Politica
tensioni e malumori •
La destra gira ancora a vuoto sullo Stabilicum. Vertice a Palazzo Chigi
Tra preferenze e ballottaggi, nel centrodestra la legge elettorale riceve ben più interesse delle questioni internazionali. La scadenza degli emendamenti e la ricerca infinita di una quadra (che ancora non c'è). Donzelli: "Sì a preferenze senza voto segreto"
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Interno giorno, Camera dei deputati, nel bel mezzo di una settimana di inizio luglio. Gli Stati Uniti bombardano l’Iran e la risposta degli ayatollah fa vacillare la già fragile tregua. Donald Trump, Giorgia Meloni e i leader mondiali ad Ankara cercano con fatica di trovare una base comune d’impegno a livello Nato. Questo è il quadro internazionale. Ma i parlamentari italiani, di tutti gli schieramenti, sprofondati sui divanetti del Transatlantico, intenti a sorseggiare un’acqua e limone alla buvette, in un vis a vis o in capannelli, hanno un’unica preoccupazione: che fare con le preferenze? Non con la complessiva nuova legge elettorale, beninteso. Ma con la posizione da assumere nell’eventualità che quell’emendamento, voluto da Fratelli d’Italia, arrivi in Aula. Tanto che a un certo punto ci si chiede e ci si domanda: “Che ci aspettiamo da questo vertice?”. Intendendo non il summit in Turchia ma quello ben più rilevante in Via della Scrofa, dove gli “sherpa” di maggioranza, come li chiamano i giornali, si sono rivisti mercoledì per l’ennesima volta al fine di trovare una “quadra”. Ebbene, quella quadra non verrà trovata. Tanto che uscendo i tecnici dei diversi partiti diranno: “Ci rivedremo”. Come ha chiarito ieri Salvini dicendolo a favore di taccuini e telecamere, “non abbiamo nessun incontro con Meloni e Tajani in agenda”. Eppure i tre si vedono di buon pomeriggio a Palazzo Chigi, ufficialmente per parlare di sicurezza. Ma sicuri sicuri che abbiano glissato sullo Stabilicum? Fatto sta che il ministro degli Esteri aggiunge: “Sulla legge elettorale stanno lavorando i rappresentanti dei partiti in Parlamento, non sceglie Meloni. Noi restiamo a favore del testo già approvato”.
Solo che il tempo per scegliere si restringe, c’è tempo fino a lunedì per presentare gli emendamenti in Aula e, a quanto risulta al Foglio, l’accordo è ancora in alto mare. Sulle preferenze in teoria la posizione leghista si è ammorbidita (ancora ieri Salvini ha detto: “Io sono sempre stato eletto con le preferenze, non abbiamo precondizioni ma è un tema che non mi appassiona”). Si ragiona sempre sul cosiddetto “modello belga” con capilista bloccati e preferenze a decorrere ma non è tramontato il famigerato esempio toscano. C’è chi ha fatto comparire tra le varie simulazioni anche un “modello svedese”. Incredibile non sia ancora stato tirato in ballo il sistema elettorale circoscrizionale in uso a Curaçao (stiamo improvvisando). Nelle discussioni al tavolo di maggioranza è rispuntato anche il ballottaggio, che pareva essere decaduto nel passaggio dal primo al secondo testo del centrodestra. Questo perché, con l’avanzata di Futuro nazionale di Vannacci, permetterebbe una contesa tra i primi due schieramenti qualora non si arrivasse alla soglia per accedere al premio di maggioranza. Un meccanismo che potrebbe premiare anche il centrosinistra (qualora emerga una figura come Di Battista). Sono tutti scenari che, fino alla scadenza di lunedì, potrebbero cambiare più e più volte. Con un punto fermo: “Al momento non c’è la volontà di porre la fiducia”, ha fatto sapere ieri Giovanni Donzelli. Escludendo il voto segreto sulle preferenze.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
