Una campagna elettorale sulla strada che porta al Quirinale

Giorgia Meloni lo ha già detto chiaramente: non sarà solo un voto per scegliere chi guiderà il prossimo governo ma sarà un voto anche per decidere chi eleggerà il prossimo capo dello stato. Gli effetti sul centrodestra e sul centrosinistra

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Foto ufficio stampa Quirinale via LaPresse

Quirinabili. Giorgia Meloni lo ha detto con forza. Lo ha detto lunedì sera, da Nicola Porro, in televisione, e lo ha detto con lo sguardo sornione di chi sa che effetto avrebbe avuto alzare la palla: il prossimo voto, tra un anno, quando sarà, non sarà solo un voto per scegliere chi guiderà il prossimo governo ma sarà un voto anche per decidere chi eleggerà il prossimo capo dello stato. Si alza l'asticella, dunque, nella speranza che la chiamata alle armi, armi politiche, possa far capire cosa c'è in ballo, a destra e a sinistra, e nella speranza che gli elettori di destra capiscano che dividersi, nella partita che conta, tra una destra di governo e una di Vannacci, potrebbe essere rischioso, pericoloso, letale. Le frasi usate per individuare l'obiettivo Quirinale sono interessanti perché sono il primo passo formale in una campagna elettorale che non sarà breve. E nell'individuare quell'obiettivo però Meloni non ottiene solo l'effetto di raddoppiare la posta, a destra. Ottiene anche un effetto involontario ma ovviamente calcolato: spingere il campo largo a scegliere se sia necessario tenere tutto dentro, anche Renzi, che Conte non vuole, o se valga la pena comunque lasciare qualche pezzo per strada. La strada per il Colle è tortuosa, quella delle coalizioni non lo è meno.
      
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