“Non possiamo che tifare per Macron”, ci dice il grillino Battelli

Il presidente della commissione Affari europei alla Camera: “Da un lato c’è chi crede nell’integrazione europea, dall’altro chi ne auspica la dissoluzione. Credo che tutto il M5s non possa che auspicarsi un successo del presidente uscente”
22 APR 22
Ultimo aggiornamento: 18:13
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L’ambiguità non è ammissibile, dice, “perché il discrimine è chiaro”. Sergio Battelli non ha dubbi: “Da un lato c’è chi crede nell’integrazione europea, dall’altro chi ne auspica la dissoluzione. È per questo che io non potrei che votare per Emmanuel Macron, al ballottaggio. E credo che tutto il M5s non possa che auspicarsi un successo del presidente uscente”.
Sarà insomma per il suo ruolo istituzionale, lui che è presidente della commissione Affari europei alla Camera, o magari per la sua vicinanza a Luigi Di Maio. Sta di fatto che Battelli è categorico: “Qui si tratta di un ballottaggio: la scelta è semplice. Questo è il momento dello European dream, e la vittoria di Le Pen sarebbe un incubo”.
Semplice, certo. Eppure Giuseppe Conte tanta certezza non l’ha dimostrata, nel suo non scegliere tra i due candidati all’Eliseo. “Non mi metterei a commentare la singola dichiarazione, poi chiarita. Dico però che una eventuale equidistanza tra Macron e Le Pen sarebbe in totale contraddizione con quel percorso che il M5s sta facendo da anni, ormai, nel solco di una piattaforma progressista ed europeista. E d’altronde, Conte è stato il premier che proprio insieme a Macron ha innescato la scintilla del Recovery plan, è stato un protagonista di questa stagione di rinnovato impulso dell’Ue: il Next generation, il Sure, lo sforzo congiunto per il contrasto al Covid. Come si potrebbe tentennare, ora?”.
C’è tentazione, magari, di tornare a guardare a un elettorato anti-establishment, anche un po’ sovranista. “Ma quella fase, peraltro non felicissima, il M5s l’ha superata. La nostra prospettiva ora è quella di un’integrazione maggiore, che coinvolga anche difesa ed energia comune e che punti agli Stati uniti d’Europa. Vogliamo parlare alle nuove generazioni, come M5s? E allora non credo che a giovani cosmopoliti, che vivono nella dimensione senza confini del web e dei social, che viaggiano e parlano due o tre lingue, possiamo dire di apprezzare, anche solo lontanamente, una leader che invoca il ritorno alle dogane, alle frontiere, al mito dello stato nazionale”.