Reagire al putinismo del campo clown

Giuseppe Conte stravolge le parole di un importante comandante Nato per sostenere che la Russia non è una minaccia per l'Europa. L'antifascismo farlocco del fronte progressista, il silenzio dei responsabili e il vero bug dell'alternativa

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Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni a Napoli per la prima data delle due manifestazioni del campo largo - foto LaPresse di Alessandro Garofalo

In politica, in tutto il mondo e non solo in Italia, esistono clown che indossano i panni del giullare per far passare i messaggi attraverso l'empatia generata da un sorriso: trovo un modo per farti ridere, rilasso i tuoi muscoli, abbasso le tue difese e provo a sfruttare quell'istintiva apertura di credito per creare una connessione tra le mie tesi e il tuo pensiero. Per quanto le tue idee possano essere folli, se riesci a dirle strappando un sorriso quelle idee, a prima vista, appariranno meno folli rispetto a quello che sono. In politica esistono anche clown diversi che indossano i panni del giullare senza accorgersene, muovendosi come se fossero degli statisti, e in alcune circostanze appaiono come dei clown, pur non essendolo, senza avere neppure la forza di strapparti un sorriso. Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio, capopopolo del M5s, mercoledì sera a Napoli, nel corso della prima eccitante uscita pubblica del campo largo, ha provato a recuperare molte posizioni in questa seconda speciale categoria politica. Lo ha fatto quando ha scelto in modo imprudente ma coerente di parlare di politica estera. E lo ha fatto quando ha scelto di metterci al corrente della sua opinione su ciò che, agli occhi di Conte, rappresenta, per l'Europa, per l'Italia, per il mondo libero, la minaccia russa.
"Stanno costruendo – ha detto Conte – una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti, ma persino il comandante delle forze Nato ha detto al Financial Times che la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa". La posizione di Conte è in linea con quanto brillantemente espresso negli ultimi anni dal M5s, in Italia e in Europa. Il M5s, dal 2023 in poi, ha fatto battaglia contro la prosecuzione dell'invio di armi all'Ucraina, non ha votato a favore del piano europeo di rafforzamento della Difesa, non ha votato a favore delle risoluzioni europee che chiedevano agli stati membri dell'Ue di aumentare il sostegno militare all'Ucraina "per tutto il tempo necessario e in qualsiasi forma necessaria", si è astenuto sulla risoluzione europea che identificava la Russia come uno stato sponsor del terrorismo, non ha mai fatto campagna per spingere l'Ucraina più vicino all'Ue, non ha mai sostenuto la necessità di avvicinare Kyiv alla Nato, si è astenuto sulla risoluzione europea finalizzata a rafforzare il contrasto alle ingerenze russe nei processi democratici europei.
Il M5s, con coerenza, si sente più a suo agio nel demonizzare la difesa dell'Ucraina che nel demonizzare l'aggressività russa e nella frase di Conte c'è tutto questo: la Russia, dice Conte, non è una minaccia per l'Europa, qualcuno sta creando una retorica tossica per convincerci che invece lo è e anche i vertici militari della Nato dicono con chiarezza che Putin non vuole fare male a nessuno, tantomeno all'Europa. Il fatto che Giuseppe Conte non consideri la minaccia all'Ucraina una minaccia per l'Europa può stupire fino a un certo punto: se suggerisci di difendere l'Ucraina dalla Russia con le fionde, aiuti umanitari sì ma armi no, stai dicendo che l'Ucraina dovrebbe fare di tutto per non difendersi dalle conseguenze di una nuova stagione geopolitica in cui i confini possono essere stabiliti con la forza degli eserciti senza che gli aggrediti abbiano diritto a difendersi.
Ma il dato che più colpisce è il modo in cui Giuseppe Conte riesce a stravolgere le parole del generale americano Alexus G. Grynkewich, attuale Supreme Allied Commander Europe, il comandante più importante della Nato in Europa. Conte dice che Grynkewich avrebbe sostenuto "che la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa". Grynkewich, invece, nella citata intervista al Financial Times, non ha detto, ovviamente, che "la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa". Ha detto, invece, una cosa più circoscritta: ha detto che "la Russia non sta cercando oggi uno scontro diretto con la Nato". E non lo sta facendo perché Putin sa che una Nato armata, pronta e credibile resta un avversario troppo costoso da sfidare a viso aperto.
