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La contro-accelerata a sinistra sulla legge elettorale. La destra vuole lo scrutinio in Aula
Nuovo vertice dei leader del campo largo sulle regole elettorali: gli emendamenti comuni saranno diverse centinaia (ma ci sono divergenze sulle strategie successive). Mentre nella maggioranza vogliono bypassare il voto in commissione
10 GIU 26

“Ostinatamente unitari” con un coordinamento che porti a una contro-accelerata sulla legge elettorale. Dopo un paio di vertici di opposizione tenuti nelle ultime settimane, ieri i leader del campo largo si sono riaggiornati (ma i contatti sono costanti) e hanno deciso di procedere alla presentazione di una serie di emendamenti unitari, sottoscritti da tutti i partiti, di natura “soppressiva”. Cioè finalizzati a stravolgere il nuovo testo presentato dal centrodestra in commissione Affari costituzionali la scorsa settimana. Sarebbero “qualche centinaia”, riferiscono fonti della coalizione. Ma alcune delle proposte saranno anche “migliorative o meglio, di riduzione del danno”, per esempio sul voto ai fuori sede, sull’equità di genere e per la raccolta digitale delle firme. Ma si procederà anche con proposte autonome: Riccardo Magi di +Europa, per esempio, chiederà il ritorno al Mattarellum, i Cinque stelle un proporzionale puro con collegi molto ristretti (ma potrebbero avanzare una proposta anche sull’introduzione delle preferenze). Mentre Avs dovrebbe portare avanti una proposta per reintrodurre i collegi proporzionali uninominali sul modello di quelli usati in passato nelle province (su questo potrebbe trovarsi la condivisione anche degli altri partiti). Sono novità importanti perché per ora era prevalso il “non sporcarsi le mani con questioni troppo tecniche”, visto che la legge viene considerata sbagliata nella sua radice. In totale le proposte dovrebbero sfiorare il migliaio. Il lavorìo procede anche in queste ore perché la scadenza per la presentazione delle proposte di modifica è fissata per domani alle ore 12. Il Pd tornerà a riunirsi in mattinata e discuterà anche di questo.
Si tratta di uno spartiacque importante perché, dopo il sostanziale pareggio alle amministrative, nella maggioranza si sono convinti del fatto che si debba procedere a una nuova accelerata. Anche per questa ragione ieri il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, uno dei padri della legge elettorale, si è spinto a dire che ad elezioni politiche si potrebbe andare anche a giugno del prossimo anno, non per forza dopo l’estate: “Quando ci sarà la legge elettorale rifletteremo sulla data”. Di certo tra le proposte di emendamenti a cui sta lavorando FdI ci saranno le preferenze, che però saranno sottoposte al voto direttamente in Aula e non in commissione. Un nodo che, a un certo punto, s’era pensato i meloniani potessero accantonare per non indispettire gli alleati. Ma che invece sarà portato avanti, sul modello toscano, con capilista bloccati, anche in ragione della spinta a destra portata sul dossier da Vannacci (a tal proposito: ieri Salvini si è mostrato possibilista sull’ingresso del generale in coalizione dicendo: “Non gli chiudo le porte”). A ogni modo la discussione nell’emiciclo potrebbe slittare al 29 giugno invece che al 26. E ieri dopo una riunione degli sherpa in Via della Scrofa, la maggioranza ha deciso di aspettare gli emendamenti delle opposizioni per studiare eventuali controproposte. Cercando di evitare, se ci sarà ostruzionismo, lo scrutinio in commissione.
Fatto sta che mentre sulla postura ostruzionistica da tenere in commissione e poi in Aula nel campo largo c’è una sostanziale concordia, divergenze strategiche emergono su quelli che potrebbero essere i passi successivi all’eventuale approvazione della legge. Questo perché, anche per sgombrare dal campo l’ipotesi primarie, da Avs sarebbero molto ben disposti a ricorrere in tempi rapidi alla Corte costituzionale. Convinti che “questa legge sia del tutto incostituzionale”.
Dall’altro lato, invece, anche per cavalcare l’effetto referendario che li ha visti prevalere a marzo, Elly Schlein e Giuseppe Conte avrebbero accarezzato, negli ultimi giorni, la possibilità di chiedere un referendum abrogativo. Come ha ricostruito il Sole 24 Ore, non sarebbe tanto un’arma da usare per impedire l’entrata in vigore della legge, visto che l’eventuale consultazione referendaria non si terrebbe prima del 2028. Ma un modo per farlo diventare un altro argomento da campagna elettorale. E giustificare la mobilitazione permanente dei comitati referendari che soprattutto Schlein ha auspicato a gran voce negli ultimi mesi. Anche se, come detto, a partire da Bonelli e Fratoianni non tutti all’interno del campo largo condividono una strategia così a lungo termine. Per adesso, insomma, marciano uniti. Poi si vedrà.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
