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Il Marocco rivendica Ceuta e Melilla
“Sono spagnolissime”, replica Madrid. Ma Rabat vuole aprire un tavolo negoziale. Sui fatti del 30 luglio l'ipotesi della ritorsione per un'inchiesta giornalistica che accusava i servizi di marocchini di spiare l'establishment spagnolo
13 AGO 26

Controlli al confine durante i rimpatri verso il Marocco
Cosa voglia davvero il Marocco dalla Spagna agitando lo spettro dei migranti a Ceuta l’ha spiegato finalmente ieri il ministro della Giustizia di Rabat, Abdellatif Ouahbi: “Ceuta e Melilla sono nostre – ha detto –. Continuiamo a difenderle e la questione è sul tavolo ogni volta che incontriamo gli spagnoli”. Mentre da giorni si affastellano interpretazioni con diversi gradi di complottismo su quanto è avvenuto lo scorso 30 luglio, quando quasi 80 mila migranti hanno preso d’assalto l’exclave spagnola, la chiave nazionalista sembra ora la più accreditata a dare un senso alla crisi migratoria più grave degli ultimi anni. Ouahbi non si è fermato alla semplice rivendicazione delle due città, ma ha colto l’occasione per criticare il governo di Pedro Sánchez, che pure fino a ieri si era premurato di accusare chiunque, dalle mafie ai contrabbandieri, tranne il Marocco stesso per i fatti di Ceuta. “Non potete chiedermi di impedire l’immigrazione irregolare e, una volta arrivati in Spagna, concedere a tutti una situazione legale”, ha detto il ministro marocchino. Quindi sì, “il Marocco vuole cooperare, ma rifiuta di essere il gendarme dell’Europa. Il regno è pronto a lavorare con i suoi partner, ma non a lavorare per loro”. Quasi stupita da simili toni, Madrid ha risposto indignata con le parole ferme pronunciate poco dopo dalla ministra della Difesa, Margarita Robles: “Ceuta e Melilla sono spagnole, anzi spagnolissime. E non si toccano”.
“Non abbiamo paura”, ha avvertito il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas. Se però Vivas non ha paura, sembra che i cittadini di Ceuta un po’ ne abbiano, visto che da settimane manifestano tutta la propria frustrazione e rilanciano critiche contro il governo spagnolo, accusato di averli abbandonati. Risse, accoltellamenti, accampamenti di migranti rendono le condizioni di sicurezza della città al limite del sopportabile e un nuovo eventuale afflusso in massa, previsto dalla Guardia Civil per Ferragosto, potrebbe portare allo stremo la resistenza dei residenti.
Quella della sovranità su Ceuta e Melilla è storia vecchia. “E’ un argomento molto sentito in Marocco, se ne parla continuamente”, spiega al Foglio Riccardo Fabiani, esperto di Nord Africa del think tank International Crisis Group. “Rabat non vuole la guerra con la Spagna ovviamente, ma preferirebbe avviare un negoziato sul modello di quello che c’è stato tra i cinesi e i britannici nel caso di Hong Kong. Magari accordando uno statuto speciale di autonomia”, dice l’esperto. A rendersi conto da subito che il vero obiettivo del Marocco fosse proprio quello di rivendicare la sovranità sulle due exclavi erano stati gli stessi residenti: “Ceuta non si vende! Ceuta è la Spagna!”, urlava la piazza della cittadina lo scorso 9 agosto, quando migliaia di persone hanno dato vita a una delle manifestazioni più grandi che mai si siano tenute nell’exclave. Il governo marocchino ha trovato facile sponda in alcune dichiarazioni sorprendenti arrivate dagli Stati Uniti. Il 15 luglio scorso, in contemporanea con l’inizio della campagna di disinformazione lanciata sui social network che incoraggiava i migranti a raggiungere Ceuta a nuoto, un documento ufficiale del Congresso americano avallava le rivendicazioni marocchine sulle due exclavi spagnole. Nella legge sugli stanziamenti del 2027 per la sicurezza nazionale e il dipartimento di stato si afferma che le città “si trovano in territorio marocchino e restano oggetto della rivendicazione di lunga data del Marocco”. Non solo, ma si appoggiano gli sforzi del segretario di stato americano Marco Rubio per incoraggiare il dialogo diplomatico tra Rabat e Madrid sul loro futuro status. Nonostante la rettifica arrivata a distanza di oltre tre settimane da Tommy Pigott, un portavoce del dipartimento di stato – “gli Stati Uniti sostengono inequivocabilmente la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla” – “il Marocco ha probabilmente sfruttato le parole del Congresso per avanzare in modo esplicito le sue rivendicazioni”, spiega Fabiani.
Intanto si accumulano le ricostruzioni – alcune fantasiose – su cosa sia successo realmente il 30 luglio scorso. Fra le tante tesi complottiste – come quelle che hanno coinvolto Israele oppure Donald Trump e le sue simpatie per il re Muhammad VI – se ne vanno aggiungendo di nuove, tra cui quelle che tirano in ballo l’Algeria. Le360, quotidiano marocchino molto vicino alla casa reale, ha rilanciato la tesi che Algeri sia il regista occulto dell’invasione – “gli piacerebbe, ma non sanno nemmeno accedere a Facebook”, ironizza un analista sentito dal Foglio. Altre versioni delineano scenari più plausibili, come quella rilanciata ieri da Ignacio Cembrero sul Confidencial. La passività della guardia di frontiera marocchina potrebbe essere stata una ritorsione dei servizi segreti di Rabat come risposta a un’inchiesta giornalistica internazionale. Pubblicata da 13 quotidiani europei a metà luglio, l’inchiesta aveva svelato il caso di spionaggio con cui Rabat sorvegliava i cellulari dell’establishment politico spagnolo con il sistema Pegasus. Agenti marocchini anonimi hanno rivelato al quotidiano spagnolo come però la situazione sia sfuggita loro di mano, permettendo a circa 80 mila persone di riversarsi a Ceuta. Sembra che re Muhammad in persona non abbia mancato di manifestare tutta la sua rabbia per la brutta figura rimediata nel giorno della Festa del Trono, la più importante per la casa reale.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
