Politica
Dopo l’uscita di Fontana •
Salvini si blinda e medita rappresaglie contro i “rivoltosi”
I nordisti tirano dritto con la loro associazione: “Risposte prima di Pontida”. Il libro “dissidente” di Romeo per "tornare a fare la Lega". I possibili risvolti in Senato preoccupano Meloni
19 AGO 26

“Sinceramente, speriamo di risolvere tutto entro Pontida. Altrimenti...”. E’ in questa frase lasciata cadere un po’ così, nel vuoto, da un alto dirigente del partito che si racchiude l’incertezza, il procedere a tentoni, nella Lega. L’intervista di Attilio Fontana ha scoperchiato malumori ma, al contempo, ha portato i fedelissimi di Salvini a fare quadrato attorno al segretario. Che, da par suo, scansa lo scontro occupandosi, come ha fatto ieri, di “trasporto pubblico per gli studenti”. Uno scenario plausibile è che a Pontida possa andare in scena una Lega “separata in casa”. Zaia, Fontana e Fedriga potrebbero salire sul palco il 20 settembre e chiedere il congresso. Per questo gli interventi sono ancora in discussione. Così come c’è chi addirittura evoca rappresaglie, da parte del segretario. Romeo pubblica un libro “dissidente”. La certezza è che Meloni non gradisce quest’ulteriore instabilità. Soprattutto per i risvolti al Senato.
Ieri uno degli interventi più “vocali” nell’universo leghista è stato quello del presidente del Veneto Alberto Stefani, che ha sfidato i nordisti (“perché chi polemizza non si è candidato alla segreteria?”, ha detto al Corriere) e che però, raccontano ambienti vicini a Fontana, Zaia, Fugatti e Fedriga, “si sapeva avrebbe preso le difese di Salvini”. Anche in ragione di un dualismo (o quanto meno una discontinuità) oramai sempre più evidente col suo predecessore. Ma una difesa ancor più accorata del segretario è arrivata anche dall’altro Fontana, Lorenzo, presidente della Camera, quarta carica dello stato (“ci vuole rispetto per Salvini, ha salvato una Lega data per morta. Si vince uniti”, ha detto al Giornale). Segno che un big è stato mobilitato per cercare di acquietare gli umori. Cercando, per quanto possibile, un confronto al riparo da taccuini.
Per quel che riguarda il resto della pattuglia nordista, nulla si muoverà prima di domani, quando Fontana, insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, parteciperà alla Versiliana a un incontro dal titolo “La forza della Lega sono i territori” e in cui dovrebbe rendere più circoscritto il progetto di associazione a cui sta lavorando. Ma è proprio sulla natura di questo novello contenitore che potrebbero innescarsi una serie di reazioni nella segreteria. E’ vero che il precedente di Vannacci insegna che la coabitazione all’interno del partito è in linea teorica accettata. Ma esattamente quell’epilogo, la fuoriuscita dal partito, sconsiglia di prenderla troppo alla leggera. Sempre in ambienti leghisti, poi, si fa notare la concordanza tra le parole di Fontana e le posizioni del movimento Patto per il nord, guidato da Paolo Grimoldi, ultimo portavoce di Bossi e in pratica ultimo espulso illustre dal Carroccio. Della serie: le epurazioni non sono uno scenario così peregrino. Anche se tutto è particolarmente prematuro. Ciò detto, Zaia per ora continua a monitorare la situazione senza alcuna voglia di intervenire direttamente. Cosa che però dovrà fare giocoforza quando la scusa delle ferie estive verrà meno. Per questo potrebbe, dal palco di Pontida, arrivare a chiedere addirittura un congresso. Ragion per cui ancora si posticipa la decisione su chi prenderà parola dal palco (oltre, ovviamente, al segretario, che chiuderà la kermesse sul pratone).
Nelle ultime ore anche il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha inviato a “lavare i panni sporchi in casa. Il dibattito sui giornali non serve a nulla”. E gli inviti generalizzati a ritrovare la calma hanno portato pure Romeo, che ha dato alle stampe un libro dal titolo particolarmente tempestivo, “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, a ridimensionare l’ipotesi di sostituire la leadership salviniana: “Mi interessa rilanciare il movimento, non le sfide”. Pur non rinunciando a reiterare il senso di fondo del messaggio di Fontana: “C’è la volontà che la Lega torni a riprendere in mano alcuni temi che hanno caratterizzato un po’ la storia della Lega, cercando di attualizzarli. Restiamo una Lega nazionale, nessuno vuole mettere in discussione questo, ma vogliamo rafforzare le identità territoriali, che sono la forza della Lega. In questo libro cerco di portare questo desiderio, questa volontà di rinnovare”. E poi ancora: “Ci siamo imborghesiti. La Lega deve fare la Lega, tornare allo spirito di Bossi”. L’ex deputato bergamasco Daniele Belotti, uno che a Pontida ci è praticamente cresciuto, la mette giù in questi termini: “Il presidente Fontana ha detto una cosa giusta e condivisibile. Chiedo un’analisi seria e non ho problemi a dire che va cambiato il segretario federale. A Salvini l'ho detto in faccia”.
Fatto sta che le apprensioni leghiste emerse in questa seconda metà dell’estate non fanno granché piacere a Giorgia Meloni. E la ragione è presto detta: alla ripresa dei lavori parlamentari molti dossier, a partire dalla legge elettorale, ma anche il pacchetto sicurezza, quello immigrazione, saranno affrontati al Senato. Ovvero il ramo del Parlamento dove risiede la base più nordista e federalista della Lega. La premier però, dopo lo scherzetto preferenze alla Camera di metà luglio, non sembra essere disposta a tollerare regolamenti di conti in commissione o in Aula. Per questo, pur nel sacro rispetto del dibattito interno a un partito alleato. spera che la situazione rientri. Senza altri finali alla Vannacci.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
