“Ranucci? Non ho apprezzato le sue parole verso i sostituti”. Parla Bartoli, presidente dell’Odg

“Criticare un collega è legittimo, occorre però usare rispetto nella scelta dei termini. E’ stata un’estate nella quale diversi giornalisti hanno cercato di assomigliare ai veri cattivi maestri”. Intervista
1 SET 26
Ultimo aggiornamento: 14:39
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Foto ANSA

Richiamo all’Ordine. “Criticare un collega è legittimo, occorre però usare rispetto nella scelta dei termini. Per questo non ho apprezzato il tono delle sue parole”. Così al Foglio Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, dopo l’ennesimo affondo che Sigfrido Ranucci ha riservato ai due giornalisti chiamati dalla Rai per sostituirlo alla conduzione di Report: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. E’ da venerdì, da quando sono stati annunciati dalla Rai come nuovi conduttori, che Ranucci non fa che attaccarli. Prima dicendo che “mortificano” le professionalità della trasmissione, e poi – il post su Facebook è di oggi – accusandoli di non essersi guadagnati il posto che hanno. “Ho accettato la tua inchiesta perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare”, ha scritto rivolgendosi a Piervincenzi, mentre riguardo a Presutti “il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia”. Nel suo lungo post sui social Ranucci passa in rassegna il suo curriculum, per poi sminuire il contributo dato dai due colleghi a Report: “Giulia Presutti ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale”. Così come quello di Piervincenzi: “Un servizio realizzato per Report — peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte — non fa di nessuno un conduttore”. Secondo Ranucci, è “umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. E’ disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie”. E allora si ritorna al concetto di mediocrità, rilanciato venerdì e “che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. E’ mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata”.
Ed ecco che l’agguerrita battaglia di Ranucci contro la Rai si trasforma in una crociata contro dei colleghi. Il presidente Carlo Bartoli ci fa sapere di non aver apprezzato le aspre parole del giornalista, “ma neppure la gogna a cui è stato sottoposto. In ogni modo, quello di Ranucci non è un caso isolato – osserva il numero uno dell’Ordine – abbiamo assistito a scambi di accuse offensivi e inopportuni tra colleghi che hanno perso il senso della misura”. Nell’ultimo weekend, del resto, non sono mancati mal di pancia e saette all’interno della stessa squadra di Report, qualcuno anche indirizzato proprio a Ranucci. “E’ stata un’estate nella quale diversi giornalisti hanno cercato di assomigliare ai veri cattivi maestri – conclude Bartoli – a quei politici dall’invettiva facile e dallo scarso senso del rispetto delle persone e delle istituzioni”.