Lorenzo Fontana (Ansa)

L'intervista

"La Lega è atlantista. Anche sulle sanzioni alla Russia". Parla Fontana, il vice di Salvini

Claudio Cerasa

“Negoziati con Putin fino alla fine, ma siamo a favore dell'alleanza atlantica e le decisioni del Patto saranno rispettate. Sì, serve un’Europa più forte. Il Ppe? Seguiamo il modello Cdu-Csu”, dice il numero due del Carroccio

Lorenzo Fontana è il vicesegretario della Lega, è il responsabile della politica estera del partito di Matteo Salvini e sulla collocazione europea del suo partito, rispetto alla possibilità che l’Unione europea e gli Stati Uniti promuovano sanzioni contro la Russia in caso di aggressione militare all’Ucraina, non ha molti dubbi e in una conversazione con il Foglio spiega qual è la posizione ufficiale e per certi versi sorprendente della Lega. Fontana dice che la Lega è “senza alcuna possibilità di fraintendimento a favore dell’Alleanza atlantica e che qualsiasi decisione verrà presa dall’Alleanza atlantica su questo fronte sarà inevitabilmente anche la decisione che prenderà la Lega”.

Anche sulle sanzioni? “Anche sulle sanzioni”, specifica Fontana. “Noi pensiamo, e la pensiamo su questo punto esattamente come la Francia di Emmanuel Macron e la Germania di Olaf Scholz (che ieri ha detto che “una risposta alla Russia da parte di Usa, Ue e Nato sarà “unita e risoluta” se invaderà l’Ucraina, ndr), che una guerra dal punto di vista economico sarebbe una catastrofe una escalation e che fino all’ultimo istante sia necessario investire in un negoziato vero, come mi pare stia provando a fare il presidente francese. Il mio punto di vista, che è un punto di vista atlantista ed europeista, è che se la Russia avesse voluto invadere l’Ucraina, cosa che mi auguro non accada mai, lo avrebbe già fatto e che quella della Russia sia la posizione di chi cerca di avere un punto di forza all’interno di un negoziato”.

 

Fontana ricorda che nell’ultimo anno, sui temi russi, la Lega in Europa sembra vivere, su questo terreno, un’identità diversa dal passato. E basta riavvolgere il nastro al 21 gennaio del 2021, quando la Lega quattro mesi dopo aver votato contro la condanna dell’avvelenamento di Navalny insieme a tutto il gruppo Id ha scelto di votare a favore di una risoluzione per condannare la detenzione dell’oppositore russo, Alexei Navalny, per rendersi conto che il partito di Salvini, come ha ricostruito la scorsa settimana David Carretta sul Foglio, non è più quello che proponeva risoluzioni per chiedere al Consiglio europeo di “decretare la fine delle sanzioni”.

“Bisogna però stare attenti alle parole. Provare a dialogare con la Russia non è un atteggiamento arrendevole, da filorussi, ma è un atteggiamento necessario, pragmatico, per evitare di compiere lo stesso errore che penso vogliano evitare gli Stati Uniti: creare una saldatura tra gli interessi della Cina e quelli della Russia”. In questa logica, continua il vice di Salvini, “di fronte ad alcune grandi sfide epocali credo sia opportuno lavorare per avere un’Europa più forte, capace cioè di trasformare l’alleanza tra paesi in un’arma in più per difendere l’interesse nazionale”. Fontana parla ovviamente delle sfide con la Cina, oltre che quelle che riguardano la Russia, ma parla anche di un altro scacchiere cruciale, che è quello del Mediterraneo. “L’Italia deve stare attenta a non essere considerata da altri paesi come un paese satellite ma tutto quello che porta l’Unione europea ad avere un peso nella geopolitica mondiale, e il discorso vale ovviamente anche per i trattati di cooperazione rafforzata con altri stati dell’Unione europea, è un qualcosa che di riflesso conviene anche all’Italia. Pensate alla minaccia che per i nostri interessi nazionali rappresenta la Turchia, nel Mediterraneo. Su questo non ho dubbi. Di fronte a temi così grandi meglio avere un’Europa più forte, e con maggiore potere contrattuale, che un’Europa più debole e più divisa”.

 

Facciamo notare che su questo fronte la posizione della Lega non sembra essere così distante rispetto a quella del Ppe, ma Fontana capisce dove vogliamo andare a parare (ehi, ma la Lega e il Ppe?) e ci anticipa nel ragionamento. “Il tema delle sanzioni e del rapporto con la Russia è divisivo non solo nel gruppo in cui si trova la Lega. Ma sul tema del Ppe non mi sottraggo alla domanda. Il Ppe ha molti problemi, non mi sembra in questo momento la casa migliore in cui trovarsi per poter pensare di vincere le elezioni, ma qualora il Ppe dovesse capire che ha necessità di rifondarsi, se dovesse diventare cioè un partito con valori alternativi a quelli che ha la sinistra, il dialogo anche qui potrebbe diventare più forte rispetto a quello che c’è oggi”. È immaginabile una Lega che con il Ppe costruisce un rapporto simile a quello che hanno in Germania la Cdu e la Csu? “Non mi pare impossibile. E credo che l’arrivo di Friedrich Merz alla guida della Cdu possa aiutarci a costruire un percorso che vada in quella direzione”.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.