Capocciate per la legge elettorale. L’insistenza di Meloni per cambiarla senza accordi è un metodo sbagliato

I precedenti sono chiari: chi cambia la legge elettorale nell'ultimo anno di legislatura perde. E la riforma proposta, secondo gli osservatori, avvantaggerebbe più Schlein che la premier. Senza intesa con l'opposizione, meglio rinunciare

31 MAR 26
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La segretaria PD Elly Schlein (sullo schermo Giorgia Meloni) ospite di Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta, Rai Uno (foto Mauro Scrobogna /LaPresse)

La decisione con cui Giorgia Meloni insiste per il cambiamento della legge elettorale appare incomprensibile. I precedenti mostrano come in quasi tutte le occasioni i governi che hanno cambiato legge elettorale nell’ultimo anno della legislatura hanno pagato con la sconfitta alle urne. Naturalmente non si sa se avrebbero perso anche con la legge precedente, ma è ragionevole pensare che la decisione di cambiare le regole abbia agevolato l’opposizione a denunciare la scelta come un atto di prepotenza istituzionale. Nel merito, per la verità, secondo la maggior parte degli osservatori, la legge proposta, una specie di estensione a livello nazionale de meccanismo che si usa nella maggior parte delle regioni, favorirebbe più Elly Schlein che l’attuale presidente del Consiglio. L’argomento addotto da Meloni è che serve un meccanismo che all’indomani del voto renda pressoché automatica l’indicazione del nuovo capo dell’esecutivo e della maggioranza che sosterrà il suo governo. Se è questa l’intenzione, dovrebbe essere essenziale che la nuova legge venga concordata con l’attuale opposizione, chiamata a condividere la responsabilità di una scelta che, per altro, probabilmente lava avvantaggia. Voler cambiare le regole di voto con una decisione autonoma della maggioranza sarebbe un errore grave, un atto autolesionista ed è strano che Meloni non se ne renda conto. Più in generale sarebbe il caso che, anche ammaestrati dall’esito del referendum, ci si rendesse conto che sbloccare un sistema istituzionale paralizzato e paralizzante è interesse di tutti e che quindi le soluzioni devono essere costruite attraverso un confronto, una trattativa e un’ampia intesa. Se questo manca, se le questioni istituzionali diventano argomenti di contesa e si crea una situazione in cui il conservatorismo prevalente nell’elettorato finirà per far fallire ogni tentativo unilaterale. Le forze di governo dovrebbero fare il possibile per realizzare un’intesa con la parte prevalente delle opposizioni, altrimenti è decisamente meglio rinunciare.