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Ceuta, frontiere con la Spagna e rimpatri dalla Germania: l'audizione di Piantedosi
Il caso di Ceuta non è una "speculazione politica contro Madrid. Non si escludono infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori". Il ministro dell'Interno ascoltato dal Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. La diretta
13 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 14:43
Il caso di Ceuta non è una "speculazione politica contro la Spagna. Non è questa la logica che muove questo governo, il cui unico obiettivo è la tutela della sicurezza nazionale”. Così il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in audizione davanti al Comitato Schengen. “È per questo – ha proseguito – che stiamo attentamente monitorando l'evolversi della situazione e, come già preannunciato dal governo, la decisione di sospendere l'applicazione dell'Accordo di Schengen non sarà rivista prima del 15 agosto, e comunque solo dopo che saranno completamente esclusi rischi di sicurezza per l'Italia". Nonostante i rimpatri effettuati dalla Spagna negli ultimi giorni “restano ancora nell'exclave di Ceuta almeno 6.000 persone (anche se alcune fonti parlano di oltre 11.000) prevalentemente subshariani per le quali – ha detto il titolare del Viminale – non risulterebbero praticabili né la riammissione, né il ritorno in Marocco e che costituiscono un elemento di pressione oggettiva verso il territorio continentale europeo, destinazione ultima invocata dai migranti. Il dato – secondo Piantedosi – è ancora più preoccupante se ci riferiamo ai minori stranieri non accompagnati che sono oltre 1.300 e che non potranno essere rimpatriati". Inoltre, "dal ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna, abbiamo effettuato 3 arresti e respinto, in quanto illegali, 21 cittadini di paesi terzi, di cui 6 marocchini".
"Le informazioni condivise hanno evidenziato la sussistenza di elevati profili di rischio per la sicurezza interna, in relazione a possibili spostamenti incontrollati e improvvisi di cittadini di paesi terzi attraverso lo spazio comune, che in quanto tali non escludono potenziali infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori", ha detto Piantedosi. Secondo cui diverse fonti evidenziano come alcune aree del Marocco, compresa quella in prossimità di Ceuta, "siano storicamente oggetto di reclutamento e radicalizzazione da parte jihadista. L'eccezionalità di questa situazione ha richiesto un immediato intervento del governo a tutela della sicurezza interna, attraverso il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne con il Regno di Spagna, in conformità con quanto previsto dal regolamento (Ue) 2016/399, cosiddetto Codice Frontiere Schengen", ha proseguito.
Sullo stop a Schengen con la Spagna, "quel che ha scelto di fare il governo è pienamente dentro il diritto europeo", ha spiegato. "Lo hanno fatto e continuano a farlo altri stati europei, anche nei confronti dell'Italia. Non mi risulta che in quelle circostanze siano state espresse perplessità o richieste di approfondimento". Il ministro ha dunque sottolineato che "mentre l'iniziativa dell'Italia si fonda su solide basi oggettive e l'attività di controllo, la sospensione operata dalle autorità di Madrid nei nostri confronti corrisponde, per loro ammissione, a una logica sostanzialmente ritorsiva". Del resto, "il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne è stato attivato centinaia di volte negli anni dai paesi europei: la stessa Spagna vi ha fatto ricorso 22 volte a partire dal 2009, così come alcuni altri Paesi hanno fatto nei confronti dell'Italia o di altri partners".
"Con Germania e Francia abbiamo azzerato le quote dei cosiddetti 'dublinanti' fino all'entrata in vigore del patto Ue Migrazione e Asilo, il 12 giugno", ha detto Piantedosi. "Ho fatto già presente all'omologo tedesco che non accetteremo casi di cui hanno parlato le cronache, precedenti a quella data. E che in ogni caso, a partire da quella data, faremo una compensazione con le migliaia di migranti che vengono portati sulle nostre coste da navi di Ong tedesche: sono 2.200 dall'inizio dell'anno e più di 500 solo dal 12 giugno. Abbiamo accettato che la responsabilità dei paesi di primo ingresso non fosse cancellata – ha ricordato Piantedosi – ma confidiamo che i casi di possibili 'dublinanti' siano sempre di meno, lavorando perché arrivino sempre meno irregolari in Italia e in Europa".
Piantedosi ha poi difeso ancora una volta le politiche messe in atto dal governo Meloni sul fronte dell'immigrazione. "Dall'inizio dell'anno, gli sbarchi in Italia sono calati del 55 per cento rispetto al 2025 e, se raffrontiamo gli sbarchi dei primi sette mesi del 2023, l'inizio della legislatura, con lo stesso periodo di quest'anno, i numeri crollano dell'82 per cento. Nel 2026, in sostanza, sono sbarcate circa 17 mila persone, cioè a dire meno di un quarto di quelle giunte a Ceuta in due giorni", ha dichiarato. Poco prima dell'inizio dell'audizione, la premier Giorgia Meloni ha condiviso sui social un video degli immigrati irregolari che sono stati imbarcati su un aereo dalla polizia. "Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano", ha scritto Meloni. "Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada".

