(LaPresse)

al meeting di rimini

Giorgetti: "Non sarò più ministro". FdI vuole che resti

Carmelo Caruso

Calenda lo corteggia, Gelmini lo chiama. Ma il ministro dello Sviluppo economico non molla Salvini. E dice cose più intelligenti del suo capo 

Rimini. Le possibilità sono due: o Giancarlo Giorgetti è il più formidabile sopravvalutato d’Italia o è davvero, come ha confidato un funzionario di stato, “la seconda mente più raffinata d’Italia”. La prima sarebbe quella del premier uscente. Siamo da quattro giorni al Meeting di Rimini e solo due ospiti hanno rifiutato il punto stampa. Il primo è stato Draghi, il secondo Giorgetti. Sapete a quale evento ha partecipato? Il titolo è “Le chiavi della ripresa”, dove sta entrando e dicendo, alla sua maniera, camminando, “ma non ve lo hanno detto che non sarò più ministro?”. Sapete dove è candidato? A Sondrio, in Valtellina, come il Čechov dello scrittore Aldo Buzzi che ripeteva: “Sopporta, cosacco, e diventerai ataman”. In Russia era il grado militare del capo.

 

Siete di fronte a un paradosso della comunicazione. E’ il paradosso Giorgetti: non è più lui che ha bisogno dei giornali, ma sono i giornali che hanno bisogno di lui. Il titolo azionario “Giorgetti” viene quotato sulle borse dei quotidiani “non meno di 120 righe”, ma quando è in movimento, in visita, il titolo oscilla e l’indice sale: “135 righe con rilancio sul sito e sulla carta foto scontornata”. E’ rustico come Umberto Bossi, ma, per fortuna porta le calze. Giorgetti soffre di mal di schiena che è un grande e doloroso alibi: “Sai, ho un mal di schiena”. Non finge, però, il mal di schiena nel suo caso è vero. Questa estate anziché cambiare partito ha cambiato auto. Essendo ministro gli hanno assegnato un veicolo compatto. Mercoledì, Carlo Calenda, ultimo grande ospite del Meeting (la battuta che circola: “Con Calenda non abbiamo il problema dei posti a sedere. Il suo ego riempie la sala”) glielo ha proposto di nuovo: “Lascia Salvini”. Calenda è arrivato a Rimini quando Giorgetti partiva. Non si sono incrociati e purtroppo Giorgetti non ha un profilo social altrimenti lo avrebbe “taggato” dalla mattina alla sera.

 

Non essendo riuscito a molestarlo, il leader di Azione ha chiesto a Maria Stella Gelmini di intervenire: “Provaci tu, con Giancarlo”. E infatti, mentre vi mandiamo queste malconce righe, la ministra (che una tenera fotografa riconosce “non si meritava tutti i miei insulti da studentessa”) alla domanda del Foglio (“Ma lo ha convinto Giorgetti?”) Gelmini risponde: “La porta è sempre aperta per Giancarlo. Sempre”. Smack. Segue altra replica di Giorgetti al Foglio: “Ma lo sanno tutti che la Gelmini è innamorata di me”. Sono affettuosità, non pensate male, tra divini lombardi. Giorgetti è desiderato anche a sinistra. Stefano Bonaccini, atteso per un panel sui motori, entra nel ristorante riservato (benedetti ciellini che non rispettano il segreto confessionale) dove lo incontra e gli dice: “Giancarlo, quando cambi partito?”.

 

Giorgetti ha pensieri che se detti da Salvini sarebbero “minacce”. Una signora risolve l’enigma: “Giorgetti riesce a esprimere gli stessi pensieri di Salvini. Uno passa per tonto l’altro per genio. E certo, Salvini andava a Mosca, Giorgetti, lo hai mai visto a Mosca?”. Si prenda questa. Quando Giorgetti è arrivato al Meeting, e si è seduto con il suo “amico” Giorgio Vittadini, ecco cosa ha detto: “Noi siamo entrati in una guerra economica contro la Russia”. Applausi. Quando lo ha esplicitato Salvini, sempre al Meeting, il Pd voleva spedire l’esercito. “Fermatelo”. Giorgetti: “Io dico, cara vecchia Europa, bisogna valutare le conseguenze che portano le sanzioni”. Quarta fila: “E diamine, ha ragione. Giusto”. Continuiamo: “…se sul Price cap, l’Europa non capisce che deve cambiare le regole, fa il gioco della Russia”.

 

Pierluigi Casson da Chioggia dice alla moglie: “E non porta neppure il Tao che si mette Salvini. Così si fa”. Giorgetti, nuovamente: “… E se l’Europa ci dice che non si possono cambiare le regole, non possiamo evitare di parlare di scostamento di bilancio”. Ogni qual volta lo ripete Salvini, un banchiere smette di respirare. Un altro passo indietro. Prima di sedersi, alla Sala Neri, insieme a Bernardo Mattarella, ad di Invitalia, Giorgetti ha chiesto allo staff: “Posso fare un giro?”. Lo hanno accompagnato a vedere la reliquia del giudice Rosario Livatino. Giorgetti è cosi cattolico che si reca periodicamente al Santuario del Sacro Monte di Varese. Prega anche per Salvini.

 

Giovanni, 16 anni, che non lo conosce, chiede ai giornalisti: “Ma quello chi è?”. Risposta: “E’ uno importante”. Giorgetti che è attratto dai misteri (“Lo sviluppo economico non dipende dal ministero, ma è un mistero”; dice che ci vuole fare un libro con questo titolo: “Il mistero economico”) è ormai uno di cui si dice “è importante”. E’ così “importante” che suggerisce al “prossimo ministro dello Sviluppo economico di essere più bravo di me”. Ma lo sanno tutti cosa dice di lui FdI: “Giancarlo è così bravo che può fare (quasi) tutto”. E’ probabile che resti al suo posto ma vuole che gli venga detto: “Giancarlo, ma scherziamo …”. Salvini avrebbe escluso i “giorgettiani” che per inciso sono ormai una categoria, una patente di intelligenza: “Sono scomodo, io sono giorgettiano!”. Giorgetti saluta con “ciao”. A un prete che voleva la foto ha detto: “Siamo entrambi ministri, tu della Chiesa e io della repubblica, ci comprendiamo”. Ma non aveva annunciato che non lo faceva più? E infatti ecco qual è la verità su Giorgetti pronunciata da Giorgetti: “Padre, sono un peccatore. Mi assolvi?”. 

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.