I giornalisti di Report minacciano lo sciopero dopo lo stop a Ranucci: "No a imposizioni calate dall'alto"

I giornalisti interni indicono "lo stato di agitazione" e si riservano "di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica". Il weekend turbolento nella squadra del programma e il conduttore che non chiude a un futuro in politica

31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 11:31
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Foto Lapresse

"I giornalisti interni della redazione di Report, preso atto della decisione arbitraria, non ancora motivata dell'Azienda, di sostituire Sigfrido Ranucci alla conduzione del programma, sostengono e condividono tutte le rivendicazioni espresse dal gruppo degli inviati, che hanno annunciato, in assenza di un ripensamento da parte della Rai, di essere pronti ad abbandonare il programma". È quanto si legge in un documento dell'Assemblea dei giornalisti di Report, che indice "lo stato di agitazione e si riserva di mettere in atto ulteriori iniziative di lotta democratica, compreso lo sciopero". È in sostanza la prima presa di posizione unitaria che i giornalisti della trasmissione assumono dopo la decisione di Viale Mazzini, presa venerdì 28 agosto, di allontanare Ranucci dalla conduzione e mettere al loro posto, a partire dalla prossima stagione, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi.
Il giorno prima della decisione gli inviati di Report avevano espresso la loro contrarietà "a qualsiasi ipotesi di conduttore e capoautore esterno alla guida di Report", sottolineando che all'interno della squadra "ci sono infatti già le professionalità necessarie, che in questi anni hanno fatto funzionare la macchina del programma". Oggi il messaggio che arriva dai giornalisti interni è preciso: siamo pronti a incrociare le braccia
"Report – si legge nel documento dell'Assemblea – non può esistere senza i suoi inviati e senza la sua redazione, produzione, filmaker e montatori che negli anni hanno maturato specifiche competenze e lavorano per garantire un prodotto di qualità, espressione autentica del servizio pubblico. Solo un più che solido vissuto professionale e l'autorevolezza conquistati sul campo possono infatti far fronte alle necessità di produzione e alle specificità investigative di una trasmissione complessa, delicata e di altissimo valore civile, come Report ha dimostrato di essere nel corso della sua lunga storia, offrendo al pubblico un contributo ispirato ai più autentici valori repubblicani". I giornalisti interni di Report, continua ancora la nota, "non sono disposti, in alcun modo, ad accettare imposizioni calate dall'alto che, non rispondendo a questi criteri, sono ascrivibili a una matrice puramente politica che snatura totalmente la vocazione e il DNA del programma. Esprimono, inoltre, sconcerto per il metodo usato dall'Azienda nella scelta unilaterale e senza condivisione dei nuovi conduttori, annunciati alle agenzie di stampa prima che alla squadra. Chiedono all'azienda di correggere le decisioni prese che non sono accettabili per chi, professionalmente, si è sempre riconosciuto nell'identità e nei valori di Report e che potrebbero costringere a scelte lavorative diverse. Chiedono inoltre – conclude il documento – il diretto coinvolgimento della redazione nelle scelte aziendali, al fine di preservare autonomia e indipendenza di un presidio fondamentale del servizio pubblico".
Il clima all'interno della squadra che lavora per Report, tra interni e inviati, rimane molto teso. Subito dopo la decisione presa dalla Rai sul conduttore, gli inviati di Report hanno manifestato l'intenzione di dimettersi in blocco dal programma. "Fanno bene a dimettersi perché quei nomi vanno bene per altre cose ma non per Report", ha commentato lo stesso Ranucci. Il quale sempre venerdì aveva bollato i suoi sostituti come "due persone che mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report e del servizio pubblico'', annunciando parallelamente di voler fare battaglia "per la libertà di stampa".
Sempre Ranucci, intervistato da Repubblica, ha detto di non escludere un ipotetico futuro in politica. Nel frattempo, nel dietro le quinte del programma non tutti la pensano allo stesso modo. Una voce di peso del programma come Giorgio Mottola non ha risparmiato critiche nei confronti dell'(ormai) ex capo squadra. "Sigfrido è stato inopportuno", ha detto Mottola al Corriere, sottolineando come Ranucci abbia sbagliato nel rivendicare il rapporto di "amicizia fraterno" con Valter Lavitola, faccendiere e mandante dell'attentato di ottobre contro lo stesso Ranucci. Mottola, insieme al giornalista Giulio Valesini, tra l'altro, sarebbero stati indicati da un pezzo del team di Report come i possibili sostituti di Ranucci in un ipotetico "Report 2.0", progetto presentato alla Rai giorni prima dell'annuncio ufficiale dei due sostituti. Ad alternarsi ai due conduttori, come ricostruito dal Corriere, ci sarebbe stata una terza figura a rotazione tra Giulia Innocenzi, Bernardo Iovene e Paolo Mondani. La proposta è però caduta nel vuoto, e i giornalisti di Report si sono divisi fra chi avrebbe voluto diffondere un comunicato chiedendo la riconferma di Ranucci e chi invece ha indugiato, tirando in mezzo anche la questione delle avances da parte del conduttore denunciate da due giornaliste che volevano lavorare nel programma. La divisione è emersa plasticamente nel gruppo Whatsapp, che di colpo è stato abbandonato da buona parte dei suoi membri, coagulati in un secondo gruppo in cui, fra i vari nomi, non figurerebbe quello di Presutti, sostituta di Ranucci