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Il centrodestra approva le preferenze nella legge elettorale. Meloni: "La sinistra non è credibile"
Palazzo Madama approva l’emendamento del centrodestra: capolista bloccato e fino a tre preferenze con alternanza di genere. In mattinata la maggioranza aveva bocciato il sub emendamento dell’opposizione per le preferenze senza vincoli

"Le preferenze, nel voto per il Parlamento, mancavano dal 1993, cioè da quasi 35 anni. Oggi tornano perché il centrodestra ha scelto di reintrodurle, su proposta di Fratelli d'Italia". È quanto scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pochi minuti dopo che al Senato è stato approvato l'emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze. "Alla sinistra, che oggi sostiene che non basta, devo ricordare che non è credibile, su questo tema, chi non le ha mai volute in questi 35 anni e ha votato per bocciarle anche un mese fa. Quindi - conclude - la differenza non è tra chi vuole più preferenze e chi ne vuole meno. È tra chi le ha rimesse nella legge e chi no".
L'emendamento è stato approvato con 97 voti favorevoli, 67 contrari e 2 astenuti con voto elettronico e palese. Il testo è quello su cui si è chiuso l'accordo a inizio agosto, dopo la sonora bocciatura della Camera che ha mandato sotto il governo con il voto segreto. La proposta prevede l’indicazione di un capolista bloccato (senza quote di genere), seguito da sei nomi (posti in alternanza di genere già dal primo nome dopo il capolista) con la possibilità, per l’elettore, di apporre fino a tre crocette, purché a favore di candidati di genere diverso.
Dopo il voto l'aula del Senato si è animata di proteste e cartelli. La maggioranza ha rivendicato di aver reintrodotto questo strumento di democrazia diretta, dall'opposizione si sono levate urla. La seduta è stata sospesa dal presidente Ignazio La Russa per una ventina di minuti.
In mattinata è stato invece respinto il sub emendamento dell'opposizione che mirava invece a introdurre le preferenze pure. Meloni aveva provato a chiedere alle altre forze del governo di far votare il sub emendamento del campo largo, ma dopo una riunione la maggioranza si è ricompattata e ha votato contro.
