Calabresi è in campo. E ora le primarie? Con lui l’ex capo staff di Pisapia

Come anticipato dal Foglio, il giornalista ha annunciato ieri l'addio al suo ruolo di direttore di Chora media e alle quote della società per una "nuova strada non editoriale". Calenda e Picierno lo chiedono esplicitamente: "Sostenerlo senza primarie". Ma anche Majorino e altri sono in campo. Schlein che farà? Calabresi intanto si affida a Maurizio Baruffi, già capo di gabinetto dell'ex sindaco arancione Giuliano Pisapia

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Primarie sì o primarie no. Per ragioni molto diverse il balletto di fine estate che si danza sotto la Madonnina non è poi così diverso dal valzer che agita il campo largo nazionale. Come anticipato dal Foglio, Mario Calabresi ha rotto gli indugi. Ieri durante una riunione con la redazione di Chora Media ha annunciato che lascerà il suo ruolo di direttore editoriale e le quote azionarie dell’azienda che produce podcast e informazione sui social (Be Water). Poco dopo ha confermato sui suoi profili: “Lascio perché sento forte il richiamo a percorrere una strada nuova”, “non editoriale”. Quale sia, Calabresi non lo dice, ma ormai lo hanno capito tutti: la via che porta dritta verso lo scranno più alto di Palazzo Marino. E però la scelta di non esplicitarlo non sembra casuale. All’Agenzia Dire Calabresi chiarisce: “Non ci saranno annunci neppure il 12 settembre”. Era il giorno che tutti avevano cerchiato in rosso sul calendario: quello in cui l’ex direttore di Rep parlerà alla festa dell’Unità di Milano. Ma ormai è in campo. Perché allora non parlare il modo chiaro? Anticipare e lasciare un filo di ambiguità, spiega chi lo conosce, è una strategia: offrirsi al campo largo come candidato, dando a Schlein e agli altri leader l’occasione di rinunciare alle primarie o, se proprio le vorranno, avendo l’opportunità di dettare le proprie condizioni.
A esplicitare questa posizione ieri ci hanno pensato Carlo Calenda e l’eurodeputata Pina Picierno: “Il centrosinistra unito sostenga Calabresi senza primarie”. E però il suo principale avversario Pierfrancesco Majorino resta in campo. E vuole i gazebo. Convinto, da politico più strutturato in città, di poter vincere. In quel caso però, i centristi di Azione e Spazio pubblico correranno da soli. Non solo. Bisogna guardare a chi aiuta Calabresi per capire che sul consigliere regionale e membro della segreteria del Pd ci potrebbe essere una moral suasion di peso per un passo indietro. Non sono infatti solo i partiti del centro – da Calenda a Picerino fino a Italia Viva – a sostenere l’ormai ex direttore di Chora. Ma il suo più fidato consigliere in questa sfida è Maurizio Baruffi, storico capo di gabinetto del predecessore di Beppe Sala, Giuliano Pisapia, l’ex sindaco della sinistra arancione che di Majorino è stato il padre politico. C’è chi giura poi che se Calabresi si sia spinto così avanti è perché una telefonata con la segretaria del Pd Elly Schlein, sempre negata da entrambe le parti, ci sarebbe stata eccome.
C’è ovviamente anche una narrazione efficace che può sostenere la sua corsa. L’arrivo a Palazzo Marino sarebbe la chiusura di un cerchio, il balsamo su una ferita inguaribile per la città: l’omicidio del commissario capo dell’ufficio politico della Questura di Milano Luigi Calabresi, il papà di Mario, avvenuto nel maggio del ’72. L’ex direttore di Rep inoltre parla la lingua che piace a a quell’elettorato moderato, quella borghesia laboriosa fatta di professionisti per bene, che a Milano determina chi vince. Un profilo come il suo sarebbe in grado di attirare quei voti anche davanti alla candidatura a destra di un centrista come il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Chi sostiene Majorino, però, ragiona in modo diverso. Tutti i sondaggi danno il centrosinistra nettamente avanti sul centrodestra a prescindere dai candidati. Perché mai dunque il Pd dovrebbe non solo rinunciare a scegliere il suo candidato tra i propri dirigenti, ma persino non fare le primarie per sostenere un profilo civico e moderato come quello di Calabresi? Se primarie saranno, comunque, si sa che saranno a turno unico e che dovrebbero svolgersi a febbraio. Oltre a Calabresi e Majorino saranno in campo anche la vice di Sala Anna Scavuzzo e l’aspirante Mamdani meneghino Lorenzo Pacini. Proprio lui è stato il primo ieri a chiederle: “Sono inevitabili, convochiamole al più presto”. Tra i suoi detrattori c’è chi giura che la sua candidatura serva proprio a togliere voti a sinistra a quella di Majorino in modo da aiutare l’eventuale corsa di Calabresi.