Il racconto

Draghi e il Quirinale avvisano Conte e Salvini: "Niente scherzi o salta il governo"

Simone Canettieri

Il premier frena le pulsioni gialloverdi: "Non sarò presidente del Consiglio di un'altra maggioranza".  E sfida il leader M5s: "Tiri fuori i messaggi con Grillo, io non ce l'ho"

 Avviso ai naviganti, e in particolare a Giuseppe Conte e a Matteo Salvini: “Non sono disponibile a un governo con un’altra maggioranza”. Traduzione: l’appoggio esterno paventato e poi smentito, cullato e ricacciato dal M5s produrrebbe la fine della giostra. E dunque le elezioni. Stesso discorso per il nervosismo leghista su ius scholae e cannabis:  un altro Papeete farebbe saltare il banco. Il premier Mario Draghi minimizza il suo ritorno anticipato dal vertice Nato a Madrid, parla dei provvedimenti contro il caro bollette e si dice “soddisfatto” per aver centrato i 45 obiettivi imposti dal Pnrr per questo semestre. Ma è su Grillo che sembra divertirsi.  


Come rivelato dal Foglio lo staff di Conte dice di possedere i messaggi fra il premier e il garante del M5s. Chat in cui Draghi esorterebbe il vecchio capo pentastellato a mollare Conte, a sostituirlo. Un caso politico nato dalle dichiarazioni di Domenico De Masi, sociologo d’area. Ecco su questo punto l’ex banchiere sembra dire all’Avvocato del popolo: non è vero, caccia gli screenshot! Ovviamente la formula usata è molto più pulita: “So che dicono che ci sarebbero dei riscontri oggettivi: bene, ma non li trovo, ho chiesto di vederli. Li aspetto...”.

Usciranno fuori queste conversazioni o alla fine, scoperto il bluff, il capo del M5s se ne uscirà alla Pasolini (“io so, ma non ho le prove”)?  Il caso appassiona gli addetti ai lavori, il premier, in versione arcitaliano, fa capire che invece il paese pensa ad altro. E però questa vicenda è la spia di un problema politico. Che adesso attraversa il M5s ma che alla fine trova sponde anche nella Lega di Matteo Salvini: ce ne andiamo, o no? Ricostruendo la giornata di Draghi, che nella mattina prima del Consiglio dei ministri, fa visita al presidente della Repubblica si capisce come alla fine sia in corso un asse Chigi-Colle per spiegare che non si gioca con il fuoco. Il leader del Carroccio è in difficoltà, esterna con i sondaggi e forse interna con i soliti governatori borbottoni quasi cospiratori. Per questo lunedì ha convocato in Via Bellerio una riunione allargata a Fontana-Zaia-Fedriga con ovviamente Giancarlo Giorgetti per sondare gli umori e capire se davvero alla fine i soliti sospetti hanno la forza di prendere il  coraggio a quattro mani per dirgli “caro Matteo fatti da parte”.

Di sicuro, radio-Parlamento racconta di pattuglie parlamentari capitate da Riccardo Molinari ed Edoardo Rixi inclini a voler staccare la spina. Per non parlare del M5s: in Senato il 90 per cento vuole uscire dal governo. Draghi davanti a questo scenario minimizza alla sua maniera: “Non mi risulta”. Ripetendo che dietro a questa mossa gialloverde ci sarebbe la voglia di rigenerarsi dal punto di vista elettorale. E si ritorna alle pulsioni populiste, pronte  a fare capolino adesso con la crisi energetico, come ammesso proprio dal presidente del Consiglio pochi giorni fa. Sarà lui dunque l’argine?

“Io argine al populismo. Beh, è un obiettivo molto ambizioso. Uno non pensa al populismo come a qualcosa da ostacolare, ma ad una azione di governo che renda il populismo non necessario. Il populismo spesso è insoddisfazione, alienazione. E a questo si risponde facendo cose che interessano i cittadini”. Però insomma c’è sempre la questione della stabilità di governo. Chi si è spinto più in là con le parole è il M5s di Conte.  Appoggio esterno oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente. Su questa ipotesi non c’è solo il muro di Palazzo Chigi – e l’avviso del Quirinale – ma anche l’avvertimento del Pd di Enrico Letta. Il segretario dem dice a Conte che è uno scenario da non prendere in considerazione perché segnerebbe la fine del governo e magari anche quello dell’alleanza elettorale. Draghi fa sentire importanti i grillini, nel giorno in cui anche l’ultimo pezzo di contismo, Domenico Arcuri, salta anche dalla guida di Invitalia, sostituito da Bernardo Mattarella. E allo stesso tempo ribadisce il rapporto con Beppe Grillo, l’origine di questo esecutivo, ma anche di quest’ultima bufera di carta. Oggi però dovrebbe vedere – o sentire – di nuovo Conte. Per evitare qualsiasi strappo o tensione. Magari gli ribadirà che è pronto a inviare nuove armi all’Ucraina. (“Se non si difende c’è sottomissione, non la pace”). E alla fine gli chiederà: insomma questi screenshot delle mie chat con Grillo me li fai vedere?
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.