Politica
Il colloquio •
“A Pontida si cambi rotta, o sarà dura rialzare la Lega”. Parla Romeo
“Dobbiamo ritrovare la nostra identità, tornando a essere il sindacato del territorio”, dice il capogruppo del Carroccio al Senato. “La base del partito ci chiede rinnovamento e una svolta collegiale: deluderla sarebbe un problema per tutti”
28 AGO 26

Foto Ansa
I militanti in Lombardia lo guardano come un vate: il salvatore della patria. Cioè della Lega. “Mi limito a percepire il forte desiderio della base del partito”, dice al Foglio Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio in Senato. “Sento questa responsabilità da quando sono stato eletto segretario regionale. Dobbiamo ritrovare la nostra identità. Vi ricordate il motto ai tempi del Senatùr? Né neri né rossi, liberi con Bossi”. E pensare che si flirtava con Vannacci, fino a qualche tempo fa. “Ma tra l’originale e la brutta copia la gente sceglierà sempre il primo: noi non siamo mai stati una forza di estrema destra. La svolta nazionale va bene, ma tornando a essere il sindacato del territorio. Già dalla prossima Pontida”.
E lì molti nodi verranno al pettine. Romeo, insieme al governatore Fontana e al tandem del nordest Zaia-Fedriga, invoca da tempo una nuova Lega a direzione collegiale. Niente più partito-persona, come indica il logo ‘Salvini premier’. Per questo ogni giorno che passa il Carroccio ribolle dall’interno. “È importante che ci sia la possibilità di un confronto che tenga conto di queste istanze”, riassume il senatore, senza mai fare il nome del leader. La tavola rotonda tra i big del partito potrebbe tenersi anche la settimana prossima, di sicuro prima del 20 settembre: la data di Pontida. “Che per noi resta sacra. Lavoriamo come sempre verso il raduno. Mi stanno scrivendo tanti militanti: si respira un clima di grande attesa dettata dalla possibilità di avere un forte segnale di rinnovamento. Se arrivasse davvero, come speriamo tutti, sarà più semplice coinvolgere i sostenitori”. Altrimenti? “In caso di delusione il quadro si farebbe complicato. Non lo nascondo. La via per il nostro rilancio passa dal presentarsi alle prossime elezioni politiche come squadra unita. Prepariamoci a un voto molto polarizzato: da una parte Meloni, dall’altra il centrosinistra, poi l’outsider Vannacci. Cosa possiamo contrapporre noi che gli altri non hanno? Un gruppo di amministratori e dirigenti esperti che ha dato esempio di buon governo in tante regioni. E questo esempio può convergere in tutto il sistema Paese”.
L’appello di Romeo passa anche attraverso il suo ultimo libro: “Fare la Lega. Agenda per il rinnovamento” (Rubettino, pp 144). Copertina da camicia verde e Alberto da Giussano sullo sfondo. “Queste pagine sono nate mentre ascoltavo la base del partito durante la corsa per la segreteria. Contengono le richieste degli attivisti storici, ma anche i risultati della Lega al governo: autonomia, sicurezza, economia – cioè i traguardi di Calderoli, Salvini, Giorgetti. E si concludono con alcune proposte per il futuro: i cittadini sono stanchi della politica, delle promesse non mantenibili”. Ponte sullo Stretto compreso? “È fondamentale ridare centralità al pragmatismo, al federalismo fiscale e alla questione settentrionale – così come ne esiste una meridionale: la contrapposizione fra le due, insegnava Bossi, è stata creata da Roma nel segno del dividi et impera. Anche la classe imprenditoriale ci chiede di tutelare gli interessi del nord. È la macroarea italiana che negli ultimi anni ha perso più capacità di spesa: un dato Istat che non possiamo ignorare”.
Così si può risalire dal rischio del 3 per cento? “Concentrarci su chi siamo noi è la via per tornare a essere riconoscibili”, è convinto Romeo. “Siamo da sempre un movimento post ideologico, che guarda con concretezza ai problemi quotidiani della gente senza inseguire teorie che non hanno mai fatto parte della nostra storia. L’anno scorso a Pontida avevo presentato la carta della Lombardia, un manifesto per ridare centralità politica, economica e culturale alla regione: mi auguro che arrivi anche da tutte le altre”. Resterebbe comunque un dietrofront, rispetto alla stagione dei patrioti. “Ma questa è anche la differenza tra la Lega e Vannacci. Salvini ha dimostrato che molte cose si possono realizzare, come la difesa dei confini. E Maroni aveva proposto il famoso permesso di soggiorno a punti – cioè un bonus per gli immigrati ben integrati nella comunità e un malus in caso di reati e infrazioni varie. Vannacci invece parla di remigrazione. Allora i cittadini giustamente chiedono: chi convaliderebbe poi le misure di rimpatrio? Resta uno slogan. Dobbiamo dimostrare che i fatti sono meglio degli slogan. Come si faceva una volta”.

