Tra energia e difesa: il bivio di Meloni al Consiglio Ue. Ok del Colle alle norme sulla sicurezza

La premier a Cipro tratta con l'Ue, ma la coperta è corta. A giugno il vertice Italia-Francia rimandato lo scorso aprile. "Trump? Non l'ho sentito". Intanto il governo corregge il pasticcio sui rimpatri. FdI e Lega litigano sull'inno d'Italia

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25 APR 26
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Giorgia Meloni. Foto Ansa

A Cipro, al Consiglio informale Ue, Giorgia Meloni deve muoversi in un sentiero stretto tra energia, bilanci e difesa. Occorre scegliere, ma la coperta è corta e il negoziato europeo è complicato. C’è anche Donald Trump e un rapporto incrinato: “Non l’ho sentito – dice – ma i rapporti con gli Stati Uniti sono solidi”. Osserva da lontano, la premier, mentre a Roma si corregge il pasticcio sicurezza, mentre la sua maggioranza bisticcia niente meno che sull’inno d’Italia, perché la Lega “non si fa strumentalizzare” dalla destra meloniana. All’ora di pranzo il Cdm, dura undici minuti e lo presiede Tajani, licenzia il decreto correttivo che fa rientrare lo scontro con il Quirinale. Arrivano la firme di Sergio Mattarella, non ci sono note esplicative, lettere o moniti pubblici, come si era paventato nelle ore precedenti. La norma su rimpatri volontari, stoppata dal Colle perché a forte rischio di incostituzionalità, viene corretta: due articoli per eliminare ogni riferimento al Consiglio nazionale forense e per chiarire che i 615 euro non andranno solo agli avvocati ma “al rappresentante munito di mandato, che ha fornito assistenza allo straniero”.
La somma, quella che per le opposizioni era un bonus remigrazione e una vergogna, non sarà più legata all’esito del procedimento. Poco prima la Camera ha convertito in legge il decreto Sicurezza – tra polemiche, trolley e sbadigli. La seduta fiume è durata tutta la notte, si è conclusa alle 7.30 di ieri mattina, per riprendere qualche ora dopo, fino all’approvazione finale. Maggioranza e opposizione si attaccano a vicenda. Ma è anche la vigilia del 25 aprile ed è su questo che l’Aula si accende. La dem Chiara Braga interviene con il fazzoletto tricolore, simbolo della Liberazione. Non è l’unica a indossarlo nei banchi del centrosinistra. Si canta Bella ciao, parte una bagarre, Gianfranco Rotondi parla di “sinistra mangia orecchie”. Ma è a destra che si registra il cortocircuito. Qualche minuto più tardi FdI fa partire l’inno d’Italia: doveva essere una risposta alla sinistra ma alla fine lo cantano, si alzano in piedi, anche nell’opposizione. E’ la Lega che si smarca. I suoi deputati restano seduti, lo fanno anche negli scranni del governo il sottosegretario Nicola Molteni, i ministri Matteo Piantedosi e Matteo Salvini, che dice: “Non è un festival canoro”. Il suo capogruppo Riccardo Molinari lo spiega meglio, attacca: “Siamo gente seria, non ci facciamo strumentalizzare cantando ‘Bella ciao’ contro il centrodestra e non ci facciamo strumentalizzare nemmeno con l’inno d’Italia contro il centrosinistra”. I salviniani alla fine, c’è anche Antonio Angelucci, si ritrovano nel cortile di Montecitorio, esultano per l’approvazione delle norme sulla sicurezza con un foto di gruppo . Per Meloni il governo compie “un altro passo concreto”, scrive sui social, “in Italia la legalità non è negoziabile”. Elenca quindi le misure della nuova legge che però risultano sbiadite da una settimana di polemiche e pasticci che sono anche il termometro della difficoltà che la premier vuole lasciarsi presto alle spalle.
Del resto i problemi non mancano e passano prima di tutto dalla crisi in medio oriente, energia ed economia. Lo si capisce dalle parole pronunciate dalla presidente del Consiglio a Cipro dove questa volta, sui conti e sulle regole europee, il governo si trova più vicino a Pedro Sánchez che all’amico Friedrich Merz – con cui Meloni ha avuto anche un bilaterale. Von der Leyen ha detto che non “ci sono le condizioni per la sospensione del Patto di stabilità”. La premier ha parlato di un “negoziato difficilissimo” sul bilancio Ue. Bruxelles, per Meloni, di fronte alla crisi dovrebbe essere più coraggiosa. Salvini continua a ripetere: “Altrimenti facciamo da soli”. E la campagna elettorale si avvicina. C’è anche, e non è un tema da poco, la difesa. Spiega ancora la premier che il contesto sta cambiando. E allora, pressata dai cronisti, aggiunge: “Non ho detto che le spese militari non sono la priorità, ma se abbiamo il problema dell’energia, capite che c’è una priorità che purtroppo viene prima”. Le distanze dall’Ue su questi dossier ci sono ma la premier assicura “che non siamo soli”. Continuerà a lavorare per avvicinare le posizioni.
Nel frattempo, la notizia la dà Politico e arriva dopo l’avvicinamento a Macron della scorsa settimana, il vertice Italia-Francia, rinviato lo scorso aprile, dovrebbe tenersi nella settimana del 22 giugno. E forse anche questo è un segnale, un altro del tentativo di riposizionarsi. A fine giornata Meloni torna a parlare di Crans Montana. Le autorità svizzere vorrebbero chiedere all’Italia di pagare le spese mediche dei giovani coinvolti e curati a Sion: “Una richiesta ignobile, che sarà rispedita al mittente”.