Arturo Parisi: "La provocazione di Speranza sulle primarie fa arrabbiare, la butta in vacca. Basta perdere tempo"

L'ex ministro della Difesa e architetto dell'Ulivo al Foglio: "È arrivato il momento che Schlein e Conte si parlino, guardandosi negli occhi", a cominciare da politica estera e guida della coalizione. Ai dem: "Basta furbate. I capicorrente del Pd sembrano voler indebolire la segretaria"

27 AGO 26
Immagine di Arturo Parisi: "La provocazione di Speranza sulle primarie fa arrabbiare, la butta in vacca. Basta perdere tempo"

Arturo Parisi nel 2011 - foto Ansa

"La provocazione di Speranza più che farmi sorridere mi ha fatto arrabbiare. Dentro un ragionamento pieno di spunti meritevoli, perché buttarla in vacca così?". Arturo Parisi, ex ministro della Difesa e uno degli architetti dell'Ulivo, l'alleanza di centrosinistra che funzionava, non sembra digerire per nulla il ritorno del dibattito primarie sì primarie no. "È una proposta da premio Nobel per la Pace a Trump", dice al Foglio il professore. "Aggirare il problema – continua – andando alle elezioni dell'anno prossimo con un ragazzetto che oggi ha a malapena diciassette anni o un partigiano quasi centenario che in quel glorioso 25 aprile ne aveva più o meno quindici, come se uno di loro potesse mai trovare un accordo col principale alleato del Pd".
Parla del campo largo, di primarie. Le difende e incalza i protagonisti: "Bisogna accelerare. Come possiamo pensare di risolvere conflitti potenziali buttando benzina sui dissensi reali?". Secondo Parisi la gara tra Schlein e Conte non è aperta, è apertissima. Ma: "È arrivato il momento che i due principali leader si parlino, guardandosi negli occhi", a cominciare da politica estera e guida della coalizione. E ai dem dice: "Basta fare i furbi", perché altrimenti "l'ultima speranza è che gli altri facciano più errori di noi". A sinistra c'è confusione. E dopo l'intervista di Speranza al Corriere anche il punto fermo delle primarie sembra essere stato messo in discussione.
"Come se di problemi non ce ne fossero abbastanza…", dice Arturo Parisi. "Ormai in vista delle elezioni con un centrodestra in affanno, i capicorrente del Pd sembrano inventarsene una ogni giorno per indebolire quel campo largo al quale, nonostante gli anni passati, non son riusciti ancora a trovare un nome e una ragione politica, se non quella di opporsi al ritorno del fascismo senza alcun riferimento al futuro". Redarguisce il partito. Ma le parole dell'ex ministro della Salute sottendono una non troppo velata paura che la segretaria del Pd, la candidata naturale, le primarie non possa vincerle. O almeno questa è l'impressione.
Si tratta di un'ipotesi che l'ex ministro della Difesa non esclude: "Anche se Conte appare in vantaggio perché è partito prima con maggiore determinazione e spregiudicatezza penso che la gara, più che aperta, sia apertissima". Secondo lui, l'unica cosa certa è che sempre quei "capicorrente Pd a furia di paventare una sconfitta di quella che a parole sarebbe la loro candidata, una sconfitta a loro dire contenibile solo attraverso una condotta militarizzata da 'bagno di sangue', finiscano per diffondere e rafforzare l'idea che possa perdere, indebolendola così ogni giorno di più".
Ma c'è un ulteriore aspetto: cioè che nell'idea di Speranza ci sia un modo per evitare un dualismo, una diarchia. Quella tra Schlein e Conte. Una lettura che Parisi non condivide per nulla. "Io ritengo che il nodo denunciato vada ben oltre il problema delle persone. Anche se, aperta a tempi quasi scaduti, la questione rischia di diventare drammatica, il discorso dell'ex ministro della Salute è un discorso serissimo". Parla dell'identità dell'alleanza: "Più che la proposta provocatoria che chiude l'intervista, il centro del suo discorso è nella affermazione iniziale: ha scritto che le primarie ‘sono un errore politico e vanno evitate. Ci stiamo scivolando dentro senza aver ragionato fino in fondo sul significato e sulle conseguenze politiche'. Un vero partito ne avrebbe dovuto parlare da tempo. Un partito serio dovrebbe aprire un confronto abbandonando una volta tanto l'unanimismo nel quale è precipitato da fin troppo".
