Il Pd di Milano vuole abbandonare Tel Aviv, Fiano abbandona lui

Da tempo un clima di estremizzazione ideologica, che poco ha a che vedere con il metodo democratico, pervade la sinistra milanese. E per il segretario di Sinistra per Israele è "impossibile rimanerci"

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10 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:15 PM
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Foto Lapresse

Giovedì sul proprio profilo Facebook Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in regione Lombardia, già proiezionista sul Pirellone della scritta “Free Gaza” ed esponente di spicco di una maggioranza politica che si era invece rifiutata di illuminare a Palazzo Marino per ricordare i fratellini Bibas rapiti e uccisi da Hamas, ha rilanciato la richiesta “di tutto il Pd Milano Metropolitana” (si vedrà se poi è davvero tutto il Pd) per rompere il gemellaggio che unisce Milano con Tel Aviv. Ha scritto: “Il governo stragista e genocida (sic!) di Netanyahu prosegue la sua folle azione in Libano. Una strategia che non trova ostacoli, assecondata da buona parte del mondo, che sembra aver scelto la via del silenzio. Sostengo con convinzione la linea assunta dal segretario provinciale Alessandro Capelli, da tutto il Pd Milano Metropolitana, dalle forze di centrosinistra e da numerose associazioni: interrompere il gemellaggio con Tel Aviv”. Concludendo: “Milano può scegliere di non essere complice”. Lo stesso giorno il consigliere di Azione ed esponente della Comunità ebraica di Milano, Daniele Nahum, era intervenuto in Aula per contrastare l’iniziativa.
Oggi è stato Emanuele Fiano, esponente storico e fondatore del Pd, oggi segretario di Sinistra per Israele, a prendere la parola su Facebook e annunciare, in tono drammatico, il suo possibile addio al Pd: “Impossibile rimanere in un partito in cui si sceglie di cancellare il gemellaggio con Tel Aviv”. Ha scritto polemicamente Fiano: “Bravi, complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel Aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Netanyahu e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte… Voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. E’ un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace. E’ un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene”. 

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Del resto un clima di estremizzazione ideologica, che poco ha a che vedere con il metodo democratico, da tempo pervade la sinistra milanese. A proposito del contestato “Remigration summit”, in programma sabato 18 aprile in piazza Duomo, la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi (Pd) è arrivata a chiedere la revoca dell’autorizzazione “per motivi di ordine pubblico”. Ha dovuto intervenire il sindaco Beppe Sala, per provare a rimettere un po’ d’ordine almeno nelle regole e nelle procedure: “E’ evidente che questo evento non si può evitare”, ha detto, “coloro che possono negare l’autorizzazione sono solo il prefetto e il questore”. L’estremismo etico del Pd è rimandato.