Grynkewich, in fondo, non avrebbe mai potuto dire, come sostiene invece che abbia detto Conte, che la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa perché è stata la stessa Nato, due giorni fa ad Ankara, a dire che quella russa rappresenta una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica, "the long-term threat Russia poses to Euro-Atlantic security and stability". Non avrebbe mai potuto dire che la Russia non rappresenta una minaccia per l'Europa anche perché nelle dichiarazioni recenti dei vertici dell'Alleanza la Russia continua a essere definita una minaccia centrale, diretta e persistente, come ha ricordato pochi giorni fa l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, uno dei pezzi da novanta della Nato, che ha detto che le forze russe si stanno riarmando rapidamente e "potrebbero minacciare gli Alleati entro pochi anni".
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Gaetano Manfredi, and Roberto Fico a Napoli per la prima manifestazione unitaria del campo largo - foto LaPresse di Alessandro Garofalo
Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Gaetano Manfredi, and Roberto Fico a Napoli per la prima manifestazione unitaria del campo largo - foto LaPresse di Alessandro Garofalo
In un certo senso, l'approccio scelto da Conte per minimizzare la minaccia russa ricorda da vicino quello scelto da Ranucci per minimizzare le accuse a Lavitola. Lo conosco, non lo farebbe mai. Li conosco, non lo farebbero mai. Ma a Conte, per evitare l'effetto Lavitola, basterebbe avere qualcuno accanto in grado di prendere appunti non in cirillico per aprire gli occhi su qual è lo stato dell'arte della minaccia russa in Europa. A febbraio la Svezia ha intercettato un drone russo lanciato, secondo Stoccolma, da una nave d'intelligence russa nello stretto di Øresund. A marzo un caccia russo Su-30 ha violato lo spazio aereo dell'Estonia. A maggio, la Polonia ha fatto decollare più volte i propri caccia per intercettare aerei spia russi. A fine maggio, un drone russo ha colpito un palazzo a Galati, in Romania, paese Nato al confine con l'Ucraina. Ancora a maggio, la Lituania ha denunciato l'uso crescente da parte russa della guerra elettronica da Kaliningrad, con falsificazione dei segnali Gps fino a centinaia di chilometri di distanza. A inizio luglio, la Polonia ha avvertito che Mosca stava preparando possibili operazioni di sabotaggio e disinformazione per esasperare le tensioni tra polacchi e ucraini. Pochi giorni dopo, secondo il Telegraph, gli Stati Uniti hanno avvertito Varsavia del rischio di una possibile provocazione armata russa sul suolo polacco, pensata per testare la reazione della Nato. Il 2 luglio un aereo russo Bear-F ha avvicinato ripetutamente la portaerei britannica HMS Prince of Wales nel Mare di Norvegia, volando basso e lanciando sonoboe vicino alla nave.
Il vero punto interessante da mettere a fuoco non riguarda soltanto la coerenza con cui Conte ci ricorda quanto poco sia interessato alla difesa dell'Ucraina, la cui difesa, secondo il citato Grynkewich, è strettamente legata alla sicurezza europea (l'appunto su Grynkewich forse sarà stato preso in cirillico: ci vuole un po' prima di capirlo bene). Il punto interessante è che il campo largo nascente si sta proponendo come alternativa di governo sulla base di una tendenza non minoritaria a considerare la Russia non una vera minaccia, Putin non un pericolo così grande, l'Ucraina come un paese da non difendere, le ingerenze russe come un problema marginale. Il problema, dunque, non è che Conte faccia Conte. Ma che nella coalizione di Conte la voce dei giullari che fanno il gioco della Russia si senta forte mentre quella degli altri un po' meno. Chiedere a Meloni di dissociarsi dalle follie dall'amico Trump, come chiede ogni giorno il fronte progressista, è giusto. Ma anche chiedere agli anti Meloni di dissociarsi dagli involontari giullari che fanno il gioco del putinismo forse dovrebbe essere considerata a sinistra una priorità per non passare rapidamente dallo stato di campo largo a quello di campo clown.