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L'ingiustificata euforia del centrosinistra dopo le regionali
Le elezioni in Campania, Puglia e Veneto non cambiano gli equilibri: confermato lo status quo, con un centrosinistra più coeso ma senza leadership, una Lega divisa tra modelli opposti e nessuna spinta capace di incrinare davvero il governo

Foto Ansa
Il dato politico delle regionali è più sobrio di quanto dica l’euforia del centrosinistra. Il 4-2 del 2022 sembrava un segnale, il 3-3 di oggi è un pareggio che fotografa lo status quo: le otto regioni vinte nel 2021 restano tali, senza spostamenti significativi. Il centrosinistra non conquista nuovi elettori, non si allarga, ma almeno oggi è una coalizione vera e può competere. L’algebra c’è, la leadership ancora no. La Lega modello Vannacci-Salvini arretra, quella modello Zaia cresce e supera anche Fratelli d’Italia. Il M5s non va bene, ma Conte porta comunque a casa più di quanto sembri. Per la terza volta – dopo Europee e Jobs Act – la spallata al governo non arriva. E la famosa spinta che in teoria dovrebbe premiare chi sta all’opposizione, al momento, non si vede.
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Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter.
E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.




