Il 25 Aprile oggi è un test per gli antifascisti di professione, sempre più fragili contro i fascismi del presente
Celebrare un popolo che nel 1945 seppe ribellarsi all’invasore è facile. Offrire il proprio sostegno ai popoli che oggi combattono contro i totalitarismi del presente, il fascismo putiniano nell’est dell’Europa e l’islamismo integralista in medio oriente, è più difficile, è più ostico, è più imbarazzante. Perché costringerebbe a guardare in faccia la realtà

photo by Mauro Scrobogna / LaPresse
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.