La legge elettorale in Senato. La quasi frattura del governo sulle preferenze. Renzi: "Meloni non si faccia intimidire"

Vannacci da una parte e il leader di Italia Viva dall'altra sollecitano FdI ad appoggiare il testo delle minoranze: "Ne va della coerenza di FdI". La maggioranza si riunisce e trova la quadra dopo la spaccatura in mattinata, salvo altri colpi di scena
10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:29

Foto LaPresse

In Senato è ripresa la discussione generale sulla legge elettorale, cominciata ieri, quando l’aula di Palazzo Madama ha respinto le quattro questioni pregiudiziali presentate da Pd, M5s, Avs e Iv. Poco dopo mezzogiorno però i lavori sono stati sospesi per riprendere alle 14.30. La richiesta di sospensione, avanzata dal capogruppo di Fratelli d'Italia Lucio Malan per assicurare "continuità nelle votazioni" è stata accolta dalle opposizioni. "Siccome vedo i senatori di maggioranza già provati e stanchi credo sia opportuna questa pausa", ha ironizzato il capogruppo del Partito democratico Francesco Boccia. Terminata la riunione di maggioranza nella sala del governo al Senato, dove si sono riuniti la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, i capigruppo di maggioranza, gli sherpa del centrodestra e il presidente della commissione Affari Costituzionali Andrea De Priamo, la coalizione compatta avrebbe deciso di non votare con le opposizioni sull'emendamento sulle preferenze. A dirlo è lo stesso capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri: "Gli accordi si mantengono". Intanto la ministra Casellati ha detto che "su alcuni emendamenti alla legge elettorale il governo si rimette all'Aula. Il Parlamento è sovrano, come sempre".
Dopo la discussione, infatti si voteranno a Palazzo Madama gli emendamenti sullo Stabilicum, ma tutte le attenzioni sono concentrate su quello presentato dalle opposizioni, a prima firma del dem Nicola Irto, che prevede un sistema di preferenze pure, in cui gli elettori possono scrivere fino a due nomi da eleggere. E' un modello che abolirebbe di fatto il capilista bloccato che invece è previsto nell'emendamento presentato, dopo un lungo confronto interno, dalla maggioranza. Ma la novità di ieri è che l'ammissione del testo delle minoranze è stata concessa dal presidente del Senato Ignazio La Russa, come subemendamento all'emendamento del senatore meloniano Marco Lisei.
La mossa delle opposizioni ha però spaccato il centrodestra perché FdI aveva già votato il testo presentato dai deputati di Futuro nazionale alla Camera poche ore dopo che alcuni franchi tiratori, soprattutto di Lega e Forza Italia, avevano votato contro l'emendamento dei meloniani sempre sul tema preferenze. In quel caso fu l'unico partito della coalizione a farlo e anche l'unica nell'emicilo. E in un primo momento si è pensato che si sarebbe potuto potrebbe riproporre lo stesso scenario, cioè il primo partito della coalizione che vota un testo presentato dalle opposizioni, solo che in questo caso, diversamente dalla Camera, l'emendamento sarebbe passato e avrebbe spaccato la maggioranza. Come anticipato dal Foglio, Meloni in mattinata avrebbe dato mandato ai suoi di votare il sub emendamento di Pd-M5s e Italia Viva. Lo confermano gli stessi senatori di FdI. Invece sia Matteo Salvini che Antonio Tajani hanno dato indicazioni ai loro senatori di votare No. Ma dopo la riunione di maggioranza sembrerebbe che la spaccatura sia rientrata.
Intanto Vannacci, sempre sul tema delle preferenze ritorna a tallonare il centrodestra provando a spaccare la maggioranza. E lo fa sui suoi profili social: "Oggi al Senato si vota sulle preferenze nella legge elettorale. C'è un emendamento che ripropone le preferenze pure, senza liste bloccate, analogo a quello che noi di Fn avevamo presentato alla Camera. FdI a oggi ha introdotto delle preferenze meticce cioè con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano. Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d'Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo", ha scritto su Facebook "Ne va della coerenza di FdI - ha aggiunto - perché votare sì alla Camera e votare no al Senato sulla stessa proposta?". Per Vannacci, "al di là delle barriere ideologiche, delle stanze del potere, delle manovre di palazzo e di una politica rancida e stantia, dovrebbe contare una cosa su tutte: l'obiettivo di fare il bene dell'Italia e degli italiani. Gli italiani vogliono tornare a eleggere direttamente i propri rappresentanti, senza listini bloccati e senza riservare posti agli 'unti' dalle segreterie di partito. Ridiamo agli italiani il diritto di scegliere chi li rappresenta. Ridiamo sovranità al popolo", conclude.

Renzi: "O lo votate o la presidente del Consiglio per l'ennesima volta tradisce gli italiani e tradisce se stessa"

"Abbiamo dimostrato che non c'è un'opposizione che dice solo No perché c'è un subemendamento che vi sta terrorizzando, che porta le preferenze nella legge elettorale". Lo dice il leader di Iv Matteo Renzi intervenendo in Senato durante la discussione generale sulla riforma elettorale. Il subemendamento delle opposizioni corrisponde, spiega l'ex premier, "in toto e in pieno, alla storia politica e alla battaglia politica della presidente Giorgia Meloni". Oggi, di fronte all'emendamento, questa la riflessione del leader Iv, la destra ha un'alternativa: "O lo votate o la presidente del Consiglio per l'ennesima volta tradisce gli italiani e tradisce se stessa". Allora, prosegue Renzi, "rivolgo un appello a Giorgia Meloni: non si faccia impaurire da Salvini e da Tajani, che sono contrari. Abbia il coraggio di andare fino in fondo: voti il nostro sub-emendamento, porti le preferenze nella legge elettorale, e se per caso Forza Italia e la Lega voteranno contro a scrutinio palese qui, o di votare contro a scrutinio segreto alla Camera, Giorgia Meloni ci porti alle elezioni". "Siamo al 'redde rationem' - conclude Renzi - o Giorgia Meloni ha il coraggio di rimanere fedele alla sua storia politica, oppure, per l'ennesima volta, dimostrera' che il governo non risponde nemmeno alle promesse elettorali".
Sul testo delle opposizioni però arrivano le critiche del senatore Carlo Calenda: "L'emendamento del campo largo sulle preferenze è sbagliato in radice perché sostanzialmente dice tu puoi esprimere una preferenza sola, se ne esprimi due la seconda deve essere diversa da di genere, ma noi sappiamo che a quel punto se ne esprime una sola e se dovesse passare questo emendamento, gli eletti sarebbero per la larghissima parte maschi. Allora va fatto l'obbligo della doppia preferenza con l'alternanza di genere", ha detto il leader di Azione ai cronisti al Senato.