lo definisco un'aggiunta artificiosa di seggi, e in questo caso la quota è irragionevolmente eccessiva". Si tratterebbe di settanta deputati e trentacinque senatori di premio, che equivalgono al diciotto per cento dei parlamentari; sommando i seggi ottenuti poi all'estero, la soglia minima porta a 220 deputati e 113 senatori, pari al cinquantacinque per cento alla Camera e al cinquantasei virgola cinque al Senato. La soglia, continua Volpi, è vicina al consentire “di eleggere il presidente della Repubblica, possibilità che la presidente del Consiglio ha indicato, oltre ai membri laici del Csm e ai giudici costituzionali".
La sproporzione è ancora più netta guardando all'affluenza: “Il quarantadue per cento richiesto per il premio, considerando che più di un terzo degli elettori non vota più ormai, corrisponde a meno del venticinque per cento degli aventi diritto: un quarto degli elettori decide più della metà dei seggi”. C'è poi un problema di impianto: “L'articolo 57 della Costituzione dice che il Senato è eletto su base regionale, trovo discutibile un premio nazionale. Nella Calderoli era attribuito regione per regione; qui i trentacinque seggi premiali verrebbero distribuiti indipendentemente dall'esito nelle singole regioni".
Lo sguardo dal singolo meccanismo al disegno complessivo del testo approvato al Senato, arrivato dopo mesi di consultazioni, emendamenti bocciati e compromessi. “Questa legge - spiega poi Ugo De Siervo - porta all'ennesima potenza una serie di meccanismi che allontanano gli elettori dal procedimento elettorale: candidature obbligate, riduzione dei poteri presidenziali, riduzione della possibilità di nuove liste. Sembra il non plus ultra delle forzature costituzionali, introdotto a pochi mesi dal voto”. Non è un episodio isolato, osserva, riferendosi al fatto che anche le due modifiche delle precedenti leggi elettorali furono approvate a ridosso delle tornate: “Nel tempo si sono sommati tentativi di riforma sempre peggiori, tutti a ridosso del voto”.
Poi sull’ultimo emendamento approvato, il cosiddetto “anti-cespugli” - che prevede che i partiti fuori dal Parlamento raccolgano 6 mila firme per collegio elettorale, 450 mila in totale, per presentarsi alle elezioni - l’opinione concorde dei due costituzionalisti è che si tratti di una cifra “abnorme” e “paradossale”. Ma non solo, l'innalzamento delle firme necessarie per presentare nuove liste, tra Camera e Senato circa 450mila, sarebbe “vicina all'un per cento degli elettori - continua Volpi - che hanno partecipato alle ultime politiche: non è una soglia che impedisce di ottenere seggi, è un blocco preventivo”. A restarne fuori, avverte, non sarebbero solo forze nuove come Progetto Civico, ma anche partiti storici come Rifondazione Comunista o il Psi. “In un momento in cui si dice che l'astensionismo è un problema, scoraggiare proprio la partecipazione organizzata dei cittadini", chiosa De Siervo.
Il punto più politico, però, passato in parte sottotraccia, riguarda l'obbligo di indicare il candidato premier, pena l'esclusione della lista. "Mi sembra una furbata: introdurre con legge ordinaria un premierato di fatto”, dice Volpi “mentre la riforma costituzionale vera e propria resta bloccata alla Camera e richiederebbe un referendum, come per la giustizia”. De Siervo poi è ancora più diretto: "Trovo offensivo nei confronti del Parlamento, che non ha avuto il coraggio di proporre quella modifica per via costituzionale e arriva invece a una legge ordinaria che vi allude chiaramente. Significa aggirare la gerarchia delle fonti del diritto”.
Entrambi tengono a precisare che il ricorso non nasce da una lettura schierata. “Possiamo avere una sensibilità politico-culturale legata al nostro essere costituzionalisti – conclude infine Volpi - ma non ci schieriamo a favore o contro una coalizione: insistiamo sulle regole del gioco, che devono rispettare i principi costituzionali”. Resta da vedere se, tra il passaggio alla Camera e il ricorso di novembre, qualcosa si muoverà, scenario che De Siervo auspica: “Mi auguro che ci pensino due volte, prima di forzare ancora la mano”.
