L’onda nera dell'Afd e il ddl antisemitismo. “Alla Camera mi auguro ci sia ampia convergenza”, dice Fassino

Il voto tedesco parla anche all’Italia, dice Fassino, “non solo perché vi sono forze che praticano parole d’ordine non dissimili da quelle dell’Afd, ma perché frustrazioni, insicurezza e paure corrono sotto la pelle della società italiana". Intanto il 9 il ddl antisemitismo, su cui il Pd in Senato si era diviso, arriva a Montecitorio

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Una percentuale nera incombe sulla Germania: 44,2 per cento di voti all’Afd in Sassonia-Anhalt. Per l’ex ministro e deputato dem Piero Fassino quel voto “è la punta di un iceberg”. “Il fenomeno revanscista incarnato dall’Afd”, dice al Foglio, “non è giunto inaspettato. Da mesi, in tutte le elezioni parziali di Laender o comuni, si registrava una crescita, molto forte nella Germania dell’est, ma con percentuali non marginali anche nelle regioni e nelle città dell’ovest. Si dovrà analizzare il voto e capire che cosa ha spinto tanti tedeschi a riporre la loro fiducia in un partito che propone la cacciata degli immigrati, scuole differenziate per stranieri e disabili, negazione di diritti agli omosessuali. Parole d’ordine che hanno raccolto il consenso di una popolazione anziana e impoverita che ha vissuto l’unificazione tedesca più come una colonizzazione dell’ovest sull’est che come la ritrovata unità nazionale. E, a quei tedeschi, sono suonati come attrattivi i richiami alla grandezza tedesca, alla purezza völkisch, alla tradizione prussiana. Così come quegli elettori non si identificano con il sostegno all’Ucraina, vista come una guerra di quell’Occidente nei cui valori rifiutano di riconoscersi. Il sostrato di questi sentimenti è ben rappresentato dalle parole di uno dei leader dell’Afd: ‘La Germania non può vivere in eterno con un senso di colpa’. Il che dimostra che — nonostante l’impegno profuso per decenni dai partiti democratici e dall’intellettualità tedesca — non tutta la Germania ha fatto i conti con la storia e le sue tragedie”.
Ci si domanda che impatto possa avere questo voto in Europa. “Nelle prossime settimane si voterà a Berlino e in un altro Land dell’est. E poi, via via, altre regioni tedesche andranno al voto, in una prossimità temporale che si salderà con elezioni in Francia, Spagna, Polonia, Italia. Tutte elezioni che – stando ai sondaggi — vedono la destra con il vento nelle vele. Il rischio che la carta geopolitica dell’Europa sia ridisegnata, tingendosi di grigio e nero, è davanti a noi. Come reagire è dunque l’urgenza che si para davanti agli occhi di tutte le forze democratiche, e per farlo bisogna cerca di capire le ragioni di quei voti e poi mettere in campo un’iniziativa politica che intercetti e risponda a domande e aspettative che, inevase, spingono una parte degli elettori ad accogliere parole d’ordine estreme, vissute come uno ‘scudo protettivo’ contro le insidie di una società aperta, multiculturale, inserita in circuiti globali. E sarà decisivo un rilancio culturale e politico della Ue e della sua integrazione, mettendo in campo i cambiamenti e le riforme necessarie affinché i cittadini percepiscano che l’integrazione europea assicura benefici che nessuno stato europeo, da solo, sarebbe in grado di garantire”.
Il voto tedesco parla anche all’Italia, dice Fassino, e “non solo perché vi sono forze — da Fn di Roberto Vannacci alla Lega a frange di FdI - che praticano parole d’ordine non dissimili da quelle dell’Afd, ma perché frustrazioni, aspettative non soddisfatte, insicurezza e paure corrono sotto la pelle della società italiana. E le forze di opposizione hanno il dovere di mettersi in relazione con gli elettori per ascoltarli e offrire risposte più convincenti delle pulsioni emotive evocate dalla destra. In Sassonia-Anhalt l’Afd ha costruito il suo successo con una presenza capillare, villaggio per villaggio, in un rapporto quotidiano di relazione con i cittadini”. Si corre il rischio che questi movimenti alimentino un’onda antisemita? “Le forti pulsioni antisemite e antiebraiche sono tratti comuni a queste destre estreme e replicano una triste e drammatica modalità che ha percorso nei secoli la vita dell’Europa: la diversità ebraica come una tara responsabile dei mali della società. Ne è una riprova l’aumento iper-esponenziale degli episodi antisemiti in tutta Europa e anche in Italia. Giustificarli, invocando la politica di Netanyahu, è un transfert privo di senso. La politica del governo israeliano va condannata e contrastata nel modo più fermo e severo, ma è inaccettabile chiederne conto a ogni ebreo ovunque viva nel mondo, considerandolo complice per il solo fatto di essere ebreo. Ed è dovere di ogni cittadino e di ogni forza politica considerare una priorità della propria agenda la lotta all’antisemitismo”. Domani il ddl antisemitismo riprende il suo iter in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Nel marzo scorso, in Senato, il Pd si è diviso. Per i motivi di cui sopra, Fassino dice di “non comprendere la contestazione del ddl sull’antisemitismo fondata sulla base di un assunto non vero: è cioè che quel ddl criminalizzerebbe ogni critica a Israele. Non è così. Basta leggerne il testo. D’altra parte, il testo originale è stato corretto dal Senato, grazie all’impegno di Graziano Delrio, proprio per evitare qualsiasi fraintendimento. E per questo mi auguro che alla Camera si realizzi un’ampia convergenza a partire dal testo adottato in Senato”.