Il partito del sacrificio

I cinquanta per Mattarella. Pronti a votarlo subito per formalizzare la sua candidatura

Sa che hanno intenzione di usare il suo nome e che lui lo riterrebbe uno sgarbo, un'azione fastidiosa

Carmelo Caruso

Esiste già un cartello di parlamentari (e non solo) che vuole il bis del presidente. Da Leu al Misto e il gruppo dei cattolici del Pd. Ma Mattarella si oppone perchè "è un modo per non inventarsi nulla di nuovo"

Deve saperlo anche se non gli farà piacere. Mentre lui prepara il discorso d’uscita, loro contano i voti in entrata. Non è più una chiacchiera. Adesso gira un numero. Si sta allestendo sottovoce un partito, che ovviamente si definisce il partito che ha a cuore l’Italia, e che è pronto a votare Sergio Mattarella alla prima votazione. Alcuni si stanno  dichiarando pubblicamente. Altri, i più colti, parlano dell’inevitabilità del sacrificio e si riparano dietro le opere di Sant’Ignazio.

Sono almeno 50 grandi elettori e con la loro scheda formalizzerebbero la candidatura. Prendiamone due. Hanno avuto il coraggio di dirlo: “Mattarella!”. Uno è il deputato del Misto, Antonio Tasso, e lo ha dichiarato a Radio Radicale. L’altro è Germano Pettarin di Coraggio Italia e ha usato queste parole “Mattarella, un esempio che farò mia guida”.

 

Chi non ha mai cambiato idea è Bruno Tabacci. E’ sempre stato un riferimento, una guida degli onorevoli senza casa. Da mesi ripete la necessità “di un appello di tutti i partiti per il bis di Mattarella”. Ma si può continuare. Dalle parti di Leu si “chiede stabilità”. E si dimenticano i parlamentari cattolici che stanno dappertutto e che rispondono: “50? Ma siamo sicuramente di più e tutti pronti a votarlo!”. Se ne sono accorti in pochi, ma non erano proprio pochi. Si sono accorti che la Chiesa, attraverso piccole dichiarazioni, segnali, auspica il bis. Al solito, non si dice. Si dice così: “Serve uno come Mattarella”.

Il settimanale Famiglia Cristiana gli ha dedicato la sua ultima copertina perché è “l’uomo dell’anno” perché ha “ricucito l’Italia”. Il vicepresidente della Cei, Antonio Raspanti, in un’intervista all’Adnkronos ha tracciato l’identikit del suo successore. Anche lui: uno come Mattarella. Quando qualcuno chiede a questo “partito della stabilità” perché continua a insistere nonostante il “no” del presidente, riceve come risposta: “Non esiste l’istituto della rinuncia”.

Chi ne fa parte è convinto che servano appunto cinquanta elettori per fare scattare la candidatura e che poi seguirà il trascinamento. Tra le congetture pure questa: “Berlusconi di fronte a Mattarella si tirerebbe indietro”. E ora Mattarella. A chi gli vuole bene, a chi lo segue, è stato domandato: “Ma il presidente cosa ne pensa della frase ‘non esiste l’istituto della rinuncia’ ?”. Ecco la replica: “Esiste infatti l’istituto dell’indisponibilità”.

E’ chiaro, al contrario di come abbiamo iniziato, che Mattarella sa tutto. Sa che ci proveranno. Sa che hanno intenzione di usare il suo nome e che lui lo riterrebbe uno sgarbo, un’azione fastidiosa. C’è di più. Chi lo vuole proteggere smonta questa sciocchezza del sacrificio: “Il sacrificio lo sceglie chi vuole sacrificarsi”. Chi lo vuole tutelare ma senza invocare i vangeli, la croce, suggerisce: “Anche Draghi è di cultura cattolica…”.

  

Nel suo discorso di fine anno Mattarella ribadirà, ancora, che il suo mandato si esaurisce. E se non dovesse bastare? Dicono che se dovesse accadere quello di cui si sta scrivendo “il presidente sarebbe costretto a rilasciare una ulteriore dichiarazione. Non sarebbe una cosa bella”. Tutto quello che si può fare è provare a spiegare perché Mattarella si oppone e sempre aiutati: “Perché il sistema politico è in difficoltà ma non vuole fare i conti. Vuole rimandare. Perché sta mostrando incapacità a inventarsi qualcosa di nuovo. Perché la democrazia è cambiamento. Per tutte queste ragioni è no”.

La maestosità della sua presidenza è tutta concentrata in questa ostinazione. Pensate. Nessuno riesce a immaginarsi il mondo dopo di lui eccetto che lui.

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.