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La Camera approva il decreto Sicurezza. Il Cdm vara subito il correttivo sui rimpatri. La firma di Mattarella
Beneficio economico per avvocati esteso anche a mediatori e associazioni, e non vincolato all'effettivo rimpatrio. Subito dopo il via libera di Montecitorio, il Consiglio dei ministri apporva la norma sugli avvocati, dopo i rilievi del Colle
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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:32 PM

Foto ANSA
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha promulgato la legge di conversione del decreto Sicurezza, emandando successivamente il decreto-legge correttivo della stessa misura. Entreranno in vigore insieme. In mattinata, con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto, dalla Camera è arrivato il via libera definitivo alla legge di conversione del decreto Sicurezza, a sole 24 ore dalla scadenza prevista dalla Costituzione per confermare il decreto.
Fra le varie misure contenute nel pacchetto, quella che negli ultimi giorni ha fatto più discutere è stata la disposizione di lo stanziamento di circa 500 mila euro annui per finanziare un compenso forfettario ai rappresentanti legali dei cittadini stranieri. Con questa misura, l’avvocato riceverebbe un incentivo di 615 euro nel caso in cui il proprio assistito scelga di aderire a un programma di rimpatrio volontario. Questa cifra, calcolata su una media stimata di 800 rimpatri annui, verrebbe erogata attraverso il Consiglio nazionale forense. La norma aveva destato i dubbi anche del Quirinale. E per questo, dopo una mediazione sull'asse Chigi-Colle, si è scelto di modificarla proprio al termine dell'approvazione defintiva della legge di conversione, con un nuovo decreto (evitando così nuovi passaggi parlamentari che i tempi della conversione non avrebbero concesso). Dunque per intervenire e correggere la misura immediatamente, subito dopo il voto in Aula si è svolto un Cdm per varare il nuovo decreto ad hoc.
Cosa prevede il correttivo
Come aveva già chiarito la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, il nuovo decreto introduce un bonus da circa 615 euro slegato dall'esito della procedura, che non sarà gestito dal Consiglio forense, ma a livello statale, e sarà esteso anche ai mediatori e alle associazioni. Come spiega il comunicato diramato da Palazzo Chigi dopo l'approvazione del decreto: "L’ampliamento si realizza attraverso l’eliminazione della specifica che tale assistenza debba essere fornita esclusivamente ad opera di un avvocato".
In particolare poi, la corresponsione del compenso si subordina alla conclusione del procedimento amministrativo e non più all’esito della partenza del migrante. Inoltre, si sopprimono le parti del testo che fanno riferimento al Consiglio Nazionale Forense indicandolo come uno dei soggetti con i quali il ministero dell’interno collabora per realizzare i programmi di rimpatrio volontario assistito, e al quale è attribuita la funzione di ripartizione del compenso spettante per l’opera prestata a favore dello straniero rimpatriando. Di conseguenza, si prevede che con decreto del ministro dell’interno saranno definiti anche i criteri per l’individuazione dei rappresentanti che possono svolgere l’attività di assistenza al rimpatrio e per la corresponsione del relativo compenso.
Come spiegavamo all'inizio, la necessità di modificare l'emendamento che la maggioranza aveva presentato al Senato, a prima firma di Marco Lisei di Fratelli d'Italia, è arrivata dopo i dubbi sollevati dal Quirinale, seguiti dalle proteste delle opposizioni e dai pareri fortemente contrari anche del Consiglio nazionale forense, l’organo di rappresentanza istituzionale della categoria, che dice di non essere stato consultato, e dell'Unione camere penali, con l’ex presidente Gian Domenico Caiazza che ha parlato di “mostruosità”, evocando il rischio che i difensori dei migranti arrivino a commettere il reato di “infedele patrocinio”.