Meloni e sospiri. Imbarazzata da Trump e dalla frase di Descalzi, sorride a Magyar. Fitto: “Ancoriamoci alla Ue”

Le uscite di Donald Trump contro il Papa mettono in difficoltà la premier, costretta a prendere le distanze mentre nella maggioranza crescono tensioni su energia e politica estera. Intanto Roma guarda all’Europa e al nuovo corso ungherese di Péter Magyar 

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14 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:45 AM
Immagine di Meloni e sospiri. Imbarazzata da Trump e dalla frase di Descalzi, sorride a Magyar. Fitto: “Ancoriamoci alla Ue”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante una seduta al Senato (foto ANSA/ANGELO CARCONI)

Trump è l’Erode di Meloni: scherza con i fanti e offende pure i santi. Attacca il Papa, si paragona a Dio e Meloni non può scomunicarlo. A Palazzo Chigi, dopo la sua invettiva contro Leone – “un debole”, “è Papa solo grazie a me” – il presidente americano è definito “il nostro problema”, si dice: “E’ radioattivo”. Meloni sospira. Sospira perché si è liberata di Orbán, che chiama “amico”, ma che in verità è felice di salutare perché il nuovo premier ungherese Magyar, così nella nota interna di FdI, “è di destra, è un ex fedelissimo di Orbán e Tisza ha molti punti in contatto con Fidesz”. Meloni sospira per le parole di Claudio Descalzi, l’ad di Eni, riconfermato, che si sarebbe lasciato “imboccare” dalla Lega sul tema del gas russo. Si muovono Anticristo. “Penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il 1 gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi di Gnl dalla Russia”, ha detto l’ad dell’Eni.
Si muovono Anticristo. E’ l’attacco più sgangherato di Trump e lo paga, ancora, Meloni. E’ costretta a inviare due note per prendere le distanze da questo Erode. La prima è un augurio di buon viaggio al Papa, in Africa, una carezza ma manca la parola Trump. Nessun accenno. Non basta. Conte e Schlein la accusano di correità. Cresce l’imbarazzo e con l’imbarazzo il fastidio di Meloni, del governo. Non vuole parlare il nunzio di Chigi in Terra sacra, in Vaticano, quell’Alfredo Mantovano che ogni mattina e sera recita il Padre nostro e l’Ave Maria. Non parlano i ministri, a eccezione di Tajani, che si trova a Beirut. La preoccupazione di FdI è di consegnare il Pontefice alla sinistra, che “fa a gara per nominarlo federatore del Campo largo”. Escono allora i capigruppo di FdI, Bignami e Procaccini, con un messaggio “di piena e forte solidarietà” (Bignami), “esprimo sconcerto per le parole di Trump (Procaccini). Il Tg1 di Gian Marco Chiocci, con il suo vaticanista Ignazio Ingrao, intervista il Papa in aereo, un Papa che, verticale, tratta Trump per quello che è, un presidente mammona. Gli replica dal cielo, in tutti i sensi, con il “non ho paura dell’amministrazione Trump. Noi non siamo politici”. La comunicazione della Santa Sede non registra telefonate tra Meloni e Leone XIV. Meloni viene inseguita dalle opposizioni ed è costretta a una seconda nota, dal tono inequivocabile, ma è il timbro infastidito. Si apre con una frase che Montanelli avrebbe smontato perché vale sempre la regola: se non mi capite, l’imbecille sono io. Dichiara Meloni: “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre”. In queste ore Raffaele Fitto, il commissario Ue, sta dicendo a Meloni, e non solo, “dobbiamo allontanarci il più possibile, e il più velocemente da Trump, ancorarci all’Europa”.
Meloni sospira, ma l’Ungheria le dà sollievo perché per FdI “abbiamo perso un amico ma trovato un altro”. Nella nota di FdI, la sinistra e due suoi protagonisti, Marco Furfaro e Nicola Fratoianni, passano per strambi perché “la fotografia del nuovo Parlamento dimostra che la sinistra italiana non dovrebbe avere niente da festeggiare”. Il profilo di Magyar viene raccontato per quello che è, per la destra: “Per l’opposizione poco importa se si tratta di una persona che sostiene il pugno duro in ambito migratorio e che ha scientemente taciuto quale approccio terrà nei confronti della comunità Lgbt”. Per Meloni e Fazzolari il voto in Ungheria è stato in realtà un referendum su Putin e lo ha perso Putin. Il governo non vuole cedere al ricatto russo, neppure sul gas. Le parole di Descalzi, pronunciate sul palco della scuola di formazione della Lega, per quanto siano state forzate, e lo sono state (Descalzi si riferiva al Gnl e non al gas russo in generale), non possono essere la posizione del governo. Una delle ragioni che hanno spinto Meloni ad ascoltare Trump è proprio il sostegno all’Ucraina. Meloni ha più volte confidato che “dialogare con Trump è necessario per non abbandonare al suo destino l’Ucraina”. Meloni prevede di ospitare presto il premier ungherese in Italia e Magyar si propone come spalla: “L’Italia è uno dei miei paesi preferiti, con l’Ungheria c’è un’alleanza forte anche per ragioni storiche. Se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orbán non significa che non potremmo avere altrettanto un buon rapporto”. L’altro destino, quella della maggioranza, e di FI, si rimpasta. Paolo Barelli lascia il ruolo di capogruppo ed è destinato al Mimit come vice di Urso. Oggi Enrico Costa verrà acclamato al suo posto. Forza Italia si sta spostando lentamente verso una terra incognita. Ci sono tentazione di Nazareno, note techno con Silvia Salis. Meloni resta con Erode. Le teste da cadere stanno per finire e quelle che restano le portano in dono a Marina Berlusconi.