Il "vero" partito di cui parla Parisi è anche il partito che dall'Ulivo, di cui il professore è cofondatore, è nato. Le primarie che incoronarono Prodi furono l'atto del concepimento. E ora dopo vent'anni, ci si tira indietro. Non è un paradosso? "Tutt'altro", dice. E anzi spiega che "non è un caso che la questione sia stata sollevata proprio da Speranza". Lui che fu il segretario di Articolo Uno. "Non possiamo dimenticare che, assieme a Letta segretario del vecchio Pd, Speranza in quanto segretario di Art.1 è il cofondatore e garante del processo costituente del nuovo Pd che nel gennaio del '23 ha consentito a una non iscritta di diventare segretaria di un partito definito in discontinuità con i due partiti fondatori. Questa, secondo Parisi, è una "delle tante furbate che accompagnano la vita del Pd". Le altre: "Non scordiamoci anche la promozione sul campo di Conte da alleato di Salvini a ‘riferimento fortissimo di tutte le forze progressistÈ. Una furbata che risale al 2019, ma che purtroppo, personalmente mi duole riconoscerlo, affonda le sue radici nelle furbate e doppiezze che hanno segnato lo stesso solco aperto dall'Ulivo nel 1996, ben undici anni prima della nascita del Pd nel 2007".
Il professore spiega che "la contestazione politica delle primarie da parte di Speranza non è una improvvisazione ma risale molto indietro nel tempo". E questo perché: "Nel Nuovo Pd concordato con Letta dopo la sconfitta del '22, Speranza fu garante della componente uscita dal Pd di Renzi per dar vita ad Articolo Uno al seguito di Bersani e D'Alema". Una componente, dice Parisi, "che al Pd ‘ulivista' non ha mai veramente creduto". A cominciare, spiega, "dalle primarie nate nel solco della proposta di riforma istituzionale affidata alla tesi n.1 del programma dell'Ulivo del 1996, figlia della stagione del maggioritario e sancita dal voto referendario del 1993". Una tesi che Parisi vuole rileggerci: "Si proponeva ‘l'adozione di una forma di governo centrata sulla figura del primo ministro investito in seguito al voto di fiducia' prevedendo ‘sulla scheda elettorale, l'indicazione - a fianco del candidato del collegio uninominale - del partito o della coalizione alla quale questi aderisce e del candidato premier da essi designato'".
Secondo Parisi oggi l'Ulivo e il campo largo sono due coalizioni diverse. "La nostra coalizione prevedeva e puntava a una guida non riconducibile a nessuno dei partiti che la componevano, un leader e premier riconosciuto come un riferimento unitario a essi trasversale. Il modello evocato da Speranza prevede invece un fronte di partiti con un partito guida il cui segretario è automaticamente leader della coalizione e in caso di vittoria capo del governo. Due concezioni legittime, ma tra loro alternative". Anche per questa ragione le discussioni erano ampiamente prevedibili: "La soluzione rappresentata dall'investitura del leader o attraverso un accordo di vertice o attraverso le primarie alla fine ha rinviato scelte che dovevamo fare all'inizio".
Per questo motivo la domanda più semplice è: cosa deve fare ora il campo largo? "Cercare di accelerare il più possibile i tempi sperando di recuperare l'enormità del tempo perduto sia che lo si calcoli a partire dall'inizio della segreteria Schlein, ancor più se dalla improvvisata dell'estate 2019". Per il professore è arrivato il momento di un confronto: "Schlein e Conte si devono parlare, finalmente guardandosi negli occhi, affrontando i problemi sul tavolo senza saltarne nessuno: cominciando dalla politica estera e dalla questione della guida della coalizione". Il consiglio, o l'avvertimento, arriva con una ramanzina: "Se si continua a fare i furbi a furia di ‘Come no?' dissimulando i disaccordi e simulando convergenze inesistenti, tra i partiti e dentro i partiti, a cominciare dal Pd, l'unica e ultima speranza è che gli altri facciano più errori di noi".