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vicepremier cadente •
L'isolamento di Salvini. I governatori del nord gli preparano la festa e aprono alla sostituzione. Addio Viminale
Il presidente della Lombardia Fontana parla di passo indietro del segretario e nelle chat Lega scoppia la resa dei conti tra sudisti e nordisti. Durigon: "C'è chi vuole la tanto bistrattata Roma...". E al ministero dell'Interno si rinsalda la posizione di Piantedosi

Niente va escluso. Nemmeno che a Matteo Salvini, visto l’andazzo, venga una improvvisa voglia di gettarsi a capofitto nell’attività di ministro dei Trasporti. “Niente va escluso”, del resto, ha detto ieri il presidente della Lombardia Attilio Fontana a proposito del passo indietro del suo segretario. Sorta di claim ben più sbilanciato nel campionario degli “stai sereno”. E in effetti l’aria che si respira tra i governatori e amministratori leghisti è quella del “settembre bollente” dopo un agosto tropicale. Per ora Zaia, Fugatti, Fedriga aspettano a commentare le parole di Fontana al Corriere. Ma si tengono pronti a un autunno di mobilitazione, forse ancor prima di Pontida. Lui intanto, Salvini, vede sfumare forse definitivamente il Viminale. Meloni, visto il caos con Spagna (e Germania), preferisce un tecnico come Piantedosi.
E’ prevedendo l’audience che avranno le proprie parole che si sceglie con chi parlare. Dopo settimane turbolente di retroscena, ieri il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha scelto infine il Corriere della sera per la scena, rilasciando un’intervista che tra i leghisti viene già definita “uno spartiacque”. Il succo dell’intervento di Fontana è che “i nostri militanti, non solo in Lombardia ma in tutto il Nord, ascoltano i cittadini e segnalano un malessere. Nel direttivo, con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti”. Per questo, a proposito della possibile sostituzione di Salvini, “niente va escluso. la Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito, per valorizzare i suoi stessi asset. Perché ce n’è un gran bisogno ora. E il rilancio della Lega è una condizione prioritaria per l’intera coalizione di centrodestra”, segnala il governatore. Una presa di posizione forte dopo che per anni si era detto che la seconda Lega, quella degli amministratori, alla prova dei fatti s’accodava sempre alle posizioni del segretario. Ma soprattutto un’uscita che potrebbe spalancare, nelle prossime settimane, quella dell’ex presidente del Veneto Luca Zaia. Oltre che del presidente della provincia di Trento Maurizio Fugatti. Mentre invece il presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, per ora, appare su posizioni più concilianti con il segretario.
Nelle mire c’è sempre la costituzione di un’associazione che resti (per adesso, nel futuro chissà) all’interno del partito. E che però faccia leva sulle battaglie locali, identitarie, insistendo sul federalismo e sui diritti civili. Una specie di piattaforma programmatica che, si vocifera, possa un domani costituire una mozione alternativa a Salvini. Nel frattempo, però, le dichiarazioni del presidente lombardo hanno sfrangiato gli animi all’interno del Carroccio. Un leghista della prima ora come Igor Iezzi arriva a sostenere che “il dibattito attorno a Matteo Salvini è irrispettoso nei confronti dei militanti che l’hanno votato, tra l’altro all’unanimità, un anno fa. E’ un dibattito molto ‘lombardo-centrico’, che fa molto Prima Repubblica”. Con la vicesegretaria Silvia Sardone che nella chat del Consiglio federale si sfoga: “Quando esce un articolo che non parla di beghe interne avvisatemi...”. Seguita, sempre in chat, dagli interventi di Andrea Crippa, Luca Toccalini, Giulio Centemero, Susanna Ceccardi e Alberto Di Rubba, tutti a sostegno del raffreddamento dei toni. Anche Claudio Durigon se la prende con i nordisti: “C’è chi vuole la tanto bistrattata Roma”.. Le parole di Fontana vengono invece lette come una benedizione da tutti i bossiani. E anche il senatore Garavaglia parlando con Huffpost dice: “Intervista ineccepibile”. Aria da redde rationem. Questo sul fronte del partito, ma anche guardando al governo sono settimane difficili, di isolamento per Salvini. Che fino a qualche giorno fa accarezzava l’idea di tornare al ministero dell’Interno. E invece, vuoi per un’estate che d’un tratto s’è fatta complicata nei rapporti con gli altri paesi europei sul tema immigrazione, adesso appare lontanissimo, irraggiungibile. Al punto che sarebbe stato lo stesso vicepremier a rendersi conto che le condizioni non ci sono. Anche perché sembra tramontato il transito, come s’era augurata la Lega, di Piantedosi all’Anac. Del resto, c’è ancora in ballo la sospensione di Schengen con la Spagna. Così come vanno avanti le interlocuzioni tra autorità italiane e tedesche sul ricollocamento di tre migranti cosiddetti “dublinanti” che Berlino vorrebbe rispedire a Roma entro domani (ancora ieri dal ministero dell’Interno tedesco glissavano sulla questione). Trattative in cui la premier Meloni si fida del lavoro “tecnico” di Matteo Piantedosi (che non a caso ha riacquistato centralità, rivendicando rimpatri in crescita del 34 per cento nell’ultimo anno). Non solo: sono decisioni da ponderare sulla base di dati come quelli raccolti nel rapporto dell’Aise. E con un confronto costante e diretto con la Farnesina guidata da Tajani (con cui Salvini avrebbe sicuramente più difficoltà a intendersi, viste le continue tensioni tra i due). Ciononostante, assecondando il desiderio di presidiare il campo, il vicepremier si concede di usare i social per il solito battage sulla sicurezza. Lo ha fatto ancora ieri manifestando vicinanza a un agente indagato a Prato: “Altro che tentato omicidio. Ha fatto il suo dovere. Solidarietà”.
Per non dire, poi, dell’isolamento che Salvini subisce sul refrain che ha tirato fuori nel bel mezzo della settimana di Ferragosto: innalzare la tassa sulle banche. Fumo negli occhi di Forza Italia. Ma soprattutto, una soluzione che non sarebbe stata condivisa né con Meloni né con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Di questo passo a Pontida resterà solo lui.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
