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“Fossi Giorgia, andrei subito al voto”. I consigli di Rotondi, ultimo dc
Il deputato meloniano e leader del movimento Verde è popolare: "Mi occuperei di una legge elettorale in accordo con le opposizioni". E sulla doppia morale della sinistra sul caso Piantedosi è netto: "Davanti ai cardinali la sinistra mostra intransigenza. Al Pride racconta la sua trasgressione"
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4 APR 26

Gianfranco Rotondi durante il ricordo per il secondo anniversario della morte di Silvio Berlusconi al termine delle comunicazioni sulla sicurezza sul lavoro della ministra del Lavoro Marina Calderone, Roma, 12 giugno 2025. ANSA/ANGELO CARCONI
Da amico del ministro dice: “È una vicenda privata che non incide l’onorabilità di Piantedosi”. Da amico di Meloni consiglia: “Giorgia dovrebbe andare subito al voto, sfilarsi dai veleni dell’ultimo anno, proporre all’Italia un altro sogno”. L’onorevole Gianfranco Rotondi – l’ultimo dei democristiani – è sicuro circa l’opportunità del voto anticipato. “Il mio è il partito più piccolo dell’alleanza – spiega al Foglio – ma avendo una certa esperienza parlamentare, posso dire che l’ultimo anno di legislatura è sempre l’anno dal marasma, del nervosismo. E’ l’anno della resa dei conti e dei falli di reazione”. Sicché Rotondi, nei panni di premier, andrebbe al voto. “Subito”. Chiediamo: per scongiurare una lenta agonia? “Per tagliare un anno avvelenato non nell’interesse del centrodestra ma del paese. Ecco, io mi occuperei, anche di corsa, di una nuova legge elettorale in accordo con le opposizioni, cedendo sui punti negoziabili. Dopodiché andrei incontro a quella che è persino prassi costituzionale. Voglio dire: il voto anticipato, nella storia repubblicana, è avvenuto anche quando la legislatura aveva due anni di vita”. Anticipare il voto favorirebbe Meloni? “Non per forza. A giugno, se si replica l’esito del referendum, magari vince Schlein. Essenziale, però, è che il paese non viva una lunga campagna elettorale. Piuttosto una serena stagione di decisioni importanti per il sistema”. Tornando all’affanno di giornata, lei non crede che il caso Piantedosi infici l’esecutivo. Perché? “Perché si tratta di rapporti personali e semmai di un boomerang per la sinistra. D’altra parte, il caso non è rilevante politicamente salvo che per l’opposizione. Per la sinistra che si manifesta bigotta e trasgressiva a seconda del pubblico che ha davanti. E dell’occasione che le si presenta”. Doppia morale, dice? Poliamore e baciapile? “Davanti ai cardinali la sinistra mostra intransigenza. Al Pride racconta la sua trasgressione”.
Lei dice “Al voto, al voto”. Ma con tante ferite – non ultimo il referendum – come potete vincere? “Vede, io ho scelto, nel 2022, di non avere un rapporto col centrodestra ma solo con Fratelli d’Italia. L’ho fatto perché in Meloni ho visto la scommessa della terza repubblica. E cioè la possibilità di garantire stabilità dopo la Dc e dopo Berlusconi, il cui partito non c’entra nulla col fondatore. A questo punto, penso che al centrodestra serva una rivoluzione culturale. Giorgia, che si aggancia alla destra storica, deve riaccendere la passione intorno al popolarismo”. Giorgia post missina o post democristiana? “Non è un governo avaro verso la Dc, questo. E’ un esecutivo che, con Lollobrigida, ha onorato Marcora a sessant’anni dal suo governo, e che ha lanciato il Piano Mattei. E’ da lì che bisogna ripartire. Dall’immaginario, e non dalle liste della spesa”. Ma è un’Italia che esiste ancora, questa? “Altroché. Molti giovani, quasi tutti, non sono ideologici ma inconsapevoli democristiani”. E di Giuseppe Conte cosa pensa? Anche lui è un inconsapevole democristiano? “Io ho molta stima di Conte”. E’ vero che Meloni vede in lui il suo naturale avversario? “Penso che anche Giorgia lo stimi molto”. Quindi? “Quindi credo che Meloni-Conte sarebbe una bella sfida. Appassionante e non scontata”.