Il pressing su Tajani. È infastidito dalle parole di Zangrillo. E ora teme interventi della famiglia Berlusconi

L'intervista e le critiche del ministro della Pubblica amministrazione sono state molto commentati all'interno del partito. Il vicepremier non ha gradito l'uscita. L'incontro con Marina B. e il caos del congresso in Campania
21 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 08:13
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Che non abbia gradito l’intervista del ministro Paolo Zangrillo al Foglio, è un eufemismo. Antonio Tajani lo raccontano come molto infastidito. Del resto, nei gruppi parlamentari le parole del ministro della Pubblica amministrazione, l’accusa di non essere stato coinvolto prima di lanciare il piano per la sburocratizzazione anzi solo a cose fatte, ma anche l’insofferenza per la gestione dei congressi, sono girate molto per tutto ieri. Particolarmente apprezzate dal fronte più vicino alla famiglia Berlusconi. E, si vocifera sempre tra gli azzurri, lette con grande attenzione anche dalle parti di Segrate e Cologno monzese. Nei giorni in cui Attilio Fontana e Massimiliano Romeo mettono pressione a Salvini (ieri alla Versiliana: “Così non va, vogliamo soluzioni dal segretario prima di Pontida. Zaia va coinvolto”. Prima di essere contestati da militanti salviniani), lo scontro tra un ministro di Forza Italia e il suo segretario rischia di essere un ulteriore spartiacque nel centrodestra. Anche perché finora, ed è questo, pare, ad aver infastidito Tajani, i panni sporchi si erano sempre lavati in casa. Adesso invece si è arrivati a Zangrillo che ricondivide le sue parole sui social, e col ministro Piantedosi che gli piazza un like. Più delle divergenze emerse sulla scarsa valorizzazione del lavoro del ministro della Pa contro la burocrazia, però, dalle parti del segretario non sono sfuggiti soprattutto i riferimenti a un partito “decisamente più aperto e più disposto al lavoro di squadra. Dove chi esprime un’idea diversa dalla posizione ufficiale non debba sentirsi a disagio. Altrimenti non andremo lontano”, come rimarcato da Zangrillo. Così come le critiche per la stagione congressuale. Quando Tajani si presentò da Marina Berlusconi negli uffici di Mediaset, lo scorso aprile, oltre all’avvicendamento tra Paolo Barelli ed Enrico Costa, si decise che i congressi si sarebbero fatti solo dove c’era unità d’intenti. Ora che però s’approssima un nuovo vertice tra il segretario e la famiglia, che si dovrebbe tenere entro fine mese, forse nella residenza di Châteauneuf-de-Grasse, Tajani si presenta con congressi pronti a implodere come quello in Campania, dove un gruppo di parlamentari sta scrivendo un documento politico per denunciare “gravi irregolarità”. Per non dire delle tensioni sulle suppletive in Calabria.
Per eleggere il sostituto di Francesco Cannizzaro (nel frattempo diventato sindaco di Reggio Calabria) il 26 e 27 settembre Forza Italia schiera (per volontà del governatore Occhiuto) Fabio Roscioli, tesoriere del partito e storico avvocato di Fininvest, nonché punto di riferimento della famiglia a Roma (oltre, ovviamente, a Gianni Letta). Ebbene, come ha raccontato Il Fatto, nelle mire di Tajani ci sarebbe, però, la sostituzione di Roscioli nel ruolo di tesoriere. Questo perché quella casella è fondamentale per stilare le liste. E mantenere in una posizione così centrale un “uomo di Marina” vedrebbe di molto restringersi i margini di manovra del segretario nella selezione dei candidati. Per questo l’avvicendamento sarebbe stato studiato per l’autunno. Giustificandolo magari con l’avvenuta elezione e successiva mancata conferma alla scadenza dei termini.
In Campania, come detto, sta lacerando la pax temporanea interna al partito regionale la gestione del congresso. A luglio si è stabilito che si sarebbe dovuto tenere a settembre. E già il fatto che tutte le procedure si sarebbero dovute tenere ad agosto, praticamente sotto all’ombrellone, aveva indispettito molti. A ora l’unico candidato è il coordinatore regionale uscente Fulvio Martusciello che è anche capo delegazione di Forza Italia a Bruxelles. “E però è anche garante del congresso, capo della comunicazione, tutto”, mugugnano a Napoli. C’è un di più: perché proprio la data del congresso, il 9 settembre, un mercoledì pomeriggio, come hanno fatto notare a Roma è quantomeno in dissenso con l’impegno massimo che la premier Meloni ha chiesto ai gruppi parlamentari di maggioranza per cercare di approvare nel più breve tempo possibile la legge elettorale. Soprattutto dopo che la discussione sulle preferenze si è sì risolta a livello di leadership. Ma allo stato dei fatti l’ultima riunione di Tajani con i senatori rimane quella in cui, a Palazzo Madama, gli è stato fatto capire che il corpaccione del partito restava contrario a quell’imposizione: “Se vuoi le votiamo, ma è una decisione tua”. A ogni modo i parlamentari campani di Forza Italia, come detto, stanno presentando un documento politico per denunciare la netta frattura nel partito regionale. tanto che si dà già per scontato che il congresso finirà “a carte bollate”.
Non il massimo, si capisce, per presentarsi da Marina, che i congressi li aveva sconsigliati. Non è dato sapere se il confronto verterà anche sulla legge elettorale. Ma senz’altro uno dei dossier sarà il fine vita, visto che è stata la stessa Stefania Craxi a scrivere sul Foglio che “Forza Italia deve battersi per il fine vita a ogni costo”. Ed è risaputo come sul tema, così come sui diritti civili, la posizione della figlia del Cav. sia molto liberale. Mentre invece ancora, all’interno del partito, permangono posizionamenti diversi. E forse nemmeno il segretario ha ancora deciso il da farsi. In questo quadro di tensioni e malumori, insomma, Tajani s’avvia a un settembre che, tra la ripresa dei lavori e le difficili partite a livello internazionale, rischia di essere caldissimo per lui e per Forza Italia. Soprattutto se dall’incontro di fine mese emergerà ancora l’immagine, come era stato ad aprile, di un leader “commissariato”. Forse anche da questo pressing si spiega l’insofferenza del vicepremier per delle parole, quelle di Zangrillo, che (questo è il timore) potrebbero innescare un effetto domino di uscite critiche.