Il 25 Aprile oggi è un test per gli antifascisti di professione, sempre più fragili contro i fascismi del presente

Celebrare un popolo che nel 1945 seppe ribellarsi all’invasore è facile. Offrire il proprio sostegno ai popoli che oggi combattono contro i totalitarismi del presente, il fascismo putiniano nell’est dell’Europa e l’islamismo integralista in medio oriente, è più difficile, è più ostico, è più imbarazzante. Perché costringerebbe a guardare in faccia la realtà

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25 APR 26
Ultimo aggiornamento: 11:01 AM
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photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

L’anniversario della Liberazione è una grande festa attraverso la quale l’Italia ricorda prima di tutto a se stessa cosa vuol dire mantenere viva la memoria di ciò che fu la cacciata dei nazifascisti dal nostro paese. Il 25 Aprile, lo sappiamo, è storicamente una data usata dal mondo progressista non solo per celebrare i trionfi antifascisti del passato ma anche per effettuare, sul presente, approfonditi esami del sangue ai propri avversari e non c’è 25 Aprile in cui non vi sia un qualche esponente della sinistra che trovi un pretesto per accusare di scarso antifascismo i propri avversari. Da qualche anno a questa parte però il 25 Aprile è diventato un test prezioso non solo per misurare l’antifascismo della destra. Lo è diventato anche per gli antifascisti a senso unico, per così dire, finiti sotto esame, rispetto al proprio essere antifascisti, a causa di alcuni gravi deficit legati alla declinazione dell’antifascismo del presente. Chi giustamente considera il 25 Aprile come una data utile per misurare la capacità delle forze politiche di saper riconoscere il nemico fascista dovrebbe chiedersi se i professionisti dell’antifascismo oggi sono pronti a denunciare le tracce di fascismo della contemporaneità con la stessa forza con cui denunciano chi ha un busto del duce nella propria stanza da pranzo.
Essere antifascisti senza fare tutto il necessario per difendere l’Ucraina dal fascismo di Putin e cercando anzi ogni giorno di trovare degli alibi per scaricare il peso della guerra sulle spalle dell’aggredito e non dell’aggressore significa essere degli impostori dell’antifascismo. Essere antifascisti senza denunciare ogni giorno gli orrori del regime islamista iraniano e arrivando persino a sperare che gli ayatollah vincano contro l’America e Israele solo per odio contro Trump e Netanyahu significa essere degli antifascisti da salotto. Essere antifascisti senza preoccuparsi delle conseguenze tossiche che può avere nella lotta contro l’antisemitismo la diffusione dell’antisionismo significa aver dimenticato che l’antifascismo non ha solo liberato l’Italia dai dittatori ma l’ha liberata da coloro che avevano trasformato l’antisemitismo nel cuore pulsante del pensiero totalitario. Essere infine antifascisti trasformando l’odio contro Trump in un’occasione utile per tornare a declinare l’antiamericanismo e per provare a far diventare nuovamente virale la battaglia contro l’atlantismo significa voler togliere strumenti all’occidente per combattere i fascismi del presente. Il 25 Aprile è una data importante che ci ricorda quanto sia cruciale per una democrazia avere memoria degli orrori del passato avendo cura di non addormentarsi sugli orrori del presente.
Di fronte ai fascismi del passato, la sinistra antifascista sa sempre cosa indossare, quale canto intonare, quale battaglia abbracciare. Di fronte ai fascismi del presente però, la sinistra antifascista si trova improvvisamente debole, fragile, vulnerabile. Perché celebrare un popolo che nel 1945 seppe ribellarsi all’invasore è facile. Offrire il proprio sostegno ai popoli che oggi combattono contro i totalitarismi del presente, il fascismo putiniano nell’est dell’Europa e l’islamismo integralista in medio oriente, è più difficile, è più ostico, è più imbarazzante. Perché costringerebbe a guardare in faccia la realtà. Costringerebbe a riconoscere che celebrare il 25 Aprile facendo leva sul senso di colpa dell’occidente è un modo come un altro per rinunciare a combattere i fascismi del presente. E costringerebbe a riconoscere che i partigiani che andrebbero sostenuti oggi sono coloro che cercano un aiuto militare per abbattere il regime degli ayatollah e sono coloro che chiedono più armi per combattere contro Putin. Contro il fascismo del passato, gli antifascisti di professione sono perfetti. Contro il fascismo del presente, i nemici degli antifascisti, a destra, spesso riescono a intonare “Bella ciao” con più convinzione rispetto agli antifascisti di professione. Buon 25 Aprile a tutti.