Milano, Sicilia, Lazio e Piemonte: dove si divide il centrodestra

Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia si raccontano come una coalizione "granitica". Ma in Sicilia implodono dopo le inchieste, a Milano la scelta del sindaco li manda in confusione e a Roma il rapporto Rocca-Gualtieri fa storcere il naso a tanti. Beghe e tensioni in vista delle prossime elezioni

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22 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:15 PM
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Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini alla Camera dei Deputati - foto LaPresse

Sempre considerato unito, dietro le quinte diviso. Per una volta non si parla della coalizione del campo largo, quanto del centrodestra. Amici nemici. Nei prossimi due anni in calendario ci sono diverse tornate elettorali che già iniziano a condizionare il dibattito locale. La solidità dell'alleanza sarà un test non solo per i partiti di centrosinistra, ma anche per Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia. Non dappertutto, non sempre. Il rimpasto in vista in Sicilia, le comunali a Milano e Roma, l'elezione, in orizzonte, del nuovo governatore del Lazio: qui oggi ci sono le maggiori crepe, ma anche ghiotte occasioni di vittoria che non dovrebbero essere vanificate dalle divisioni.

Centrodestra imploso in Sicilia

È di pochi giorni fa la notizia che l'assessora al Turismo della regione siciliana, la sorella d'Italia Elvira Amata, è stata rinviata a giudizio per corruzione. Si attendono le sue dimissioni, richieste dalle opposizioni. La donna è l'ultimo tassello di un puzzle che restituisce una giunta regionale debole, frammentata e afflitta da indagini giudiziarie. Tra Lega e Fratelli d'Italia ci sono un consistente numero di assessori e deputati indagati. E Forza Italia mette sul banco degli imputati il presidente Renato Schifani, che, in un'intervista a Libero, conferma: "Presto ci sarà un rimpasto".
Chi segue la politica dell'isola da vicino spiega che le maggiori divisioni nella maggioranza sono nate dopo il ritorno di Luca Sammartino, quota Lega, come assessore all'Agricoltura. L'uomo è indagato a Catania per corruzione e voto di scambio (per questo si era autosospeso nel 2024). Ma oggi siede di nuovo in giunta, a differenza degli esponenti di FdI, che ora chiedono anche lui subisca il loro stesso trattamento: "Perché fare due pesi e due misure?". È da qui che nascono le tensioni.
Fratelli d'Italia sta facendo i conti con un numero considerevole di deputati indagati. Uno su tutti è il presidente dell'Ars, Gaetano Galvagno. Sul partito pesa la non ottima gestione del commissario Luca Sbardella, spedito da Meloni in Sicilia l'anno scorso proprio per risanare cattive acque (quando anche Manlio Messina decise di abbandonare il partito). Fonti parlano di una classe dirigente non all'altezza. Un problema che ha anche Forza Italia.
La famiglia Berlusconi, in piena fase "pulizie di primavera", se la prende con Schifani per la clamorosa vittoria del "No" al referendum (oltre il sessanta per cento). Una parte degli azzurri chiede che Fi venga commissariata, dopo la "deludente" gestione del segretario Marcello Caruso, nominato dallo stesso governatore nel 2022.
In questo quadro si inserisce la presenza della Democrazia Cristiana. Oltre a questi problemi interni, sia Fratelli d'Italia che Forza Italia imputano a Schifani di essersi "prostrato" un po' troppo all'ex leader Dc Salvatore Cuffaro, reo, secondo fonti del Foglio, di aver creato un sistema di controllo del potere "poco limpido" e "clientelare". Cuffaro è indagato per corruzione e associazione a delinquere e si trova ai domiciliari, la Dc è stata buttata fuori dalla maggioranza e ora è in trattativa per far rientrare alcuni dei deputati (estranei alle indagini). All'orizzonte ci sono le prossime elezioni. Schifani dice a Libero che si ricandiderà. Ma "se questo succederà, sarà una sconfitta assicurata", ci raccontano. E tra i nomi che potrebbero sostituirlo, si fa anche quello di Giorgio Mulé.

La partita a Milano

Tutt'altra partita è invece quella per il sindaco di Milano. La destra è in confusione. Il nome unitario non c’è, ma non ci sono allarmismi. Per il momento Maurizio Lupi resta il favorito, sponsorizzato da Ignazio La Russa. Ma le tensioni riguardano soprattutto la scelta tra un candidato "civico" o politico.
Per Forza Italia (e la Lega) il candidato giusto è un appartenente alla società civile, fuori dal mondo politico. L'obiettivo è allargare la coalizione il più possibile, cercando di accaparrare anche i voti dei riformisti del Pd. Salvini stesso ha dichiarato di star "valutando diversi profili" ma i nomi sono blindati. E fonti della Lega spiegano che Lupi, al momento, non potrebbe competere (intendono, vincere) in una città come Milano già di per sé abbastanza difficile. D'altronde ha ricevuto l'endorsement dello stesso sindaco – e suo teorico avversario – Beppe Sala: "Sarebbe un buon candidato".
Ma da FdI tirano dritto: "Io voglio un politico, lo dico apertamente", ha detto La Russa. E di quest'idea è anche l'azzurra Licia Ronzulli, in dissenso, a quanto pare, dal resto di Forza Italia: "Noi non possiamo più continuare ad appaltare alla società civile le responsabilità della politica". La partita resta aperta, ma "si parta dal programma", dicono fonti di Noi Moderati. Retrogusto contiano.

Roma, Lazio e Piemonte & co.

Nel Lazio invece tra l'anno prossimo e il 2028 i cittadini saranno chiamati a votare sia per il rinnovo del Campidoglio, sia per la regione. Il centrodestra sta ancora pensando al profilo migliore da mettere in campo per poter battere il sindaco tiktoker Roberto Gualtieri. Tra i nomi che sono circolati finora ci sono sia quello di Carlo Calenda (smentito), sia quello di Giovanni Malagò. Ma anche, dalla Lega, quello di Antonio Maria Rinaldi. "È ancora presto", dice Fratelli d'Italia. Il limite è la maledetta prossima primavera.
Per la regione toccherà aspettare il 2028. Ma nel frattempo voci da Fratelli d'Italia, soprattutto a Roma, nutrono un certo tipo di risentimento nei confronti del governatore Francesco Rocca. Malelingue dentro FdI raccontano di certe tensioni e invidie nate per il particolare rapporto instaurato tra Rocca e lo stesso sindaco di Roma Gualtieri che quasi "scavalca il rapporto istituzionale". E dicono che, nonostante le sue conferme, sarebbe pronto a non correre per una candidatura. Ma il partito smentisce. 
Nel frattempo, l'onda lunga del caso Delmastro-Bisteccheria è arrivata anche al nord e ha fatto dimettere la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino. Arianna Meloni una decina di giorni fa a Torino ha incontrato FdI e serrato i ranghi, cercando di ricompattare il partito e prendere il controllo dopo l'ultimo scandalo. Roma interferisce e bacchetta la sezione di due big: la deputata Augusta Montaruli e il ministro della Difesa Guido Crosetto. La coalizione "granitica" a livello nazionale si dimostra più friabile sul locale. Servono più ordine e disciplina.