Meloni e la “carcassa”. Dal caso Claudia Conte al film su Regeni. La corsa a sbranare

Le polemiche e le dimissioni nella commissione Cinema, la Rai. E poi i cv (con le referenze millantate) di Conte. Il crepuscolo del governo scatena i pentiti


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11 APR 26
Immagine di Meloni e la “carcassa”. Dal caso Claudia Conte al film su Regeni. La corsa a sbranare

La presidente del consiglio Giorgia Meloni in parlamento durante l'informativa del 9 aprile 2026 (foto Getty Images)

Sentono l’odore di carcassa e strappano l’ultimo pezzo di carne. Meloni arriverà alla fine ma arriverà con loro: gli sciacalletti della coscienza. I film bocciati dalla commissione Cinema non sono una novità e i giornalisti che si imbucavano ci sono sempre stati. Perché ora? Odore di carcassa. Il documentario su Giulio Regeni aveva ricevuto una prima bocciatura da Massimo Galimberti, il membro che si è dimesso in polemica. Galimberti era coordinatore generale nella sessione che ha negato la prima volta il contributo al documentario ma allora lo ha fatto senza indignazione o obiezione. Perché ora? La carcassa. Claudia Conte, la giornalista innamorata di Matteo Piantedosi, la Carmen in prefettura, perché non viene difesa dalle femministe, malgrado quella frase orribile, violenta, ripresa dal Fatto Quotidiano, “ce la siamo …”? Perché? La carcassa. La giornalista Conte ha bussato al Mur e ha spedito un file che andrebbe esposto nel museo della carcassa, nella sezione Italia nostra. Se Conte dovesse parlare, siete certi che solo Piantedosi viene sporcato? In quel file si portano come referenze millantate i Cassese, gli ex ragionieri di stato, i vicedirettori di quotidiani, procuratori nazionali antimafia: tutti titoli carcassa... 

Questi sono passaggi presenti nel file di presentazione spedito da Claudia Conte. Ecco come la Carmen in prefettura illustrava le attività che organizzava
: “Agli eventi hanno partecipato illustri personalità come il ministro Matteo Piantedosi, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il prefetto Francesco Messina, l’onorevole Caterina Chinnici, magistrata ed europarlamentare, figlia del magistrato Rocco Chinnici, l’onorevole Rita Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta (…) il vicedirettore del Corriere della Sera, l’ex Ragioniere di Stato, Andrea Monorchio”. Che significa? Che solo l’odore di carcassa consente di prendere le distanze da una collega giornalista che mezza Italia conosce. La carcassa.

Passiamo al cinema, una comunità di mezze tacche che si credono Fellini, che si vestono come Wim Wenders: in inverno con la sciarpa bianca, e in estate con lino con le tarme. E’ quella famiglia che ora sente odore di carcassa, che si riunisce per salvare il cinema ma che in passato taceva perché la regola è sempre stata: oggi te ne boccio uno, domani te ne promuovo due. Questo articolo lo potrebbero scrivere serenamente altri giornalisti, solo che non si sa mai, magari, un giorno, e a cena, si sa… Veniamo alle commissioni. La Commissione cinema, nominata da Franceschini, che ha saputo governare la Cultura, aveva in precedenza bocciato un film su Nicola Calipari, “Il Nibbio”, un documentario sull’ambasciatore Attanasio, un film di Salvatores su un soggetto di Fellini (poi recuperato). Esiste forse un botteghino delle morti: Regeni, Calipari, Attanasio? Ce n’è una che vale più dell’altra? Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Alberto Barbera, in una chat con cinquecento persone, addetti ai lavori (non si capisce quale dei tanti) ha commentato indignato i giudizi di quella commissione. Stessa cosa ha fatto Emanuele Rauco, altro esperto di cinema che seleziona film a Venezia. Se Barbera e Rauco si indignano per le scelte della commissione, i registi che invece l’hanno spuntata, cosa devono pensare? Penseranno che aver ricevuto il finanziamento della commissione sarà il viatico per essere bocciati a Venezia.
Prima della carcassa, Indigo Film, con le prime due finestre, si è vista finanziare progetti fino a 4,4 milioni di euro. Si è vista bocciare un progetto di Bertolucci e oggi si indigna. Perché? Carcassa. Fandango, che protesta per la bocciatura di Regeni (documentario acquistato dalla Rai), ha ricevuto finanziamenti per due documentari e un film. Fino ad allora niente polemica. Non c’era ancora la carcassa. Meglio tacere. In Rai, un altro fondaco di vanità, uno come Milo Infante si sarebbe mai permesso di sfidare Vespa e dire al suo pubblico di non cambiare canale, di non passare su Rai 1, da Vespa? Prima nessuno sfidava Vespa e anche l’ad Giampaolo Rossi doveva tacere perché Vespa parlava direttamente con Meloni. Solo che ora c’è la carcassa. Massimo Giletti che era rimasto senza lavoro, prima di ritornare in Rai, un anno fa, avrebbe mai alzato la voce contro il suo direttore degli Approfondimenti, Corsini, per il taglio di alcune puntate? Carcassa. Meloni arriverà alla fine, ma con l’alito di chi prima del referendum si inginocchiava per avere un incontro. Bastava vedere la Camera. Si cercava Schlein come tre anni fa si cercava Meloni e la si riempiva di complimenti: “Ma come sei stata brava”, “ma che vestito bellissimo che hai”. Il potere fa diventare grassi e la carcassa coraggiosi. Meloni arriverà alla fine, ma con l’alito dei soliti Pietro che iniziano a dire: “Io non c’ero”.