Alfieri guarda i risultati combinati di
Azione e dei Riformisti e Civici in Abruzzo e non li vede così malvagi.
“Bisogna ora riconoscersi tutti reciprocamente, mettendo da parte le cose che dividono, pur non nascondendosele, e cercando punti di sintesi eventuale”. Vallo a dire a Conte, finora alleato numero uno, ma anche al centro riottoso del centrosinistra, e anche un po’ al Pd medesimo. Fatto sta che il voto ha reso evidente uno spazio moderato che, dice Alfieri, “ora va interpretato. Al Nord, in particolare, ma non solo, il ceto medio post-ideologico non va trascurato. Dobbiamo parlarci, con quell’elettorato moderato, e non rinunciarci.
Non si può ragionare per esclusioni, se si vuole intercettare quello spazio elettorale, e si deve essere recettivi attorno alle richieste che da lì provengono: rassicurazione su temi cruciali, capacità concreta di agire e decidere su dossier importanti”. Alle Europee però ognuno giocherà per sé, complice il sistema proporzionale. “Dobbiamo lavorare parallelamente su due fronti”, dice Alfieri, “perché da un lato, sì, c’è la campagna elettorale per le Europee, in cui i singoli partiti si sfideranno, dall’altro però c’è il percorso lungo e complicato di cui parlavo, in cui bisogna trovare e difendere ragioni comuni. Detto questo, dal voto amministrativo arriva un segnale chiaro:
il Pd non è autosufficiente, ma senza Pd non si va da nessuna parte; è importante che questo ruolo di baricentro, questa sorta di funzione-guida, venga riconosciuto. Ed è importante che i problemi non vengano nascosti sotto al tappeto, ma anche che si impedisca lo scatenarsi di veti reciproci, se vogliamo essere credibili sui temi, al di là della formula, per dimostrarci davvero alternativi al centrodestra di Giorgia Meloni”.