Spese militari, legittima difesa, intercettazioni: tutti gli inciampi tra Meloni e gli alleati

Non solo legge elettorale: sono diversi i fronti aperti nel centrodestra, che torna a litigare sulla giustizia (e insegue Vannacci sulla sicurezza). I prossimi appuntamenti parlamentari
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Al governo sono nella fase Andrea Laszlo de Simone: “Ti conviene/ Cogliere il tempo che rimane/ Prima che smetta di bruciare/ Dentro al tuo cuore/ Anche il più piccolo ideale/ Che sta tremando di terrore”. Meloni sa che l’approvazione della legge elettorale è una tregua a tempo. Perché molteplici saranno le occasioni in cui il centrodestra tornerà a dividersi. Guardate al bailamme sulla legittima difesa, innescata dalla condanna a Mario Roggero, con Nordio redarguito da Mattarella. Vannacci e Salvini che si contendono il gioielliere. E la premier costretta a difendere l’ultimo ddl sicurezza che “introduce una regola di puro buonsenso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi famigliari”. Sulle intercettazioni “a strascico” e sui nuovi aiuti all’Ucraina (fermi a novembre), poi, le distanze sono ancor più palesi.
Questa settimana al Senato s’è tornati a discutere della conversione del decreto legge “Giustizia e patto Ue su migrazione e asilo”, nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. Oggetto del contendere: un emendamento presentato dai senatori di Fratelli d’Italia Gianni Berrino e Sandro Sisler che, sotto input del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, mira a reintrodurre un’estensione dell’utilizzo delle intercettazioni. Secondo alcuni è un modo per tornare alla cosiddetta “pesca a strascico” che da Forza Italia ovviamente considerano al pari di fumo negli occhi. Per questo in una serie di riunioni dei gruppi parlamentari, tra cui una avvenuta ieri, la posizione dei forzisti è rimasta quella del “siamo fermamente contrari”, espressa tra gli altri dal senatore Pierantonio Zanettin. Con il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, tra quelli con più dimestichezza con la famiglia Berlusconi, che ha rincarato la dose: “Non accettiamo imposizioni”. FI ha già annunciato che senza compromessi l’emendamento non lo vota. Tanto che per far passare il provvedimento quando arriverà in Aula si pensa già di apporre la fiducia. Potrebbe essere solo un antipasto di quanto si potrebbe vedere a Palazzo Madama sulla legge elettorale, a maggior ragione se (come sembra) FdI (con Noi moderati) forzerà e ripresenterà l’emendamento sulle preferenze. Un azzardo visto che al Senato è vero che non c’è il voto segreto, ma le procedure non possono subire i contingentamenti osservati alla Camera. Per di più in questo ramo del Parlamento risiede la componente più “nordista” della Lega. Cioè quella meno disposta a seguire Salvini (men che meno sulle preferenze). Anche sul dl caccia Forza Italia inquieta gli alleati presentando degli emendamenti vicini alle sensibilità animaliste (tanto che Vannacci accusa: “Sono come la sinistra”).
Dicevamo delle considerazioni innescate dalla condanna al gioielliere Mario Roggero. Ancora ieri Vannacci e Salvini (che oggi sarà fuori dal carcere di Bollate) hanno provato a cavalcare il caso, ma pure Meloni è dovuta intervenire sui social dicendo che “lo stato sta dalla parte delle persone per bene, non dei criminali”. Anche il ministro Nordio, espressione di FdI, è favorevole alla grazia (anche se ieri il ministero ha smentito di aver fatto partire alcun iter). Ma molti tra i meloniani sono convinti che, in quanto primo partito della coalizione, non possano spingersi troppo a destra, sull’argomento. Un test potrebbe essere il provvedimento che interviene proprio sul risarcimento delle vittime a cui sta lavorando il gruppo di Futuro nazionale (come anticipato nella chiamata di Rossano Sasso allo stesso Roggero). L’insistenza sulla sicurezza, cercando di inseguire Vannacci, insomma, non è detto che porti a una quadra in maggioranza. Così come una nuova grana saranno le decisioni da prendere sulle spese militari. La riforma delle forze armate voluta da Crosetto era attesa in Cdm a metà giugno ma è in stand-by, anche per contrarierà di fette di maggioranza. Entro la fine dell’estate il governo dovrà prendere una decisione sull’utilizzo dei fondi del Safe, rivolti alla Difesa. Crosetto spinge per aderirvi (sarebbero circa 15 miliardi di prestiti a tassi molto agevolati), Giorgetti è molto più restio per questioni di cassa. Ma sullo sfondo si stagliano ulteriori divergenze su potenziali nuovi aiuti militari (e non) all’Ucraina. Come ha notato Valerio Valentini sul Post, non era mai successo dall’inizio della guerra in Ucraina che passassero più di sei mesi tra l’invio di un pacchetto e l’altro. In questo caso di mesi ne sono passati nove, visto che l’ultimo intervento è dello scorso novembre. Entro la fine dell’anno, però, una decisione andrà presa. Col serio rischio che ci siano tentennamenti dovuti alle critiche che, anche su questo versante, potrebbero arrivare da Vannacci (soprattutto per un Salvini già particolarmente suscettibile alla campagna del generale). Per dirla con la canzone citata all’inizio: “Lo so bene/ La vita è breve e pure stretta/ Ma la tua mente è una gran sarta/ Che cuce in fretta/ Il tempo di una sigaretta”. Fortuna che Meloni ha smesso di fumare.