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Segre sugli insulti alla Brigata ebraica il 25 aprile: "Una valanga d'odio sempre più vasta"
"Mi scrivono ancora: 'Perché non muori?', come nel 1938", ha detto la senatrice a vita. E sul corteo di Milano in cui sfilava anche suo figlio: "Da madre ero molto preoccupata"

"Il mondo dell'odio è sempre più vasto. Questa valanga travolge le persone e le spinge a mandarmi messaggi come 'perché non muori?' — a me, che compirò 96 anni e sono ormai vicina alla morte." Con queste parole la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta all'Olocausto, è intervenuta a un evento al Memoriale della Shoah di Milano. Segre ha poi condiviso un ricordo d'infanzia: "Dove abitavo da bambina c'era un telefono al muro. Avevo la mania di correre in corridoio e di correre a rispondere, finché nel 1938, con le leggi razziali, mio padre mi disse di non farlo più. Di solito obbedivo, ma qualche volta no – come faccio anche adesso – e andavo a rispondere: spesso dall'altra parte c'era una voce, io dicevo 'pronto', e l'altro diceva 'perché non muori?'". "Non mi sarei mai aspettata", ha continuato la senatrice, "che dopo tutto quello che è accaduto – una guerra terribile, altri conflitti nel mondo, gli errori commessi da tutti – qualcuno mi scrivesse ancora quelle parole. Sarà da curare lui, o sono da curare io?"
Segre ha concluso tornando sul 25 aprile a Milano, dove la Brigata ebraica è stata insultata e cacciata dal corteo, un corteo in cui sfilava anche suo figlio Luciano Belli Paci: "Da madre ero molto preoccupata"


