Il Senato boccia l'emendamento sulle preferenze di Pd-M5s e Iv. Spaccatura rientrata. Malan: "Le introdurremo ma votiamo contro"

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i suoi senatori avevano aperto all'ipotesi di votare il testo di dem e campo largo. Matteo Salvini e Antonio Tajani erano contrari. Dopo una riunione tra gli sherpa dei partiti l'intesa ha evitato la rottura della maggioranza

10 SET 26
Ultimo aggiornamento: 14:04
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Foto Mauro Scrobogna per LaPresse

È rientrata la spaccatura di maggioranza sulle preferenze. Con 68 voti favorevoli e 99 contrari il Senato ha bocciato l'emendamento di Pd, M5s, Avs e Italia viva per l'introduzione delle preferenze pure alla legge elettorale. In mattinata Meloni aveva provato a chiedere alle altre forze del governo di far votare il sub emendamento del campo largo, la trappola escogitata da Francesco Boccia con la sponda di Ignazio La Russa. Inseguita dall’opposizione e accerchiata da Vannacci che invita a votarlo, Meloni aveva dato mandato ai senatori di farlo. A confermarlo erano stati gli stessi parlamentari di Fdi.
Poi però la seduta è stata sospesa e durante una riunione con gli sherpa dei partiti di maggioranza e la ministra delle Riforme Maria Elisabetta Casellati, la spaccatura è rientrata. "Gli accordi si rispettano: il centrodestra non voterà il testo di Pd-M5s e Iv", ha detto uscendo dalla riunione il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Gli azzurri, come i leghisti, avevano da subito esternato la loro contrarietà. Il capogruppo di FdI al Senato, Lucio Malan, ora dice: "Introduciamo le preferenze ma votiamo contro”.