Foto di Roberto Monaldo, via LaPresse 

Valzer di partito

La danza immobile di Schlein, Nardella e Bonaccini: nel Pd ci sono i nomi, ma non il confronto

Antonia Ferri

Il presidente dell'Emilia-Romagna, la sua ex vice, il sindaco di Firenze parlano di strade da perseguire per i dem, svelano manifesti programmatici, organizzano eventi nazionali, ma alla domanda secca: "Ti candidi?" eludono la risposta. Così la strada verso il congresso resta senza discussione  

De Benedetti ha detto che il Pd è un corpo morto. Andrea Orlando, oggi sul Domani, lo ha ribadito, aggiungendo la preoccupazione del dirigente: "Il problema del partito in questo momento non è la differenza delle idee, ma il silenzio delle idee". E su Elly Schlein aggrotta la fronte: non perché la ex vicepresidente dell'Emilia-Romagna non faccia parte dei dem, bensì perché quest'apertura verso il fuori "non sta producendo una discussione". E così, nell'incertezza, si muovono i candidati alla segreteria del Pd, almeno quelli sotto i riflettori. Appaiono come su un palco sotto un occhio di bue: in scena, ma statici. Perché loro esistono, ma il confronto latita. Eccoli quindi Stefano Bonaccini e Dario Nardella che ragionano sul futuro del Pd e sui suoi veleni attuali, ma che, puntualmente, alla domanda: "Ti candiderai?" tirano indietro la mano. L'ha fatto Bonaccini alla domanda del direttore del Foglio, Claudio Cerasa. L'ha fatto Nardella, sbandierando inziative nazionali, come IdeaPd (che il 27 febbraio porterà in piazza a Roma il dibattito per "una nuova comunità democratica"), senza però sciogliere alcuna riserva sulla propria candidatura.  

 

E anche Schlein, che oggi su Repubblica si è mossa declamando il suo manifesto politico, alla fatidica domanda ha risposto così: "I grandi cambiamenti non si muovono sulle spalle di traiettorie individuali ma di mobilitazioni collettive". Chi aspetta Elly Schlein? Nel suo programma, ma anche in quello del sindaco di Firenze e nelle parole di Orlando, tutto converge su tre concetti: "La sinistra non è riuscita ad anticipare le grandi trasformazioni che stanno spaventando le società. L’aumento delle diseguaglianze, gli effetti sul lavoro delle innovazioni tecnologiche, l’emergenza climatica che mette a rischio il pianeta", dice nell'intervista. E così ecologismo e socialismo sono le parole d'ordine dell'ala più radicale del Partito democratico. Quella di Orlando, ma anche quella di Provenzano, che ieri ha detto al Foglio di essere pronto, pronto ad andare al congresso, a non diluirlo. 

 

Come Orlando - che chiosa: "Oggi la questione è salvare il Pd", ancor prima di formare un partito di governo -, anche Dario Nardella si muove sulla stessa linea d'onda e sulla corsa frettolosa verso le primarie ha dichiarato sul Domani che "bisogna chiarirsi": "Se dire 'facciamo presto' sancisce la nostra strutturale incapacità di fare un vero processo costituente, allora sì, facciamo anche prestissimo. Ma eleggeremo l'ennesimo segretario a cui dare una delega in bianco per guidare un partito che rimane lo stesso di sempre". In questo quindi l'area riformista di Nardella sembra convergere con quella più a sinistra. Eppure neanche il sindaco toscano si sbottona, né sulla sua candidatura né su un possibile ticket con Elly Schlein. Anche perché, dice: "La stimo come stimo Stefano Bonaccini". 

 

I tre candidati restano quindi fermi sul posto, in attesa del 19 febbraio - la data più accreditata per le primarie - e senza procedere. Si citano, si richiamano, sembra ovvio che siano in corsa, ma nulla è annunciato e quindi nulla esiste. Solo quegli "altri", i primi a essersi esposti - da Matteo Ricci a Paola De Micheli, ex ministra dei Trasporti - stanno già facendo campagna ed esplorano da capo a coda la penisola in un tour che appare distantissimo dal Nazareno, intrappolato nel non detto.

Di più su questi argomenti: