Il retroscena

Mattarella bis, lo schema: "In caso di crisi e boom dei contagi non si sottrarrebbe"

Per il Quirinale i partiti continuano a sbarrare la strada a Draghi: "Rimanga fino al 2023". Solo Giorgetti torna a rilanciare l'ipotesi dell'ex banchiere sul Colle

Simone Canettieri

Gli amici del capo dello stato al Foglio: "È un'eventualità non cercata e per realizzarla servirebbe il parere unanime di Lega e Fratelli d'Italia, ora contrari"

Chi lo conosce bene confessa: “Se la casa dovesse bruciare, come farebbe il presidente Mattarella a sottrarsi alla richiesta di rimanere al Quirinale? E dunque a non adempiere ai suoi massimi doveri costituzionali?”. Ma sempre chi ha una robusta e antica consuetudine con il capo dello Stato chiude il suo ragionamento con il Foglio così: “Lo scenario non ricercato di una rielezione dovrebbe passare anche da un presupposto generale che al momento, però, vede Fratelli d’Italia e Lega contrari”. Attenzione: sono due frasi non banali e soprattutto inedite. Vanno circostanziate, certo, ma captano l’eco di un ronzio concreto. E nuovo. 

 

A circa  un mese e mezzo dal fischio d’inizio della Grande partita, dalle parti di Sergio Mattarella regna il “pudore”. E cioè la volontà di non interferire nel dibattito per il suo successore. Nulla è cambiato nei piani del Presidente, “siciliano duro” e custode della Carta: il 3 febbraio scadrà, senza repliche, il suo settennato.  E però dal silenzioso osservatorio del Colle non possono non notare che a oggi “i partiti navigano nel buio”. E’ una constatazione neutra, si affrettano a spiegare, senza subordinate né retropensieri. 


Per “casa in fiamme” gli amici di Mattarella si riferiscono a un’eventualità su cui nessuno vuole puntare. Ed è fatta di tre elementi concatenati fra loro: una crisi politica per l’elezione del presidente della Repubblica, le conseguenti reazioni violente dei mercati, il tutto in un contesto di contagi più allarmante dell’attuale. Questa sarebbe, per i frequentatori del palazzo che fu residenza dei Papi, “la casa in fiamme”. Ma anche un monito per i partiti “affinché non giochino col fuoco”. Sperando nel pompiere. Tuttavia bisogna ragionare sull’istantanea a disposizione in questo momento, al netto di presunte tattiche.


L’opzione dell’elezione di Mario Draghi, considerata quella più naturale, rimane al momento la più complicata. Tutti i partner della maggioranza continuano a ripetere che il premier deve rimanere a Palazzo Chigi fino al 2023.

Lo ribadisce l’attivissimo Matteo Renzi al lavoro, dicono in Senato, per Pier Ferdinando Casini. Lo ha spiegato Enrico Letta per il Pd. Lo ha ribadito Giuseppe Conte per il M5s. E c’è tornato sopra l’altro giorno, con la solita piroetta Matteo Salvini sulla scia delle speranze quirinalizie del Cav. e di Forza Italia (giusto ieri Luigi Di Maio ha detto che “non va sottovalutata la presa del Cav. sul Parlamento”).  L’unico che invece si ostina a immaginare con forza l’ex banchiere sul Colle è Giancarlo Giorgetti. Lo dice da sempre e ora usa una metafora per far intendere di non aver cambiato idea.  Ecco il ministro dello Sviluppo economico alla buvette. Salvini le ha dato retta e non è più andato al raduno dei sovranisti a Varsavia: contento? “Ma non lo so, ne sapete più di me. Matteo non è più andato a Varsavia? Già a Roma c'è brutto tempo, figuriamoci a Varsavia”. Scusi, ministro, ma non è che alla fine a forza di tirare Draghi di qua e di là si possa spezzare la corda? “No, dipende da come è fatta la corda”.  Traduzione: quella del premier è una corda composta da fibre pregiate, resistenti. Ma i desiderata di Giorgetti potrebbero non sposarsi con quelli del Parlamento più ingestibile della storia della Repubblica. Un passaggio che non sfugge nemmeno al Quirinale. Preoccupato per l’andamento del virus in Italia e in Europa. Un esempio: la visita del re Filippo del Belgio è stata ridotta a un giorno. Mattarella lo ha incontrato a pranzo e poi ha annullato la cena di gala e il concerto di Santa Cecilia di oggi. In questo mese il capo dello stato parlerà in tre occasioni: davanti alle alte cariche in Italia e all’estero e poi l’ultimo dell’anno. Il discorso più atteso non è stato ancora preso in considerazione dallo staff del presidente. La situazione è fluida. E tutto può cambiare o essere rinviato. Compreso il trasloco in un appartamento “già fermato” dalle parti dei Parioli.  

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.